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20:15 martedì 3 febbraio 2026
È uscita la prima campagna di Dario Vitale per Versace, che è anche l’ultima A firmare le immagini sono Steven Meisel, la fotografa messicana Tania Franco Klein e l'artista Frank Lebon. L'ispirazione, abbastanza evidente, è Richard Avedon.
Su YouTube è disponibile gratuitamente Forma e sostanza, un bellissimo documentario che racconta tutta la storia dei CSI Tutto merito del regista Cristiano Lucidi, che il film lo ha ideato, narrato, montato e anche caricato sul suo canale YouTube.
Meryl Streep interpreterà Joni Mitchell nel biopic sulla cantautrice diretto da Cameron Crowe Potrebbe non essere l'unica interprete, però: secondo le indiscrezioni, nel film, sempre nella parte di Joni Mitchell, ci sarà anche Anya Taylor-Joy.
Dagli Epstein Files è spuntata una inquietante intervista a Epstein che non si sa da chi sia stata fatta, quando e perché A un certo punto l'intervistatore chiede a un interdetto Epstein: «Lei è il diavolo in persona?». E lui risponde pure.
Quello che sta succedendo a Piazza Italia non è affatto una novità nel mondo della moda Per il brand di fast fashion è scattato il provvedimento di amministrazione giudiziaria, come già successo in altri celebri casi.
A Milano verrà aperto un nuovo museo dedicato a Gio Ponti Aprirà all’interno dell’ADI Design Museum, in piazza Compasso d'Oro 1, entro la fine del 2026.
L’Onu è in una grave crisi economica perché tantissimi Stati membri sono in ritardo con il pagamento della quota d’iscrizione La situazione è talmente grave che nella sede di Ginevra gli ascensori sono stati spenti e il riscaldamento ridotto al minimo.
A San Francisco hanno organizzato una manifestazione in difesa dei miliardari ma non si capisce se sia un’iniziativa seria o una burla L'obiettivo (pare) è proteggere i miliardari residenti in California da una proposta di patrimoniale del 5 per cento sui patrimoni dal miliardo in su.

L’open space perfetto, secondo la scienza

02 Agosto 2016

Una dei principali segni distintivi di quest’epoca, in ambito lavorativo, è il frequente ricorso delle aziende di ogni settore a spazi lavorativi aperti e in condivisione, ciò che siamo soliti chiamare “open space”. Non tutti amano l’open space: un pezzo del New Yorker del 2014 lo definiva «una trappola», e sono in molti a credere che l’eccessiva vicinanza ai colleghi di lavoro risulti in distrazioni e stress più facili.

Un nuovo studio della Harvard Business School sull’organizzazione ideale degli spazi di lavoro, effettuato incrociando le disposizioni dei posti di duemila impiegati di una società tech non identificata, è venuto alla conclusione che l’open space è effettivamente il miglior modo in cui ordinare le persone in un ufficio. È vero, in precedenza una ricerca che metteva insieme più di cento studi esistenti aveva stabilito che la curva dell’attenzione e la creatività dei dipendenti di un’azienda risultavano penalizzati dagli spazi in condivisione. Ma il segreto sta nel come vengono disposte le persone.

Grazia Magazine Produces Issue From New Shopping Centre

Per spiegare i risultati della Harvard Business School bisogna considerare che il paper ha diviso gli impiegati partecipanti in due categorie: quelli che producono contenuti più velocemente, ma con un output di qualità minore, e quelli che invece si prendono più tempo per generare prodotti di qualità superiore. Poiché i dati empirici suggeriscono che il contatto tra questi due gruppi genera effetti esclusivamente positivi (i primi vengono spronati a migliorare la qualità, e i secondi i tempi di produzione), il prossimo passo per migliorare gli open space, dice la ricerca, non è ispirarsi forzatamente ai luoghi di lavoro di Google o Pixar, ma creare il giusto equilibrio tra i diversi tipi di persone che lavorano fianco a fianco ogni giorno.

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