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Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

L’uomo che dedica la sua vita alle tombe delle leggende del blues

03 Gennaio 2014

Steven Salter ha un lavoro del tutto particolare, che però deriva da una passione comune a molti: quella per il blues. Nel 1997 partì da casa sua, in Michigan, per recarsi al Jazz & Heritage di New Orleans, in Louisiana, la capitale mondiale di questo genere musicale. Nel tragitto decise, in una sorta di ossequioso rito, di fermarsi a visitare i luoghi di sepoltura di alcune delle sue leggende del blues preferite.

Trovò con relativa facilità Muddy Waters (quello, tra le altre cose, di “Mannish Boy“), seppellito col suo vero nome, McKinley Morganfield, in una cittadina dell’Illinois. E lo stesso successe con quella di Howlin’ Wolf (“Smokestack Lightining“), la cui tomba a Chicago reca un’inconfondibile chitarra incisa sulla lapide. Chi non trovò, però, fu Otis Spann, membro della band di Muddy Waters negli anni Cinquanta e Sessanta, scomparso nel 1970 e – come Waters – sepolto ad Alsip, Illinois.

Salter non ci pensò su molto: come rivela in un’intervista a Businessweek, «pensai: qualcuno deve procurargli una lapide». E l’idea che ebbe all’epoca nel giro di poco tempo diventò un’attività a tempo pieno col Killer Blues Headstone Project, un’organizzazione non-profit dal basso che raccoglie fondi per scongiurare che le principali figure della musica jazz e blues vengano dimenticate per colpa di una lapide senza nome.

Sanders precisa che questi musicisti al tempo talvolta erano sì delle star, ma sicuramente tutt’altro che milionarie: «Spesso non erano grandi interpreti – vivevano della loro musica, ma il denaro veniva soprattutto dalle esibizioni live. Quando morivano, il loro stipendio moriva con loro. […] A volte qualche associazione di musicisti raccoglieva i soldi per una lapide ma la famiglia, privata della principale fonte di gettito, riceveva l’assegno e pensava “Hmm, compriamo una lapide o paghiamo l’affitto del mese prossimo?”».
 

Nella foto: Muddy Waters.

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