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22:28 lunedì 9 marzo 2026
L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.
L’Iran ha fatto un altro cortometraggio in stile Lego The Movie per dare tutta la colpa della guerra a Usa e Israele Era già successo nello scorso giugno, durante i precedenti attacchi di Usa e Israele. Anche in quel caso, i protagonisti era Trump, Netanyahu e Satana.
Il video del nuovo singolo di Olivia Rodrigo è un montaggio di video fatti dai bambini di Gaza, del Sudan, dell’Ucraina e dello Yemen Lo ha pubblicato su Instagram per promuover l'uscita del disco di beneficienza Help(2), per il quale ha realizzato una cover di "The Book of Love".
I creator assoldati per fare propaganda a favore di Israele stanno facendo causa a Israele perché non sono stati pagati Diversi enti governativi israeliani avrebbero debiti per milioni con studi di produzione e creator assunti per influenzare l'opinione pubblica.
Polymarket è stata costretta a chiudere la pagina in cui faceva scommettere sull’imminente apocalisse nucleare Si poteva fare una di due scelte: la bomba esploderà entro la fine di marzo? Oppure entro giugno dell'anno prossimo?
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.

L’invasione dei neonati su Internet

19 Maggio 2014


Non sono più solo nativi digitali. Oramai spesso i bambini, oltre a crescere fianco a fianco con la tecnologia, si ritrovano sul web prima ancora di poter scegliere di farlo autonomamente. Spesso anche pochissime ore dopo la nascita. Un articolo sul New York Times spiega la tendenza dei genitori a fornire un’identità digitale ai figli quando essi sono ancora neonati. E perché, nonostante non si tratti ancora di un fenomeno capillarmente diffuso, ne sia già nato un dibattito.

Il gesto più comune è quello di creare ai bambini una casella di posta elettronica, in modo da inviargli costantemente foto, video e aneddoti sulla loro infanzia che un giorno potranno riguardare. Insomma, il vecchio album su cui le mamme incollavano le prime foto dei loro neonati e annotavano il giorno in cui avevano parlato e per la prima volta è stato (in parte) sostituito dai supporti digitali. Alcuni genitori decidono anche di attivare ai figli degli account Facebook,  Twitter, Instagram e Tumblr. Altri ancora, invece, pubblicano molte immagini dei figli sui social network: anche senza un loro profilo o account, ai futuri adolescenti basterà scorrere quelli dei genitori per ripercorrere la loro storia.

La discussione sull’argomento verte attorno a un nodo centrale: che effetto fa scoprire di avere già una ricca storia digitale nel momento in cui si diventa capaci di andare su Internet? Secondo Kaveri Subrahmanyam, direttore associato del Children’s Digital Media Center dell’Università della California, «I genitori dovrebbero essere del tutto consapevoli di quello che fanno con la tecnologia, e non credo che siamo già arrivati a questo punto».

Alcuni ritengono addirittura che, in un’era votata al digitale come la nostra, i figli senza documentazione della loro infanzia sul web potrebbero sentirsi non amati. Secondo altri, invece, ognuno deve essere lasciato libero di scegliere cosa e in che misura condividere con il mondo intero quando ha l’età giusta per farlo. Una delle persone iscritte a questa corrente di pensiero è Derrick Harris, che nel 2012 pubblicò su Gigaom una lettera rivolta alla figlia all’interno di un articolo intitolato proprio “Why I’ll let my daughter shape her own digital identity” (“Perché lascerò che mia figlia crei la sua identità digitale”).

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