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20:36 giovedì 3 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Come si beve un Kir Royal

Il classico coktail francese: vita, morte e miracoli di un drink blasonato

11 Agosto 2012

L’ultima volta che ho sentito pronunciare “kir royale” (o “royal”, entrambi sono validi) è stato al bar di Wanna Marchi, lì dietro la Stazione Centrale, tra il déco e il cemento – lo ordinava un amico, eravamo in avanscoperta per sapere se quella storia dell’imbonitrice diventata cassiera era vera, ed era vera. Come dire: il cocktail che si sorseggiava, che so, a Cap d’Antibes, come dentro a una storia di Somerset Maugham, finito nelle mani di un’urlatrice da nono canale. Certo, anche l’aggettivo “royale” non aiuta: roba che fa a botte con l’Austerity, ormai buona solo per segnalare nuove decadenze. Ci hanno insegnato da un pezzo che dobbiamo riscoprire i prosecchi a chilometro zero, non cedere a velleitarie spruzzatine di champagne.
La storiella del kir (nato povero, senza “royale”) è assai edificante. Digione, anni Cinquanta, ben poco da fare si può immaginare, soprattutto se si è abate di professione. Il nostro uomo è Kir, appunto, sacerdote dedito all’alcol come molti suoi confratelli. La crema di cassis – ribes, e alcol, e tanto zucchero, un mezzo anno secco di fermentazione – l’avrà avuta in qualche dispensa dell’abbazia, il vino bianco da quelle parti non mancava, ed ecco servito l’aperitivo agli ospiti (che ospiti avrà mai avuto l’abate Kir, e a cui per giunta offrire un aperitivo, questo non è dato saperlo).
Poi è venuto il Boom, i boom, nel mondo galoppante là fuori dall’abbazia, il vino bianco è diventato qualche sorso di Moët et Chandon ghiacciato, la bevanda da refettorio (si fa per dire) si è trasformata in un cocktail alla moda, il “kir” nella sua accezione più famosa si è preso con sé l’aggettivo “royale” e con gli anni è diventato sinonimo di lusso ma sempre prêt-à-porter, e jamesbondismo (senza nulla togliere al vodka martini, si capisce), e vacanze in villa. Tanto per fare un esempio, googlando oggi quelle due parole si scopre che sono il nome di un cottage quattro camere e quattro bagni (e mezzo) a St. Barts, Caraibi, la più wannabe delle villeggiature.
Tradizione e nuovi perlage, dandysmo e upgrade sociale, lo amava, pare, il fu presidente Charles De Gaulle, mica un endorsement qualsiasi. Pure Brian Ferry lo amava, e tanto basta. Oggi “fa” troppo Montecarlo, o forse faceva, ché questo non è più un mondo da paradisi fiscali. Oggi si ordina nei bar dietro la stazione, è servito dalle mani di una signora coi capelli troppo rossi, non come il colore originale, un Bellini più carico, come s’intonava bene, una volta, ai foulard che svolazzavano sulla Côte.

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