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22:28 lunedì 23 febbraio 2026
Il Vaticano ha annunciato che le messe nella basilica di San Pietro avranno una traduzione simultanea in 60 lingue fatta dall’AI L'AI in questione si chiama Lara e verrà presentata in occasione dei festeggiamenti per i 400 anni della Basilica.
Durante i festeggiamenti per il 30esimo anniversario della serie è stato annunciato un nuovo anime di Evangelion Nuova serie di cui non si sa assolutamente niente, ma questo non ha impedito alla macchina dell'hype di entrare in funzione.
Alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina, Ilia Malinin si è esibito indossando dei jeans Balmain da 1100 dollari Il pezzo era abbinato a una felpa del rapper NF: nel suo insieme, il look sembrava suggerire una riflessione sulla salute mentale nello sport.
Giorgia Meloni ha dovuto pubblicare un comunicato stampa ufficiale per smentire le voci di una sua partecipazione a Sanremo È stata costretta a farlo perché da giorni questa voce circolava insistentemente, tanto che i giornalisti hanno anche chiesto a Carlo Conti se fosse vera.
La cosa più discussa dei BAFTA non sono stati i film né i premi ma le censure riuscite e fallite della BBC Un insulto razzista non è stato rimosso dalla differita della cerimonia, un "Free Palestine" e una battuta su Trump sono invece sparite. Non è chiaro il metodo applicato dall'emittente.
A giudicare dalle vendite, dopo il ritorno dei vinili potrebbe essere arrivato il momento del ritorno dei cd I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Dopo 13 anni, l’episodio “Ozymandias” di Breaking Bad ha perso il suo 10/10 su IMDb per colpa di una guerra tra il fandom di Breaking Bad e quello di Game of Thrones Era l'unico episodio di una serie tv ad aver mai raggiunto quel traguardo. Che ora è andato perso per colpa della "bellicosità" del suo fandom.
Reynisfjara, la famosissima “spiaggia nera” in Islanda, è stata praticamente distrutta da una mareggiata Il vento e le onde hanno causato il crollo di una grande scogliera: al momento, l'accesso alla spiaggia è impossibile (oltre che vietato).

Perché i siti giapponesi sono così strani?

22 Novembre 2013

Com’è noto, il Giappone da decenni è uno dei Paesi più all’avanguardia del mondo (tuttora è nella top ten degli Stati col più alto indice di sviluppo umano) – e l’ambito cultural-tecnologico non fa eccezione alla regola. Tuttavia, nonostante le conquiste fatte anche in questo campo, una branca del design sembra rimasta ferma alla fine degli anni Novanta. Si tratta del web design.

Prendendo i più popolari siti web giapponesi (come Goo, Yomiuri e Rakuten), si notano infatti immediatamente alcune caratteristiche – come la presenza di testo denso e raggruppato, le immagini piccole e di bassa qualità e l’uso della tecnologia Flash nei banner – che da nel resto del mondo occidentale sono considerate del tutto superate.

Il sito Randomwire ha spiegato le possibili ragioni per cui queste differenze caratterizzano così marcatamente il web design giapponese, individuandone tre: la questione linguistica, quella culturale e quella tecnica.

La lingua. Un elemento base della lingua giapponese sono i logogrammi (simboli che rappresentando a cui corrispondono morfemi o parole), che rendono quello che noi considereremmo una colonna di testo densa e incomprensibile qualcosa di perfettamente leggibile. A rallentare l’acquisizione di standard “internazionali”, o meglio, tipici della cultura occidentale, ci sono poi molte altre barriere linguistiche, che rendono i template a cui siamo abituati inutilizzabili in Giappone.

La cultura. Un valore tipico della cultura nipponico, continua Randomwire, è una certa attenzione per la tradizione e gli usi tipici del Paese, da qui una certa visione “conservatrice” nell’abbracciare elementi e modelli “esterni”: se si adopera una regola, anche in ambito estetico, lasciare il vecchio per il nuovo non è visto in maniera positiva.

I banner pubblicitari non aiutano di certo: l’advertising giapponese è «visto come un modo per diffondere messaggi più rumorosamente possibile». Anche per questo, le pubblicità contengono molte parole e immagini in spazi ridotti e sono molto più dense di quelle alle quali siamo abituati. Un caos che, nota il blog, ricorda vagamente il tipico panorama di una qualunque strada di Tokyo o Osaka.

La tecnica. Il Giappone, come già detto, è molto avanzato tecnologicamente e infatti ha vissuto uno sviluppo del settore mobile che ha preceduto (e non di poco) quello occidentale post-iPhone. All’epoca (nei primi anni 2000) i siti dovevano essere disegnati inserendo tutto il contenuto desiderato negli angusti schermi dei cellulari.

A caratterizzare l’estetica del web del Sol Levante ci sono anche i font, o meglio: la loro mancanza. Per il cinese, il giapponese e altri idiomi composti da migliaia di caratteri, infatti, i font disponibili sono molto pochi. Crearne uno, infatti, sarebbe un procedimento costosissimo in tempo di denaro e tempo. Per questo motivo i designer sono spesso costretti a ricorrere a elementi espressivi non testuali, come immagini o animazioni – tutte cose che rendono la rete giapponese così unica.

Nell’immagine: il sito Rakuten.co.jp

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