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19:37 lunedì 14 settembre 2026
Bernie Sanders ha proposto una legge per punire chi sviluppa una “super AI” con la stessa pena di chi sviluppa un’arma nucleare illegale Proposta di legge (che difficilmente verrà approvata) a cui ha dato l'esplicativo titolo di Ban Artificial Superintelligence Act.
Sulle Dolomiti quest’anno ci sono davvero tutti, pure Timothée Chalamet Assieme a suo padre Marc, compagno di un'escursione che l'attore ha dettagliatamente raccontato in un post Instagram.
Il governo israeliano vuole revocare la cittadinanza ai registi di NAZA, Yuval Abraham e Rachel Szor, per alto tradimento Vincitori del Premio speciale della giuria a Venezia, i due si sono ritrovati accusati dal Ministro della Cultura Miki Zohar.
Da gennaio la Svezia dà un “sussidio di rimpatrio” alle persone immigrate per andarsene via dal Paese, ma finora non lo ha richiesto praticamente nessuno Il programma è partito a inizio 2026. Finora ci hanno aderito soltanto 171 persone in tutta la Svezia. I cittadini stranieri sono più di due milioni, un quinto della popolazione totale.
C’è un videogioco in cui vivi le poche gioie e i tanti dolori di un dipendente di una piccola casa editrice indipendente Si chiama Small Press Tycoon, tutte le cose che si dicono e si vedono nel gioco fanno molto ridere perché, chi lavora nell'editoria indipendente può confermare, sono molto vere.
Secondo uno dei capi della sicurezza di Anthropic, «c’è il 10 per centro di probabilità che l’AI ci uccida tutti entro questo decennio» L'ennesimo dirigente di un'azienda AI che dice che le aziende AI stanno per far succedere qualcosa di grave. Senza che nessuno intervenga per fermarle.
Da oggi è disponibile in streaming La Superviviente, un incredibile documentario sulla donna che si inventò di essere una sopravvissuta all’11 settembre Diretto da Kike Maíllo, racconta la storia Alicia Esteve, che per sei anni finse di essere la sopravvissuta Tania Head. Finse tanto bene da diventare la presidente dell'Associazione dei sopravvissuti del World Trade Center.
Queste parole pronunciate nel 1979 da Emma Bonino sull’ipocrisia degli antiabortisti non sono mai state così attuali e così vere «Sono contro l'aborto, dicono. Però contro l'aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», disse, in una storica puntata di Acquario di Maurizio Costanzo, andata in onda nel 1979 e disponibile su RaiPlay.

L’invasione dei neonati su Internet

19 Maggio 2014


Non sono più solo nativi digitali. Oramai spesso i bambini, oltre a crescere fianco a fianco con la tecnologia, si ritrovano sul web prima ancora di poter scegliere di farlo autonomamente. Spesso anche pochissime ore dopo la nascita. Un articolo sul New York Times spiega la tendenza dei genitori a fornire un’identità digitale ai figli quando essi sono ancora neonati. E perché, nonostante non si tratti ancora di un fenomeno capillarmente diffuso, ne sia già nato un dibattito.

Il gesto più comune è quello di creare ai bambini una casella di posta elettronica, in modo da inviargli costantemente foto, video e aneddoti sulla loro infanzia che un giorno potranno riguardare. Insomma, il vecchio album su cui le mamme incollavano le prime foto dei loro neonati e annotavano il giorno in cui avevano parlato e per la prima volta è stato (in parte) sostituito dai supporti digitali. Alcuni genitori decidono anche di attivare ai figli degli account Facebook,  Twitter, Instagram e Tumblr. Altri ancora, invece, pubblicano molte immagini dei figli sui social network: anche senza un loro profilo o account, ai futuri adolescenti basterà scorrere quelli dei genitori per ripercorrere la loro storia.

La discussione sull’argomento verte attorno a un nodo centrale: che effetto fa scoprire di avere già una ricca storia digitale nel momento in cui si diventa capaci di andare su Internet? Secondo Kaveri Subrahmanyam, direttore associato del Children’s Digital Media Center dell’Università della California, «I genitori dovrebbero essere del tutto consapevoli di quello che fanno con la tecnologia, e non credo che siamo già arrivati a questo punto».

Alcuni ritengono addirittura che, in un’era votata al digitale come la nostra, i figli senza documentazione della loro infanzia sul web potrebbero sentirsi non amati. Secondo altri, invece, ognuno deve essere lasciato libero di scegliere cosa e in che misura condividere con il mondo intero quando ha l’età giusta per farlo. Una delle persone iscritte a questa corrente di pensiero è Derrick Harris, che nel 2012 pubblicò su Gigaom una lettera rivolta alla figlia all’interno di un articolo intitolato proprio “Why I’ll let my daughter shape her own digital identity” (“Perché lascerò che mia figlia crei la sua identità digitale”).

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