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Francesco Lettieri, LIBERATO e il video perfetto

È uscito il secondo video della più forte novità musicale del 2017: con il regista abbiamo parlato di Napoli, di estetica e di romanticismo.

Agli inizi di febbraio veniva pubblicato su Youtube un video intitolato “NOVE MAGGIO”. L’autore della canzone è un certo LIBERATO; nessuno lo hai mai sentito nominare. La canzone è cantata in napoletano. Si potrebbe definire una canzone d’amore (di tradimento), melodica, con basi cupe, elettroniche, dub, carica di effetti vocali. LIBERATO, si capirà poi, non intende svelare la sua identità. Ha un Tumblr, solo apparentemente amatoriale, ma che a uno sguardo più attento nell’alternanza Maradona, gif erotiche ed estetica hip hop, finisce per sembrare molto studiato. La canzone piace e gira molto. Anche per merito del video, che mostra una ragazzina vestita come una tipica ragazzina napoletana dei quartieri che balla e canta in playback il testo della canzone sullo sfondo di una città mezza deserta, in una serie di location sempre in bilico tra squallore e bellezza. L’effetto complessivo è una insolita forma di potenza romantica, lirica. Si inizia a parlare di LIBERATO e a chiedersi chi ci sia dietro (come da manuale del marketing delle identità artistiche segrete). Quello che si sa è che quel video lo ha girato Francesco Lettieri.

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Classe 1985, napoletano ma a Roma da anni, Lettieri è diventato in poco tempo il regista di videoclip più richiesto dall’indie italiano. Ha iniziato con quello che era all’epoca il suo coinquilino Giovanni Truppi, poi ha fatto i video di Calcutta, di Motta ed è quindi passato a cose più pop e al limite del mainstream, come i Thegiornalisti, Emis Killa, Davide Petrella. In quanto al 9 maggio, qualcuno si aspettava che proprio questo giorno succedesse qualcosa di nuovo e qualcosa è successo: un’altra canzone di LIBERATO e un altro video girato da Francesco Lettieri “TU T’E SCURDAT’ ‘E ME”, anche questo tutto in caps lock. Altra canzone di tradimento, effetti vocali, elettronica, andamento dub. Altro video girato a Napoli, ma questa volta più narrativo: è la storia di un ragazzo “del popolo” che si innamora della ragazzina borghese. Inizia in uno dei luoghi, per quanto storico, più strani e misconosciuti della città, piazza Mercato, rispetto al primo è molto più “panoramico”. Nella combinazione tra musica e video, si tratta di un’operazione raffinata, riuscitissima, seducente. Appena pubblicato il video, il mio amico e “corrispondente da Napoli” Fabrizio Spinelli mi ha scritto su Whatsapp: «È una cosa abbastanza non-napoletana. Un uso ultra cosciente dello stereotipo. Qualcosa di molto diverso dai video mortificanti di Casa Surace o Jackal (il massimo che sembra in grado di concepire la classe borghese medio-colta napoletana), in cui l’ironia è triviale e fa solo finta di allontanarsi dallo stereotipo per riaffermarlo, ed è ottusa, antimoderna, facendo leva su delle antitesi che non esistono più nella realtà. Qui mi sembra che siamo di fronte a un prodotto molto più complesso, che strizza l’occhio a molte più cose. Non è la solita parodia del neomelodico, ma un uber-melodico, trasversale, globale». Cito il messaggio per dire che LIBERATO e i video di Lettieri non sono soltanto cose belle o che restano in testa, ma si prestano a essere interpretate.

«Avevo qualche dubbio», mi ha detto Francesco Lettieri con cui parlo al telefono due giorni dopo la pubblicazione del video, «la prima preoccupazione come regista di videoclip è fare qualcosa che possa essere condiviso, dobbiamo fare visualizzazioni e ho imparato per esperienza che i video narrativi hanno maggiori difficoltà, i video che funzionano hanno una sola idea, ma volevo anche dimostrare di essere capace di raccontare una storia con degli attori perché la cosa che mi piace fare di più resta il cinema». Una storia con degli attori in cui però sono fortissime le radiazioni emanate dai luoghi in cui questa storia è ambienta. Da napoletano finisco ogni volta per chiedermi quale sia l’origine di questo “mistero napoletano”, questa capacità della città di sedurre cinematograficamente non solo con la sua bellezza, ma anche con la sua bruttezza. «Innanzitutto è un luogo dove è ancora possibile ambientare storie classiche, shakespeariane, ci sono ancora i cattivi, c’è ancora il covo dei pirati ed è una città dove puoi ancora trovare il romantico», dice Lettieri.

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A proposito di romantico, il mio collega milanesissimo Davide Coppo subito dopo aver visto il video mi ha fatto notare, entusiasta, come Lettieri sia riuscito a rendere in video «una sorta di moodboard Tumblr che rappresenta una descrizione per immagini del romanticismo degli anni Dieci: dagli occhi tristi del ragazzino con la faccia efebica, al motorino in due, ai colori un po’ vintage delle scene a Trentaremi». Ho girato l’osservazione al regista che l’ha trovata pertinente: «Il nostro moodboard, mio, del direttore della fotografia Gianluca Palma e della costumista Antonella Mignogna è un misto di reference fotografiche alte (per il video di LIBERATO: Parr, Scianna, Robbie Ryan) e di ricerche fatte sui profili Facebook e Instagram di ragazzi di quell’età… poi c’è anche una ricerca su un certo modo di rappresentare Napoli legato agli anni Settanta e Ottanta, l’epoca dell’ultima immagine positiva della città, quando il camorrista era ancora un bravo ragazzo, quella dei film di Nino D’Angelo che si innamorava delle ragazze per bene». L’altra cosa che Francesco cita è “Fotomodelle un po’ povere“, canzone di Gigi D’Alessio.

«La cosa che mi ha colpito già col video di NOVE MAGGIO», continua Lettieri (mentre scrivo è al 12esimo posto nelle tendenze di Youtube), «è che non è andata come sarebbe stato normale e cioè che il video iniziasse prima a girare tra i napoletani per poi allargarsi al resto d’Italia ma al contrario, i primi riscontri li abbiamo avuti da Roma e da Milano, soprattutto da Milano ed è impressionante il fatto che nonostante io abbia girato video di artisti più noti e ascoltati come Calcutta, le richieste di amicizia e i messaggi ricevuti su Facebook in occasione dell’uscita dei video di LIBERATO sono molti di più, magari anche perché sono l’unica persona che può essere contattata, ma mi sembra che ci sia un’attenzione particolare».

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Io, invece non lo trovo così sorprendente, proprio considerato quello che sia Fabrizio che Davide hanno in diversi modi notato: la capacità di questo video e di questa canzone di comunicare in modo trasversale. Ma resta difficile spiegare perché certe cose (che siano canzoni, film, o libri) sono più potenti di altre. Per spiegare perché Francesco Lettieri sia un regista talentuoso basta scorrere sul suo sito la lista di video che ha realizzato. Che sia una “voce” pure ci sono pochi dubbi: «Mi interessa sempre far valere la mia idea, adattandola di volta in volta, ho ricevuto delle proposte da cantanti mainstream ed è una cosa che mi interesserebbe molto fare, ma poi quando ho proposto cosa volevo fare mi hanno sempre detto di no». È molto più complicato, invece, spiegare analiticamente perché i video che ha girato per LIBERATO sono su un altro pianeta. Il pianeta della coincidenza perfetta tra musica e immagini, il pianeta della seduzione senza riserve. Quel pianeta spopolato (ma sempre più popolato) della cultura visiva italiana contemporanea che non ci fa pensare che stiamo guardando una cosa italiana mentre la guardiamo.

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