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I dazi turistici sono l’ultimo fronte nella guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa Mentre Trump impone agli stranieri una maxi tassa per l'ingresso ai parchi nazionali, il Louvre alza il prezzo del biglietto per gli "extracomunitari".
Papa Leone XIV ha benedetto un rave party in Slovacchia in cui a fare da dj c’era un prete portoghese Il tutto per festeggiare il 75esimo compleanno dell'Arcivescovo Bernard Bober di Kosice.
I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.
La presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan ha nominato il nuovo governo e ha fatto ministri tutti i membri della sua famiglia In un colpo solo ha sistemato due figlie, un nipote, un genero, un cognato e pure un carissimo amico di famiglia.
Sally Rooney ha detto che i suoi libri potrebbero essere vietati in tutto il Regno Unito a causa del suo sostegno a Palestine Action E potrebbe addirittura essere costretta a ritirare dal commercio i suoi libri attualmente in vendita.
In Francia è scoppiato un nuovo, inquietante caso di “sottomissione chimica” simile a quello di Gisèle Pelicot Un funzionario del ministero della Cultura ha drogato centinaia di donne durante colloqui di lavoro per poi costringerle a urinare in pubblico.
Dopo quasi 10 anni di attesa finalmente possiamo vedere le prime immagini di Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, è il film che segna il ritorno alla regia di Van Sant dopo una pausa lunga 7 anni.
Un esperimento sulla metro di Milano ha dimostrato che le persone sono più disponibili a cedere il posto agli anziani se nel vagone è presente un uomo vestito da Batman Non è uno scherzo ma una vera ricerca dell'Università Cattolica, le cui conclusioni sono già state ribattezzate "effetto Batman".

Perché il made in Italy non è un dono di Dio

12 Marzo 2012

Il made in Italy è uno dei concetti più richiamati e discussi da politici, economisti e analisti italiani. Non c’è dibattito sulla crisi del nostro Paese e sulla sua possibile ricrescita che non contenga (a ragione) un riferimento all’italianità intesa – soprattutto all’estero – come garanzia di qualità e prestigio, specie in settori come quello dell’alta moda. Spesso però il made in Italy viene considerato un valore eterno e inscalfibile: il vantaggio competitivo che l’Italia ha ricevuto come una benedizione divina e di cui non sarà mai privata. La realtà è ovviamente diversa.

Oggi lo storico Valerio Castronovo ne ha parlato sul Sole 24 Ore, spiegando come l’eccezionalità italiana che ha fatto la nostra fortuna negli scorsi decenni sia fatta di piccoli distretti ultra-produttivi e specializzati, come delle piccole comunità connesse e aperte alla collaborazione, composte da uno scheletro di piccole-medie imprese attive e aperte all’estero. Un fenomeno che qualcuno ha definito “capitalismo molecolare” e che è stato il risultato di un lungo processo storico che Castronovo fa risalire ai Comuni quando si crearono le fondamenta per “un tessuto connettivo favorevole alla comparsa e all’espansione di un’ampia gamma di attività economiche” che ha reso possibile lo sviluppo economico e il boom economico degli anni ’60. Il made in Italy, quindi,

è stato il risultato dell’opera sia di uno stuolo di Pmi d’impianto famigliare sbocciate dall’universo poliedrico della provincia italiana e caratterizzate da peculiari doti d’ingegnosità, sia di alcuni grandi gruppi affermatisi in alcune filiere strategiche per il loro elevato grado di innovazione e produttività. D’altra parte, se la produzione agroalimentare, l’arredamento e l’abbigliamento hanno agito da battistrada, il “made in Italy” s’è arricchito man mano di nuove specializzazioni: dai macchinari ai mezzi di trasporto, dalla metallurgia all’impiantistica, dalla chimica alle apparecchiature elettriche, ai beni d’investimento intermedi.

La globalizzazione ha però cambiato tutto e ci ha colti impreparati. Oggi, spiega lo storico, sono altri fattori ad essere basilari ed essenziali per il successo economico, come la ricerca e la progettazione, la formazione professionale la cooperazione in rete. Occorre rendersene conto: cambiare mentalità e attuare riforme strutturali in grado di renderci competitivi in un modello economico del tutto nuovo. “Altrimenti”, spiega Castronovo, “è un’illusione pensare che il made in Italy sia (…) una sorta di polizza per il futuro”.

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