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04:08 venerdì 7 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Garzantina d’Italiano

La Garzantina di Luca Serianni, ultimo baluardo di una conoscenza minima dell'italiano in tempi da web

20 Aprile 2012

I software di scrittura ci hanno fatto dimenticare l’italiano. La lettura dei blog a caccia di informazioni sulle serie tv, l’economia, i dischi, ci ha riempito la testa di termini inglesi (da “swap” fino a “droppare”, passando per “drama queen” e “moneyshot”). La possibilità di postare i nostri commenti sui social network e i nostri pezzi sui blog ha eliminato ogni distanza fra la nostra ignoranza e un nostro testo pubblicato.

Possiamo ancora salvare la lingua italiana dallo scempio che ne stiamo facendo? Forse è troppo tardi, forse la nostra lingua è obsoleta, throwback, vintage, e dobbiamo rinunciarvi. cmq (minuscolo, in tre lettere), se non vogliamo darci per vinti dobbiamo ricominciare dalle basi. Suggerisco di comprare in massa la Garzantina di Italiano del Professor Luca Serianni. Ricordo che prima della banda larga il modo migliore per risolvere un problema era comprare la Garzantina che si occupava della questione. Quella di Economia, quella di Storia, quella di Filosofia, quella di Letteratura. Era bello portarne una a casa, dava sicurezza.

Solo di recente, la questione odiosa dell’accento sulla “o” da mettere o meno sulla prima persona singolare dell’indicativo presente del verbo dare mi ha spinto a comprare l’opera di Serianni. Ho scoperto che l’accento sulla “o” in “te la dò” è superfluo. E io che pensavo fosse una cosa da raffinati, perché qualcuno mi aveva scritto “te la dò” con l’accento. Quel tipo di accento si chiama “grafico” perché non cambia il suono della parola ma aiuta a distinguerla da un’altra uguale ma di diverso significato. Un caso dove invece è obbligatorio l’accento grafico sembrerà ovvio ad alcuni e una rivelazione per altri: “la signorina la dà” si scrive con l’accento. Per distinguerlo dalla preposizione semplice “da”. Il motivo per cui l’accento non va sulla prima persona (“no te la do”) è che è improbabile che uno possa confondere “do” con la celebre nota musicale. Le note sembrano ininfluenti: anche la nota “la” non causa problemi, ma abbiamo “la” e “là” per distinguere l’articolo femminile dall’avverbio di luogo.

Usando parecchio whatsapp sull’iPhone mi trovo con alcuni amici a stabilire il tacito accordo per cui l’affermazione “sì” può scriversi senza accento. La cosa dipende dalla scomodità del clic lungo sulla “i” che permette la scelta degli accenti. Ma ho anche notato che alcuni amici nati nei tardi anni ottanta insistono a rispondere “si” anche quando scrivono su computer con tastiera italiana. Non va bene.

La Garzantina di italiano ci dà importanti conferme: “io” e “tu” è sempre soggetto, “me” e “te” è oggetto, ma in paragoni di uguaglianza come “fa’ come me” (notare l’apostrofo sbarazzino su “fa’”) si usa “me” anche se è chiaramente soggetto perché sta per “(tu) fa’ come (faccio io)”.

Altre piccolezze importanti nella comunicazione quotidiana: si scrive sia “beh” che “be’” (a quanto ne so io, nell’editoria viene preferito “be’”), ma si scrive solo “boh”, “eh”, “ehi”, “ehm”, “mah!”, “uhm”.

Se invece avete superato le secche della risposta monosillabica e volete riscoprire le possibilità della lingua, la Garzantina vi aiuta a non cadere nella tentazione di inventare il participio passato di verbi come: competere, concernere, dirimere, divergere, esimere, soccombere, splendere. (In questo momento ho in testa il rumore di un megatamponamento dei vari participi passati inesistenti, ma non li elencherò.)

Tip: se “arda” è un congiuntivo ambiguo perché può venire sia da “ardire” che da “ardere”, usa “osare” al posto di “ardire” e “bruciare” al posto di “ardere”.

Tip: “qual è”.

Della Garzantina di Italiano è quasi pronta una nuova edizione. In libreria è esaurita un po’ ovunque, ma sta per tornare e magari ci dirà se “fotine” sia o no il diminutivo di foto (plurale).

Concludo con una questione imbarazzante, di quelle che fanno abbassare la voce quando si parla, sperando che l’ultima vocale non si senta:

“Meno chiara è la distinzione semantica tra fine e fino (femminile singolare fina), e anche tra i grammatici (…) non vi è su questo punto accordo generale. Fino sembrerebbe riferirsi a tutto ciò che è ‘sottile’ e ‘minuto’: “seta fina”, “spago fino” (ma “oro fino” significa ‘oro puro’); in relazione a qualità morali o a facoltà sensoriali, fino significa ‘acuto, che è in grado di cogliere le sfumature più sottili’: “fiuto fino”, “un’intelligenza fina” (si ricorderà il proverbio: “contadino, scarpe grosse cervello fino”). Fine invece, oltre a condividere con fino il significato di ‘sottile’, vale anche ‘raffinato’ e, in relazione a qualità intellettuali, ‘ben educato, che ha un comportamento signorile’.

Preparatevi: la lingua italiana è il nuovo vinile, fra poco faremo tutti gli esperti di differenze tra “fino” e “fine”. LOL.

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