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Disegnini – Courtois, Huntelaar, Mitroglou

La rubrica di schizzi e brevi profili dei protagonisti dei Mondiali, quarta puntata: il coatto Mitroglou, un ricordo sentimentale dell'Huntelaar italiano, Courtois quando aveva 14 anni e si faceva i video nel cortile di casa.

“Disegnini” è una rubrica di Studio/Undici per il Campionato del Mondo in corso in Brasile. Funziona così: ogni giorno, o quasi, pubblicheremo tre brevissimi ritratti di altrettanti giocatori presenti in Brasile. Cercheremo di non scegliere i calciatori più famosi e più raccontati, ma quelli più interessanti e forse meno conosciuti. Disegnini si chiama così perché i ritratti non sono altro che schizzi, non veri profili, ma spunti, racconti brevi, ispirazioni. Questa è la terza puntata, la prima, con Keylor Navas, Jorge Valdivia e Giovani Dos Santos è qui; la seconda, con Sirigu, Ameobi, Moutinho, qui.

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Thibaut Curtois – Belgio

Su Youtube ci sono un po’ di video ben nascosti, una ventina di video caricati sul canale YardBrooz nel 2007, girati con una telecamera di bassa qualità appoggiata sull’erba del giardino di una casa. Si vedono un pallone in primo piano, in fondo una porta da calcio, poi dietro una staccionata e degli alberi spogli. In porta c’è un ragazzino che non piega le ginocchia, fa qualche saltello e allarga le braccia ma si vede che non è un portiere – o non un buon portiere. Poi da un lato dell’inquadratura compaiono delle ginocchia, dei polpacci e dei piedi che calciano la palla. In quasi tutti i venti video, i piedi disegnano una bella traiettoria a girare su un palo o sull’altro, a volte dei lob centrali, quasi sempre piazzati bene. Il portiere non para mai, o quasi, è in ritardo e si fa scavalcare dal pallone. Il video numero 1 è girato quando il sole è alto, gli ultimi al crepuscolo, il che fa pensare che sia stato fatto tutto in un solo giorno. Il giocatore in porta si chiama Jens Brulman, quello che tira Thibaut Courtois e ha 15 anni. Thibaut Courtois sta già giocando nelle giovanili del Genk come portiere (e in meno di due anni esordirà in prima squadra) ma dai video si capisce quando sia forte anche come attaccante, o tiratore di punizioni. I video sono stati girati dagli amici Thibaut e Jens per immortalare le loro azioni migliori. Con gli amici in giardino Courtois gioca “fuori”, ha spiegato Jens Brulmans, perché in porta è troppo forte e nessuno riesce a segnare. C’è un altra parte di infanzia di Thibaut Courtois su Youtube, ed è un video del canale ufficiale del Belgio. Mostra un neonato, o quasi, con un pallone arancione in mano. È un video di famiglia, di quelli che i padri girano o giravano per mostrarli agli amici o ai figli già grandi. Il padre infatti dice qualcosa come cucù Thibaut, il bambino lo guarda, solleva la palla e le dà una specie di smash a due mani. Subito dopo le riprese si spostano in un giardino, forse lo stesso giardino in cui Courtois a quindici anni giocherà con i suoi amici, e il piccolo Thibaut fa un altro smash pallavolistico. Quasi sicuramente da bambino Courtois ha giocato più a pallavolo che a calcio perché il padre era un famoso professionista belga.

Del Courtois di oggi non c’è bisogno di dire molto: è nato nel 1992, ha 22 anni ed è uno dei migliori portieri al mondo. Ha vinto il Premio Zamora all’Atletico Madrid per due stagioni consecutive e il Chelsea, che è il proprietario del cartellino, ha cercato di inventarsi una strana regola quando ha incontrato l’Atletico in semifinale di Champions League 2013/14, chiedendo 3 milioni di euro agli spagnoli per schierare il portiere. La Uefa ha deciso che la richiesta non si poteva applicare. È uno dei portieri più tecnici che ci siano, è alto due metri eppure è elegantissimo nei voli, non fa quel tipo di parate esplosive e istintive dei portieri più bassi e spettacolari: i suoi voli sono calibrati con alettoni e stabilizzatori, come dei tuffi dal trampolino che disegnano archi e parabole. È impressionante il suo senso della posizione e in questo video-compilation si capisce molto bene (sulla prima parata innanzitutto): Courtois fa un’enorme quantità di passi laterali di accentramento o decentramento, ed è sempre nel punto migliore. Il suo modello, ha detto, è Edwin Van Der Sar.

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Kostas Mitroglou – Grecia

Kostas Mitroglou è nato a Kavala, la regione della Grecia più vicina alla Turchia, e di turco ha anche il cognome: il suffisso -oglou è la versione turca del greco -opoulos che significava, originariamente, “figlio di”. In Grecia Mitroglou rimane a vivere poco, senza nemmeno abituarsi alla lingua, e si trasferisce in Germania con la famiglia, a Neukirchen-Vluyn (anche stavolta una cittadina di confine: è a pochi chilometri dall’Olanda). Inizia a giocare da professionista nel Borussia Mönchengladbach II, a 18 anni. Segna 14 gol in 33 presenze, viene convocato dalla Grecia per l’Europeo Under 19 in Austria e nelle 5 partite disputate dalla Grecia (che arriva in finale e perde contro la Spagna) Mitroglou segna 3 gol. Quell’estate viene acquistato dall’Olympiakos e torna in Grecia. Gioca 18 partite tra campionato, coppa nazionale ed Europa e segna 7 gol, che per un diciannove-ventenne non è niente male. Il gol più importante lo segna al novantesimo minuto contro l’AEL (Larissa) in una delle ultime giornate, una partita in cui l’Olympiakos perdeva 1-0 e che rimonta grazie al ragazzino che chiameranno Mitragol, che segna da centravanti puro, appoggiando di piatto, e prendendosi lo spazio sul difensore con il grosso fisico, un cross rasoterra dalla sinistra. Gli anni successivi non sono facili e Mitroglou non diventa l’attaccante da decine di gol che sembrava prospettare, un po’ anche per colpa dell’allenatore Ernesto Valverde, che allena i greci in due diversi periodi e non “vede” Mitroglou. Mitra va in prestito al Panionios e poi all’Atromitos, segna nei due anni di prestito 27 gol in 50 partite. Nel 2012-13 torna ad Atene e fa bene: 41 partite, 20 gol. Da agosto a dicembre 2013 ne fa 17 in 19 partite e il Fulham, a gennaio, lo compra per 15 milioni di euro: è l’acquisto più costoso della sua storia, i giornali scrivono che lo cercavano anche Liverpool e Arsenal. Segna due soli gol con la maglia del Fulham in sei mesi, ma li fa con la squadra Under 21 contro l’Aston Villa: è nel campo di allenamento del Villa a Birmingham in una giornata di pioggia, senza spettatori. Il secondo è un gran tiro da fuori area che va dritto sotto l’incrocio dei pali, e tutti i compagni lo abbracciano ma senza esagerare, e lui non alza nemmeno le braccia, non accenna un’esultanza. Non si vede la sua espressione, ma sembra una scena molto triste. Il Fulham retrocede in Championship, e Kostas ha giocato solo tre partite senza ovviamente segnare.

C’è anche una parte divertente nella storia di Mitroglou: se si cerca con Google Immagini “μητρογλου καγκουρας”, cioè più o meno “Mitroglou coatto” i risultati regalano una serie di fotomontaggi in cui Kostas è photoshoppato su un motorino tipico della Grecia mentre impenna o fa altre cose da coatto o da tamarro. Ci sono due fotografie, poi, che mostrano il lato “καγκουρας” dell’attaccante: in una Mitroglou è vestito come una specie di componente degli ‘N Sync più brutto, nell’altra è effettivamente a cavallo di uno di quei motorini, indossa un cappellino girato al contrario, un gilet smanicato ma con il cappuccio, delle scarpe interamente bianche.

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Klaas-Jan Huntelaar – Olanda

Non so se ci siano molti attaccanti al mondo con la media-gol di Klaas-Jan Huntelaar. È di una rete ogni 1,5 partite, e non in una sola annata, ma in dodici stagioni da professionista. Ne ha fatti 277 in 434 partite, passando pure per le stagioni sfortunate di Madrid e Milano, in cui il rapporto, complessivamente, si è abbassato a 50-15. Non voglio parlare di Huntelaar tecnicamente o tatticamente – non credo che al Milan sia stato molto capito – ma sentimentalmente. Sono stato contento e sono rimasto stupito quando ha preso lui la palla del rigore decisivo contro il Messico, agli Ottavi di finale. Il rigore se l’era procurato Robben, che non è uno qualsiasi e soprattutto è in grado di calciare i rigori, eppure l’ha tirato Klaas-Jan. Quando penso a Klaas-Jan Huntelaar mi viene un po’ di tristezza perché penso che anche lui sia un po’ triste – non so davvero perché, o meglio, in realtà lo immagino e basta: le due grandi occasioni della sua vita Huntelaar le ha perse e mi ricorda, in questo, Alberto Gilardino.

Quando penso a Klaas-Jan Huntelaar penso allo stadio di Catania il 29 novembre 2009. Non aveva ancora segnato un solo gol da agosto, il Milan pareggiava una partita brutta e fredda zero a zero. Huntelaar segna il primo gol della sua esperienza al Milan con un destro dal limite dell’area che il portiere colpevolmente non para. Bravo, insomma, era ora. È il secondo che è stupefacente. Il primo è arrivato al 92′ minuto, il secondo arriva al 95′. Succede questo: una palla lunga vola verso Inzaghi e due difensori del Catania. Inzaghi prova a controllarla in qualche modo, un po’ spingendo, un po’, beh, alla Inzaghi, siamo al limite dell’area e un difensore riesce a toccarla e respingerla all’indietro di qualche metro. Lì la raccoglie Huntelaar, e me lo immagino già felicissimo per il primo gol segnato, dopo che aveva dovuto dichiarare di non voler andarsene già a Gennaio al Tottenham, e dopo che erano iniziate le litanie della dirigenza sul “abbiamo fiducia in lui” eccetera, me lo immagino mentre pensa che è scaduto pure il recupero e non c’è più niente da temere, è lui che ha segnato il solo gol decisivo per far vincere il Milan, e adesso vediamo che succede, magari provo un colpo assurdo, e me lo immagino mentre pensa che la sua carriera al Milan ora potrà decollare (anche se bisognerà spiegare a Leonardo che non può fare l’esterno d’attacco in un 4-3-3). In tutti questi pensieri immaginati, Huntelaar raccoglie la palla spalle alla porta sulla lunetta dell’area, si allarga verso destra, potrebbe tirare un tiro alla cieca, invece fa un altro passo, carica il tiro con il braccio largo “alla Beckham” e invece di colpire con potenza fa partire un lob di classe e soprattutto inaspettato da chiunque che scavalca tutti e finisce quasi all’incrocio dei pali. Gol. Non basta, a fine anno il Milan lo regala allo Shalke 04, lui ricomincia a segnare come quando era in Olanda, all’Heerenveen o all’Ajax (22 su 29 presenze in 4 anni di Champions), fa goal di tacco, al volo, in dribbling “alla Ibrahimovic” o su punizione, è completo, è freddo anche quando deve tirare un rigore decisivo agli Ottavi di un Mondiale, è uno degli attaccanti più forti in circolazione da dieci anni e nessuno in Italia l’ha capito.

 

Illustrazione di Manuel Nurra

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