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17:37 venerdì 9 gennaio 2026
Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.
Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.
X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.

Il miglior rimedio al global warming è trasferirsi in città

04 Aprile 2017

In tempi in cui le preoccupazioni ambientaliste sono spesso legate a una fascinazione per un ritorno più o meno marcato a un’età pre-urbanizzazione, e anche i consumi delle élite sono influenzati da vagheggiamenti più o meno a chilometro zero, il titolo di un articolo pubblicato da Motherboard, “Want to Fight Climate Change? Move to a City”, sembrerà fuori posto. Eppure si tratta di un mero dato di fatto: un ricco filone di studi dimostra che chi abita in città inquina meno di chi abita in campagna: la condivisione degli spazi abitativi, delle infrastrutture e degli impianti energetici riduce l’impatto ambientale del cittadino medio, mentre la diffusione meno ordinata degli insediamenti della suburbia costituisce un pericolo per l’ecosistema.

Nello specifico, un abitante di New York è responsabile del 30 percento in meno di gas serra emessi da ogni altro statunitense; in un intervento recente alla New York University, la firma del New Yorker David Owen ha detto: «Mia moglie e io ci siamo sposati circa 40 anni fa, e per sette anni abbiamo vissuto in una comunità ambientalista utopica nello Stato di New York. Quella comunità utopica era Manhattan».

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Ovviamente, il vivere in città ha il suo rovescio della medaglia: città come Pechino e Città del Messico sono note per la mole di inquinamento e rifiuti che producono, e nella sola New York la quantità di spazzatura generata annualmente ammonta a 33 milioni di tonnellate. Altre hanno edifici particolarmente vecchi e poco efficienti sotto il profilo energetico. Ma qualcosa sta cambiando: in Germania il Passive House Institute ha creato un modello per certificare l’efficienza energetica delle strutture, accompagnato da uno standard da seguire per la resa “green” delle suddette. Altrove, spiega Motherboard, le città hanno iniziato a occuparsi del problema cruciale delle coperture degli edifici: a Toronto, ad esempio, dal 2010 ogni nuovo progetto deve essere dotato di un “garden roof” capace di assorbire il maltempo e non surriscaldare eccessivamente i palazzi. Ciò che rimane, in ogni caso, è che «nonostante i loro migliori sforzi, gli abitanti delle campagne che guidano macchine ibride, concimano il terreno e coltivano verdure conducono un lifestyle intrinsecamente meno “verde” della gente che vive ammassata nei grattacieli di Manhattan e Hong Kong».

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