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05:53 venerdì 22 maggio 2026
Nel mondo ci sono così pochi ingegneri e ricercatori AI che le aziende di Big Tech li stanno pagando come le superstar dello sport Secondo le stime ce ne sono solo un centinaio in tutto il mondo. E in Silicon Valley sono disposti a spendere qualsiasi cifra per accaparrarseli.
Tra la rassegna Tuttomoretti al Nuovo Sacher e il ritorno in sala di Bianca e La messa è finita, questa si preannuncia come la Nanni Moretti Summer Lui odierebbe questa dicitura, ne siamo sicuri. Però siamo anche sicuri che suona proprio bene.
I fan di SOPHIE stanno costruendo un archivio libero e gratuito per preservare tutta la sua opera L'archivio si chiama Wholenew.world e vuole essere un racconto dei dieci anni di carriera di un'artista che ha cambiato la musica elettronica.
Il video di Itamar Ben-Gvir che tormenta e irride i membri della Global Sumud Flotilla ha unito tutto il mondo nel disgusto A condannarlo sono Francia, Canada, Olanda, Belgio, Spagna, Regno Unito e molti altri, persino gli Stati Uniti e l'Italia.
Succession è finita da un pezzo ma la saga dei Murdoch invece continua: adesso James ha comprato Vox e New York Magazine per farne l’anti Fox News e sfidare Rupert Il valore dell'operazione sarebbe attorno ai 300 milioni di dollari, con Murdoch Jr. che ha detto di voler puntare tutto sul giornalismo di qualità.
Il furto del Louvre, “il furto del secolo”, diventerà un film diretto da Romain Gavras Sarà l'adattamento di un libro-inchiesta che uscirà in Francia il 27 gennaio e che promette di rivelare i contenuti di documenti segretissimi.
L’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è dovuta anche al fatto che i primi contagiati risultavano negativi perché sono stati testati per la variante di Ebola sbagliata I sanitari hanno sottoposto tutti al test per rilevare la variante Zaire. Si è poi scoperto che le infezioni erano dovute a quella Bundibugyo.
Sally Rooney pubblicherà Intermezzo in Israele con un editore filopalestinese che si oppone all’occupazione e all’apartheid Negli ultimi 5 anni la scrittrice aveva rifiutato di essere tradotta e pubblicata in Israele, una scelta fatta per sostenere il movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).

Come si beve un Kir Royal

Il classico coktail francese: vita, morte e miracoli di un drink blasonato

11 Agosto 2012

L’ultima volta che ho sentito pronunciare “kir royale” (o “royal”, entrambi sono validi) è stato al bar di Wanna Marchi, lì dietro la Stazione Centrale, tra il déco e il cemento – lo ordinava un amico, eravamo in avanscoperta per sapere se quella storia dell’imbonitrice diventata cassiera era vera, ed era vera. Come dire: il cocktail che si sorseggiava, che so, a Cap d’Antibes, come dentro a una storia di Somerset Maugham, finito nelle mani di un’urlatrice da nono canale. Certo, anche l’aggettivo “royale” non aiuta: roba che fa a botte con l’Austerity, ormai buona solo per segnalare nuove decadenze. Ci hanno insegnato da un pezzo che dobbiamo riscoprire i prosecchi a chilometro zero, non cedere a velleitarie spruzzatine di champagne.
La storiella del kir (nato povero, senza “royale”) è assai edificante. Digione, anni Cinquanta, ben poco da fare si può immaginare, soprattutto se si è abate di professione. Il nostro uomo è Kir, appunto, sacerdote dedito all’alcol come molti suoi confratelli. La crema di cassis – ribes, e alcol, e tanto zucchero, un mezzo anno secco di fermentazione – l’avrà avuta in qualche dispensa dell’abbazia, il vino bianco da quelle parti non mancava, ed ecco servito l’aperitivo agli ospiti (che ospiti avrà mai avuto l’abate Kir, e a cui per giunta offrire un aperitivo, questo non è dato saperlo).
Poi è venuto il Boom, i boom, nel mondo galoppante là fuori dall’abbazia, il vino bianco è diventato qualche sorso di Moët et Chandon ghiacciato, la bevanda da refettorio (si fa per dire) si è trasformata in un cocktail alla moda, il “kir” nella sua accezione più famosa si è preso con sé l’aggettivo “royale” e con gli anni è diventato sinonimo di lusso ma sempre prêt-à-porter, e jamesbondismo (senza nulla togliere al vodka martini, si capisce), e vacanze in villa. Tanto per fare un esempio, googlando oggi quelle due parole si scopre che sono il nome di un cottage quattro camere e quattro bagni (e mezzo) a St. Barts, Caraibi, la più wannabe delle villeggiature.
Tradizione e nuovi perlage, dandysmo e upgrade sociale, lo amava, pare, il fu presidente Charles De Gaulle, mica un endorsement qualsiasi. Pure Brian Ferry lo amava, e tanto basta. Oggi “fa” troppo Montecarlo, o forse faceva, ché questo non è più un mondo da paradisi fiscali. Oggi si ordina nei bar dietro la stazione, è servito dalle mani di una signora coi capelli troppo rossi, non come il colore originale, un Bellini più carico, come s’intonava bene, una volta, ai foulard che svolazzavano sulla Côte.

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