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17:06 giovedì 6 agosto 2026
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.
I lavoratori dei musei di Venezia minacciano lo sciopero perché sono costretti a lavorare con 30° gradi al chiuso a causa dell’aria condizionata che funziona male o manca del tutto Una situazione così grave da portare al rischio di «spossatezza, crampi e colpi di calore» per i lavoratori, ai quali mancherebbe anche la formazione adeguata per affrontare questa emergenza.
Per sopperire al taglio dei fondi per la ricerca, un gruppo di scienziati che studia le marmotte ha aperto un canale OnlyFans tutto dedicato alle marmotte OnlyMarms (si chiama proprio così) è gratuito, pubblica «contenuti non censurati di marmotte dalle Montagne Rocciose» e accetta mance per la buona causa della scienza.
Le ondate di caldo potrebbero far aumentare il prezzo del cibo più della guerra in Iran e della crisi nello Stretto di Hormuz Addirittura un punto percentuale di inflazione alimentare in più, un aumento del costo del cibo che nel 2027 rischia di arrivare al 3 per cento.
Il ristorante Trippa ha tolto dal menù i suoi due piatti più celebri perché troppe persone prendevano solo quelli per fotografarli L'ha spiegato lo chef Diego Rossi, per provare a sfuggire alle tendenze dettate da Instagram anche sulla ristorazione.
Il Pentagono ha improvvisamente cambiato il modo in cui conta i morti e i feriti nella guerra in Iran Pare su richiesta diretta dalla Casa Bianca. Risultato: 4 morti "in meno" e circa 600 feriti in più.
Fred Again ha passato 50 ore consecutive in livestream su YouTube per completare il suo nuovo mixtape Lo ha fatto insieme al collettivo LATIN MAFIA, registrato tutto a Città del Messico e intitolato (didascalicamente ma efficacemente) 9 months & 50 hours.
I Massive Attack sono stati banditi a vita da Singapore dopo aver esposto la bandiera della Palestina durante un concerto Prima di essere espulsi hanno subìto perquisizioni e il sequestro dei passaporti. «Un'esperienza surreale», l'ha definita la band.

Perché il made in Italy non è un dono di Dio

12 Marzo 2012

Il made in Italy è uno dei concetti più richiamati e discussi da politici, economisti e analisti italiani. Non c’è dibattito sulla crisi del nostro Paese e sulla sua possibile ricrescita che non contenga (a ragione) un riferimento all’italianità intesa – soprattutto all’estero – come garanzia di qualità e prestigio, specie in settori come quello dell’alta moda. Spesso però il made in Italy viene considerato un valore eterno e inscalfibile: il vantaggio competitivo che l’Italia ha ricevuto come una benedizione divina e di cui non sarà mai privata. La realtà è ovviamente diversa.

Oggi lo storico Valerio Castronovo ne ha parlato sul Sole 24 Ore, spiegando come l’eccezionalità italiana che ha fatto la nostra fortuna negli scorsi decenni sia fatta di piccoli distretti ultra-produttivi e specializzati, come delle piccole comunità connesse e aperte alla collaborazione, composte da uno scheletro di piccole-medie imprese attive e aperte all’estero. Un fenomeno che qualcuno ha definito “capitalismo molecolare” e che è stato il risultato di un lungo processo storico che Castronovo fa risalire ai Comuni quando si crearono le fondamenta per “un tessuto connettivo favorevole alla comparsa e all’espansione di un’ampia gamma di attività economiche” che ha reso possibile lo sviluppo economico e il boom economico degli anni ’60. Il made in Italy, quindi,

è stato il risultato dell’opera sia di uno stuolo di Pmi d’impianto famigliare sbocciate dall’universo poliedrico della provincia italiana e caratterizzate da peculiari doti d’ingegnosità, sia di alcuni grandi gruppi affermatisi in alcune filiere strategiche per il loro elevato grado di innovazione e produttività. D’altra parte, se la produzione agroalimentare, l’arredamento e l’abbigliamento hanno agito da battistrada, il “made in Italy” s’è arricchito man mano di nuove specializzazioni: dai macchinari ai mezzi di trasporto, dalla metallurgia all’impiantistica, dalla chimica alle apparecchiature elettriche, ai beni d’investimento intermedi.

La globalizzazione ha però cambiato tutto e ci ha colti impreparati. Oggi, spiega lo storico, sono altri fattori ad essere basilari ed essenziali per il successo economico, come la ricerca e la progettazione, la formazione professionale la cooperazione in rete. Occorre rendersene conto: cambiare mentalità e attuare riforme strutturali in grado di renderci competitivi in un modello economico del tutto nuovo. “Altrimenti”, spiega Castronovo, “è un’illusione pensare che il made in Italy sia (…) una sorta di polizza per il futuro”.

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