Esteri ↓
14:26 martedì 13 gennaio 2026
L’uomo che ha passato 52 anni a cercare il mostro di Loch Ness ha ammesso che il mostro di Loch Ness non esiste Adrian Shine si è dovuto arrendere alla realtà: le leggende sono solo leggende, nonostante ciò, ha dichiarato di essersi divertito moltissimo
Un misterioso youtuber ha pubblicato un video lungo 140 anni in cui non succede, non si vede e non si sente niente L'utente shinywr è diventato improvvisamente l'uomo più cercato di internet: chi è? Come ha fatto? E, soprattutto, perché?
L’app più scaricata in Cina serve ad avvisare i tuoi parenti se sei morto Si-le-ma ("Sei morto?) usa un sistema di check-in giornaliero per rassicurare i Gen Z cinesi che vivono da soli e temono di morire senza che nessuno se ne accorga.
Se esistesse un Golden Globe al Miglior meme, quest’anno l’avrebbe stravinto Leonardo DiCaprio L'attore non ha vinto il premio come Miglior attore protagonista, ma è stato senza dubbio il personaggio più commentato, screenshotato e memizzato della serata.
Il regime iraniano ha inventato un nuovo strumento di censura pur di impedire ai manifestanti di accedere a internet con Starlink Secondo gli esperti di cybersecurity, un simile livello di oscuramento delle comunicazioni, e di internet in particolare, ha pochissimi precedenti nella storia.
Lo “Zanardi equestre” di Andrea Pazienza è diventato un caso giudiziario perché era stato buttato nell’immondizia e adesso non si sa a chi appartenga Da una parte c'è l'uomo che lo ha recuperato dalla discarica e restaurato, dall'altra il Comune che l'opera l'ha pagata.
La maggior parte dei visti per artisti e scienziati stranieri negli Stati Uniti sta andando a influencer e onlyfanser Più della metà dei visti riservati alle «persone che eccellono nel campo delle arti» va a a persone che di mestiere creano "contenuti" per i social.
L’unico film corto mai realizzato da Béla Tarr si può vedere gratuitamente online Si chiama Prologue, fa parte di Visions of Europe, un film collettivo del 2004 composto da 25 cortometraggi, e dura poco più di 5 minuti.

Il turismo “unplugged”, per combattere la dipendenza da internet

10 Ottobre 2016

Secondo un rilevamento della società di marketing americana Jwt Intelligence di qualche tempo fa, il 41% dei Millennials teme che il suo imprescindibile smartphone sia un impedimento a godersi del tutto una vacanza. Che ci si trovi in un tour simil-avventuroso o in un relais dal contesto più tranquillo, infatti, il gesto istintivo di quest’epoca è uno soltanto: estrarre un telefono dotato di fotocamera e documentare in ogni modo la propria esperienza.

Quanto sono disposti a pagare i tech addicts (ma chi non lo è, d’altronde?) per avere in cambio una pace vera, disintossicata da internet? La domanda è il punto d’inizio di un pezzo di Motherboard che indaga il boom di un formato in crescita costante nell’industria del turismo mondiale: le strutture che offrono la disconnessione totale dai social media, o anche “unplugged tourism”. È il caso di Le Pause, che a Marrakech, in Marocco, promette tende di lino pregiato e soprattutto l’assenza di rete mobile e wi-fi, e dell’hotel Juma Lodge, fatto di palafitte sospese sulla foresta amazzonica e il Rio delle Amazzoni a Manaus, in Brasile.

Sit In Protest Continues In Hong Kong Despite Chief Executive's Calls To Withdraw

Marina Lopes, autrice dell’articolo di Motherboard, ha scelto di passare un periodo al Juma Lodge, dove la connettività è assente e l’unico mezzo di comunicazione con l’esterno sono alcune radio, a cui si ricorre soltanto in caso di emergenza. Dice di aver sperimentato una certa «astinenza» dopo qualche giorno passato a passeggiare nella foresta e temere gli alligatori del fiume, ma di essersela cavata benissimo.

«Le persone non hanno idea di come fare a disconnettersi. È per questo che c’è domanda. È un servizio per chi cerca se stesso, la gente sta cercando di re-imparare a conoscersi», ha commentato Adriana Lacerda, consulente di viaggi della società Plantel Tourism, interrogata sul nuovo trend. Se il claim di un celebre brand di telefonia mobile quindici anni fa era «connecting people», e suonava certamente come un fine nobile e vantaggioso, oggi i tempi sembrano essere cambiati.

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