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Il nuovo film di Tom Ford, Cry to Heaven, sarà girato tutto in Italia, tra Roma e Caserta Le riprese sono appena iniziate ma già si parla di una possibile prima alla Mostra del cinema di Venezia.
È stato indetto in Italia il primo sciopero generale dei meme per protestare contro un mondo ormai troppo assurdo anche per i meme Un giorno intero senza meme, perché a cosa servono questi in una realtà che è diventata più estrema pure della sua caricatura?
Michelangelo Pistoletto ha risposto a Britney Spears, dopo che Britney Spears ha chiesto «da dove ca**o salta fuori» la mela di Michelangelo Pistoletto in Stazione Centrale a Milano Con un post Instagram, l'artista ha rivendicato la paternità dell'opera e invitato la popstar ad andare a trovarlo a Biella.
Il regime iraniano sta facendo causa e confiscando i beni di tutte le celebrity che hanno sostenuto le proteste Attori, sportivi, imprenditori, figure pubbliche in generale: il regime sta punendo chiunque si sia espresso a favore dei manifestanti.
Su internet è in corso un’affannosa ricerca per scoprire di che marca sono gli occhiali da sole indossati da Macron a Davos Gli aviator sfoggiati dal Presidente sono diventati allo stesso tempo meme e oggetto del desiderio: sono Louis Vuitton? Ray-Ban? Baijo?
I monaci benedettini tedeschi sono stati costretti a vendere il più antico birrificio del mondo perché anche in Germania si beve sempre meno birra In attività da 975 anni, il birrificio Weltenburger vive una crisi talmente profonda da aver costretto i monaci benedettini a metterlo in vendita.
Aphex Twin ha superato Taylor Swift per numero di ascoltatori mensili su YouTube Music Merito soprattutto di una canzone, "QKThr", diventata una delle più usate come colonna sonora di video su YouTube.
C’è un sito in cui si possono leggere e scaricare centinaia di fanzine punk italiane degli anni ’80 Si chiama FanziNet e lo cura Paolo Palmacci, che da anni si dedica a questo progetto di recupero della memoria underground italiana.

Birra e biliardo al Cairo

Come la lettura di un bel romanzo del 1964 ci può aiutare a guardare ai fatti egiziani da un altro punto di vista: quello di un giovane e dei suoi sogni.

21 Agosto 2013

Ci sono due modi di seguire la crisi che avvolge il Cairo in questi giorni. Il primo è quello razionale, fatto di Cnn e di International Herald Tribune, di Fareed Zakaria e di Guido Olimpio. Il quadro che ne esce, purtroppo, non è incoraggiante. A chiunque provi ad osservarla logicamente, la crisi egiziana appare senza via d’uscita. Con un presidente democraticamente eletto, ma assai poco democratico nella sostanza, rimosso da un esercito che si finge garante della costituzione, mentre in realtà garantisce solo il proprio potere. E, di fronte, la solita opposizione laica frammentata e velleitaria. Gente che, come direbbe Malraux, non sarebbe in grado neppure di spostare una poltrona da una stanza all’altra.

L’altro modo di approcciare il tema l’ho scoperto per caso, un anno fa, tra gli scaffali di una libreria di Zamalek. Si chiama Birra e biliardo al Cairo (Gremese editore) ed è uno dei più bei romanzi di formazione pubblicati nel dopoguerra. L’ha scritto Waguih Ghali nel 1964. Questo è il suo primo e unico libro: cinque anni dopo l’autore si suicidava nell’appartamento di Diana Athill a Londra. Il protagonista del romanzo, Ram, si aggira per i caffè e le sale da gioco del Cairo negli anni della rivoluzione nasseriana e della crisi di Suez. Proprio come oggi, sono anni di fermento e di grandi aspettative. Nel ‘52, sull’onda di una gigantesca mobilitazione popolare, un gruppo di ufficiali ha rovesciato la monarchia di Farouk, proclamando l’indipendenza di fatto dell’Egitto dai colonizzatori inglesi. All’inizio, i militari sono alleati dei Fratelli musulmani, ma nel giro di un paio d’anni le divergenze tra il Consiglio Rivoluzionario e gli integralisti diventano insanabili, i Fratelli vengono dichiarati illegali e il loro leader incarcerato. È l’inizio del regime militare che sopravviverà fino ai giorni di Mubarak.

In quest’atmosfera fluida e oscuramente minacciosa si muove Ram, alter-ego dell’autore e, come lui, carico di tutte le contraddizioni dell’epoca. Di formazione inglese, ma anti-coloniale; imparentato con l’élite del Cairo, ma povero in canna; socio del Gezira Sporting Club e comunista; egiziano, ma non musulmano in quanto copto: Ram è a casa dappertutto e da nessuna parte. Come i ragazzi generosi della primavera di Tahrir è capace di ingenuità e di cinismo. Come loro sa di non incarnare il popolo che dice di rappresentare e si consola giocando a biliardo e corteggiando ereditiere. Come loro, soprattutto, intuisce che il suo slancio è destinato a infrangersi contro i blocchi veri che si contendono il potere nella capitale dei faraoni: il complesso militar-industriale, i leader religiosi e le potenze straniere che manovrano sullo sfondo. Oggi come allora, lo spazio per i Ram, al Cairo, si sta velocemente restringendo, compresso da forze brutali che non hanno il tempo, né la voglia, di la- sciare margini all’ambiguità, alla bellezza e all’entusiasmo di avere vent’anni in una delle città più antiche e più belle del mondo. L’unica consolazione è che, un minuto prima d’inabissarsi, Ghali ha avuto il riflesso di lasciarci il suo piccolo e struggente capolavoro.

Dal numero 15 di Studio

Nella foto: una veduta d’epoca dello Gezira Sporting Club

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