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Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.
Per impedire ai manifestanti di organizzare altre proteste, il regime iraniano ha spento completamente internet in tutto il Paese Tra giovedì 8 e venerdì 9 gennaio, il traffico internet in Iran si è azzerato. Letteralmente. Il regime spera così di rendere più difficile l'organizzazione di nuove proteste.
X è diventato il sito che produce e pubblica più deepfake pornografici di tutta internet Grazie soprattutto all'AI Grok, che ogni ora sforna circa 7 mila immagini porno, usando anche foto di persone vere, senza il loro consenso.
Su Disney+ arriveranno brevi video in formato verticale per gli spettatori che non vogliono vedere film né serie ma solo fare doomscrolling L'obiettivo dichiarato è quello di conquistare il pubblico il cui unico intrattenimento sono i contenuti che trovano a caso sui social.
I fan di Stranger Things si sono convinti che sarebbe uscito un altro episodio della serie e l’hanno cercato su Netflix fino a far crashare la piattaforma Episodio che ovviamente non è mai esistito, nonostante un teoria nata tra Reddit e TikTok abbia convinto migliaia di persone del contrario.
Al funerale di Brigitte Bardot c’era anche Marine Le Pen La leader del Rassemblement National era tra i pochissimi politici invitati alla cerimonia, tenutasi mercoledì 7 gennaio a Saint-Tropez.

La scoperta di un fiume leggendario in Amazzonia

18 Febbraio 2016

Parte delle storie della tradizione della foresta amazzonica, la leggenda del fiume bollente è un racconto mitico tramandato per generazioni dai peruviani. Andrés Ruzo, geologo, l’ha sentita per la prima volta a 12 anni, quando viveva ancora in Perù e passava molto tempo con suo nonno. L’anziano aveva narrato che dopo che i conquistadores spagnoli detronizzarono l’ultimo imperatore Inca, si inoltrarono nella foresta pluviale in cerca di tesori e ricchezze. I pochi che tornarono, diceva la storia, parlarono di serpenti capaci di mangiare un uomo, malattie, infezioni, e di un fiume così caldo che la sua acqua letteralmente bolliva.

Anni dopo, Ruzo è diventato un ricercatore alla Souther Methodist University con una mappa geotermale dell’Amazzonia in preparazione come tesi di dottorato, quando si è ricordato delle parole del nonno. Appena ha provato a indagare maggiormente sul fiume della leggenda, tuttavia, lo studioso non ha ricevuto molti appoggi: i colleghi gli hanno detto che non c’era ragione di prendere per vero quel dettaglio (nella foresta non esistono attività vulcaniche tali da giustificare un fenomeno simile, d’altronde), e un professore, spazientito, una volta è arrivato a dirgli di non fare «domande stupide» se voleva davvero terminare il suo lavoro.

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Eppure il fiume esisteva, eccome, e alla fine Ruzo l’ha trovato grazie a una zia a cui era capitato di vederlo anni prima. Si trattava di Mayantuyacu, un centro termale noto da tempo al popolo indigeno Asháninka e nascosto nei recessi della foresta pluviale peruviana. La temperatura dell’acqua che scorre in questo luogo, un bacino profondo sei metri e largo fino a 25, è abbastanza alta da uccidere gli animali che vi cadono dentro, e per un breve tratto diventa così intensa da concretizzarsi nel bollore tramandato dal mito. Era il 2011 quando Ruzo è arrivato per la prima volta sulle sponde del fiume, e in quel momento da settant’anni nessuna pubblicazione scientifica aveva documentato questa peculiare meraviglia naturale.

Andrés Ruzo ha pubblicato un libro che parla della vicenda, The Boiling River: Adventure and Discovery in the Amazon, e ricevuto una somma da National Geographic per scovare le zone a rischio ambientale più elevato dell’Amazzonia. La stessa Mayantuyacu, d’altronde, è messa in serio pericolo da un disboscamento illegale incessante.

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