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02:38 lunedì 12 gennaio 2026
Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.
Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.
X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.

Farsi rimborsare un’app come un paio di jeans

07 Luglio 2014

Per restituire farsi rimborsare un telefono oppure un paio di pantaloni, basta avere tenuto lo scontrino, presentarsi in negozio entro i termini stabiliti e dimostrare di non avere utilizzato la merce. Farsi rimborsare un’app, invece, è una faccenda un po’ più complicata. Anche se, a breve, le cose potrebbero cambiare: infatti un tribunale coreano ha appena obbligato Apple ad adeguare la politica dei resi dell’App store a quelle dei negozi “normali”, e  secondo alcuni il colosso dell’informatica starebbe pensando di estendere la pratica ad altri paesi.

Per il momento, l’App store non prevede una “return policy” paragonabile a quella dei negozi standard. Tanto che nelle “iTunes Store Terms and Conditions” si legge chiaramente che «tutte le vendite sono definitive». È però possibile restituire e farsi rimborsare un’app rivolgendosi alla sezione «Report a Problem», anche se Apple non è tenuta ad accettare la richiesta.

Nella Corea del Sud, però, si è creato un movimento di genitori, preoccupati dal download selvaggio dei loro figli, che si sono rivolti a un tribunale, il quale ha accolto le loro richieste. Secondo il sito appleinsider.com la decisione del tribunale coreano potrebbe influenzare le politiche globali dell’azienda, che starebbe pensando di introdurre anche in altri paesi una return policy automatica.

Infatti anche in altri paesi ci sono stati casi di genitori sul piede di guerra a causa dei download effettuati dai figli: negli Stati Uniti, per esempio, Apple è stata costretta a rimborsare 32 milioni di dollari a una coppia il cui bambino aveva scaricato qualche app di troppo. Secondo alcuni osservatori, inoltre, la mancanza di un’accettazione automatica dei resi rappresentava di per sé un’anomalia.


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