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19:33 giovedì 14 maggio 2026
L’ultima assurdità in fatto di cibo uscita da internet è il biblical eating, cioè mangiare come si mangia nella Bibbia Una dieta basata solo sugli ingredienti, le preparazioni e le ricette menzionate nella Bibbia. Serve a tenersi in forma e a scacciare il Diavolo, dicono i sostenitori.
A giugno arriveranno in streaming i primi quattro film di Sean Baker, mai distribuiti fino a ora in Italia Sono Four Letter Words, Take Out, Prince of Broadway, Starlet e saranno disponibili a partire da giugno, in lingua originale con sottotitoli.
C’è una copia di Wikipedia in cui tutti gli articoli sono deliri sconnessi e sconclusionati scritti da una AI Si chiama Halupedia e contiene tutte le informazioni su eventi storici come il Grande Censimento dei Piccioni del 1887 e approfondimenti sul mandato gnomico del ragionamento circolare.
Un’operazione segreta dell’Onu ha salvato dalle macerie di Gaza milioni di documenti che ricostruiscono la storia del popolo palestinese dalla Nakba a oggi In 10 mesi, gli operatori hanno salvato milioni di documenti che permetteranno di ricostruire gli alberi genealogici dei palestinesi e di raccontare il loro legame con quella terra.
La lunghissima, tesissima, imbarazzatissima stretta di mano tra Donald Trump e Xi Jinping È durata 14 secondi, nessuno sembrava voler mollare la presa per primo, ovviamente su internet si sono fatte scommesse e meme a riguardo.
Helen Mirren ha esordito come testimonial di Stella McCartney facendo una “cover” di Come Together dei Beatles In realtà si tratta di un bis: Mirren quel testo lo aveva già enunciato alla sfilata di Stella McCartney per la primavera/estate 2026.
Uno studio ha dimostrato che interessarsi all’arte e alla cultura rallenta l’invecchiamento e migliora la salute Addirittura più dell'esercizio fisico: dedicarsi alle arti almeno una volta alla settimana riduce l'invecchiamento biologico di un anno.
L’invasione dei pavoni di Punta Marina è diventata una notizia di portata internazionale È stata ripresa nientemeno che da Ap News, cioè da Associated Press, con un video pubblicato sul loro sito.

L’attivismo corporate di Lush

17 Marzo 2016

Lush è una società che produce e vende «cosmetici freschi fatti a mano» in 50 Paesi. Gestisce 940 negozi monomarca, di cui un centinaio nel solo Regno Unito, dove è basata, per un fatturato di 727 milioni di euro lo scorso anno. È anche una società molto nota per il suo attivismo politico.

Per fare qualche esempio: nel 2011 ha lanciato una campagna pro-immigrati, esponendo nei suoi negozi britannici (a quel tempo erano ancora 95) un cartello con scritto «No one is illegal«; nel 2012 ha organizzato una dimostrazione contro gli esperimenti sugli animali; in passato ha devoluto una parte dei suoi ricavi all’associazione Plane Stupid, che combatte l’inquinamento da trasporto aereo e nel 2015 ha organizzato una protesta che ha bloccato Heathrow per sensibilizzare sul tema dei cambiamenti climatici.

Negli Stati Uniti, inoltre, finanzia associazioni come No New Animal Lab, contro i test sugli animali, e Peaceful Uprising, un progetto ambientalista di disobbedienza civile. Ha partecipato a una campagna contro i droni, pubblicamente sostenuto i suoi dipendenti che si sono uniti alle proteste di Black Lives Matter. Inoltre ha una tax policy in cui si impegna a non ricorrere ai cosiddetti paradisi fiscali nella gestione delle finanze della società.

Come ha fatto Lush a diventare una delle aziende più di sinistra di sempre? Quartz ha provato a ripercorre la storia (politica e non) del marchio, intervistando il cofondatore Mark Constantine.

All’inizio degli anni Novanta Constantine, che è sempre stato un ecologista (gira solo in bici) e dice di essersi interessato di cosmetici fin da quando aveva 12 anni, diventò un fornitore del Body Shop, la società, oggi concorrente di Lush, che fu tra le prime a popolarizzare l’idea di “cosmesi etica”, opponendosi ai test sugli animali e promuovendo varie campagne.

Nel 1995 Constantine ha fondato Lush insieme alla moglie Mo. Da allora i coniugi hanno applicato la lezione imparata durante la loro collaborazione col Body Shop, spingendo l’asticella più in alto: «The Body Shop sostiene campagne con cui è difficile non trovarsi d’accordo, per esempio quella contro il traffico di persone per sfruttamento sessuale. Lush invece non è interessata alle “conversazioni facili”» scrive Quartz. Infatti ha sostenuto anche cause potenzialmente divisive, come Black Lives Matter o la chiusura di Guantanamo.

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