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Stiamo per incontrare gli alieni?

Non abbiamo mai guardato così lontano e con tanta precisione nell'universo: il cielo, nel 2016, sembra sul punto di dirci qualcosa.

Stiamo per incontrare gli alieni? A fine agosto arriva un segnale radio anomalo e fortissimo da una stella lontana 95 anni luce dalla Terra. Lo capta un radiotelescopio russo che dal Caucaso punta verso le profondità dell’universo. La notizia fa il giro del mondo, è la notizia che l’umanità aspetta da sempre. C’è di strano che la scoperta dei russi risalga al 15 maggio 2015. «Sono scioccato dall’averlo saputo un anno dopo» dice al Guardian Seth Shostak, del Search for Extra-Terrestrial Intelligence Institute (Seti). Perché i russi avrebbero aspettato tanto a dare la notizia? L’astrofisico Claudio Maccone commenta: «Sono timidi e ancora un po’ isolati dal resto della comunità scientifica». Di fatto, alcuni fantasticano subito su segnali di una civiltà aliena, altri cinicamente riducono tutto a banali interferenze terrestri. Pochi giorni dopo i russi effettivamente ritrattano: «Molto probabilmente si tratta di un’interferenza terrestre».  Sono stati un anno in silenzio per dare la notizia e appena divulgata la rimangiano.

Sempre a fine agosto, arriva la notizia della scoperta di un pianeta “gemello” rispetto alla Terra. È in corrispondenza della nostra stella più vicina, Proxima Centauri, che dista “soltanto” 4,2 anni luce. Il pianeta roccioso è stato chiamato Proxima b, orbita intorno al suo sole in soli undici giorni, a una distanza che viene definita «zona abitabile».

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Di sicuro, il 2016 potrebbe essere ricordato come l’anno in cui sono stati scoperti centinaia di pianeti extrasolari, cioè pianeti che orbitano attorno a stelle che non sono il Sole. Pianeti, dunque, ammantati di fascino proprio perché potrebbero ospitare forme di vita extraterrestre. Il primo pianeta extrasolare è stato scoperto nel 1995. Negli anni successivi ne sono stati trovati prima decine, poi centinaia, il 22 ottobre 2013 si è festeggiato il millesimo pianeta, ora la cifra ha superato quota 3300. Mai sono stati trovati tanti pianeti come durante quest’anno. «Abbiamo anche scoperto che ogni stella ha almeno un pianeta – possibilmente più di uno – e questo ha fatto lievitare l’interesse per la ricerca di pianeti potenzialmente abitabili. Sono quelli simili alla Terra che orbitano nella zona di abitabilità della loro stella, cioè a una distanza tale che l’acqua possa essere liquida in superficie», ha detto a settembre l’astrofisico Giovanni Bignami al Festival della Mente di Sarzana.

Secondo i dati raccolti da Kepler, missione spaziale della Nasa, sono 21 i pianeti «potenzialmente abitabili». Più cresce il numero dei pianeti simili alla Terra, più aumenta la possibilità di scoprire forme di vita sconosciute. Non siamo mai stati così vicini a trovare esseri animati intorno a noi. Non abbiamo mai guardato così lontano e con tanta precisione. Dal 21 settembre sarà operativo il più grande e potente radiotelescopio mai costruito, realizzato dai cinesi. Si chiama Fast (Five hundred meter Aperture Spherical Telescope), è grande come 30 campi di calcio. Anche la Cina si metterà a cercare alieni. Il cielo sembra sempre più sul punto di dirci qualcosa.

Il boom degli alieni risale agli anni Cinquanta e Sessanta. Dischi volanti, esserini con la testa ovale, avvistamenti, testimonianze, persone rapite da navicelle e portate via, persone rapite e ritornate con strane cicatrici, altri avvistamenti. Negli anni Settanta e Ottanta gli avvistamenti diminuiscono, ma la fantascienza ci racconta ancora tanti alieni, che ora appaiono più simili a noi, più buoni e mansueti. Giorgio Manganelli, che dedicò diversi articoli ai dischi volanti, scrisse: «La delusione più cocente e insieme più astratta della mia vita (…) fu senza dubbio il mancato sbarco dei marziani nel decennio tra il 1950 e il 1960». Gli ufo ci mancano, gli ufo rappresentano la nostra speranza di non essere soli, sono la chiave per capire il mistero dell’universo. I dischi volanti sono macchine di ferro con qualche luce rossa lampeggiante, ma sono soprattutto miti collettivi a spasso per il cielo. Generazione dopo generazione incarnano ciò che non siamo, si fanno carico delle nostre paure, assumono il volto delle minacce concrete che spaventano l’umanità, volano spinti dalle nostre speranze, dalle nostre richieste di senso.

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Gli ufo restano però ancora una delle promesse disattese della civiltà umana, l’epicentro di ogni complotto. Non c’è presidente degli Stati Uniti d’America che non sia stato coinvolto in qualche modo con il segreto degli alieni, da Harry Truman (in carica dal 1945), a Bill Clinton, passando per Ronald Reagan e Barack Obama. Durante la campagna elettorale per diventare presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton ha promesso che se sarà eletta il prossimo novembre «andrà a fondo» sul segreto degli ufo e rivelerà la verità su possibili arrivi di extraterrestri sul nostro pianeta. John Podesta, il direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton, scrisse nel 2015 su Twitter: «Il mio peggior fallimento del 2014: non essere riuscito neanche stavolta a rendere pubblici i documenti sugli ufo». Che con Hillary Clinton sia la volta buona? Scoprire gli Ufo sarebbe più destabilizzante per la coscienza individuale o per l’economia e la politica? La nostra civiltà è pronta a conoscere la verità sulla vita nell’universo? E la religione?

Il teologo Armin Kreiner, legato a Ratzinger, ha pubblicato il libro Gesù, gli ufo e gli alieni, l’intelligenza extraterrestre come sfida alla fede cristiana, recensito da monsignor Ravasi su Il Sole 24 Ore. Il direttore del Centro ufologico nazionale, Vladimiro Bibolotti, ne scrisse in questi termini: «Titolo assai provocatorio, in realtà un testo che studia in maniera rigorosa il problema ufo in chiave teologica, nel catalogo di una casa editrice che pubblica i quaderni di teologia del Vaticano». Chiesa cattolica e mondo protestante non sarebbero spaventati dall’arrivo degli alieni, anzi, «c’è chi non vede l’ora di dare l’ostia a un extraterrestre», dice Bibolotti, secondo il quale «i convegni più importanti sugli alieni sono ospitati in Vaticano». 

Papa Bergoglio disse che se i marziani glielo avessero chiesto, lui li avrebbe battezzati

Quando la Nasa nel luglio 2015 ha raccontato di Keplero 452b, uno dei pianeti più simili alla Terra, il gesuita argentino Padre José Gabriel Funes (che dirige il programma astronomico del Vaticano) ha commentato: «È probabile che ci sia vita, e forse una forma di vita intelligente». Anni prima aveva detto: «È possibile credere in Dio e negli extraterrestri», non avendo problemi a dichiarare: «Si può ammettere l’esistenza di altri mondi e altre vite, anche più evolute della nostra, senza per questo mettere in discussione la fede nella creazione, nell’incarnazione e nella redenzione». Per Funes, così come esistono creature diverse sulla Terra, potrebbero esserci creature anche intelligenti nello spazio, create da Dio. Papa Bergoglio disse che se i marziani glielo avessero chiesto, lui li avrebbe battezzati.

Forse non manca poco, forse bisogna attendere ancora tanto, ma i nostri figli potrebbero davvero un giorno doversi rapportare con nuove civiltà, con un allargamento dei confini delle cose conosciute. Ora che il mondo è un villaggio, che siamo tutti collegati da una rete, ora che il mondo si è ristretto, l’orizzonte potrebbe estendersi all’improvviso verso l’ignoto.

Carl Gustav Jung prese a occuparsi di ufo negli anni Quaranta. Nel dopoguerra, con la paura del nucleare, aumentò l’insicurezza politica e un sentimento di catastrofe imminente. Il cielo si riempì di ufo. Nel 1958 Jung si chiede: «Perché mai dovrebbe essere più desiderabile che esistano dischi volanti piuttosto che non esistano affatto?». Jung non sapeva dire se erano stati degli alieni visti veramente a essere diventati il terreno per la generazione di un mito, o se al contrario tutto nasceva da un archetipo che provocava «una determinata visione». Nel libro Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo Jung non esclude che esistano gli ufo e che contemporaneamente ci siano proiezioni inconsce di dischi volanti. La chiama «coincidenza sincronica». È la stessa possibilità, dice Jung, del ragazzo che, lasciato dalla fidanzata, racconta all’analista un sogno con una farfalla dalle ali nere, e mentre lo racconta, una farfalla dalle ali nere entra dalla finestra nello studio e muore in un angolo.

Immagini: la sonda Bridget al Mars Yard di Stevenage, Inghilterra, nel 2014 (Leon Neal/Afp/Getty Images)
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