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09:49 mercoledì 4 marzo 2026
In cima al botteghino italiano c’è un documentario religioso sulle «apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque» di cui nessuno sembra sapere niente Il film si intitola Sacro Cuore – Il suo regno non avrà mai fine e ha incassato 264 mila euro in un giorno di programmazione.
Il sindaco di Londra ha deciso che Oxford Street verrà pedonalizzata per migliorare la qualità dell’aria ed eliminare gli incidenti automobilistici E sarà una vera pedonalizzazione: niente macchine, autobus, taxi, biciclette, scooter e risciò, potranno accedervi soltanto persone a piedi.
La Spagna è fin qui l’unico Paese occidentale che ha condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».
Anche gli eredi di Frida Kahlo sono esasperati dalla mercificazione di Frida Kahlo La pro nipote Cristina Kahlo ha pubblicamente espresso la sua frustrazione per la trasformazione dell'artista in un santino commerciale.
Sta riscuotendo grande successo un sito che raccoglie firme per mandare in guerra Barron Trump, il figlio più piccolo di Donald Si chiama DraftBarronTrump.com e lo ha lanciato Toby Morton, ex sceneggiatore di South Park.
Nonostante la guerra sia scoppiata di sabato, l’organo di sicurezza dell’Unione europea si è riunito di lunedì perché nel fine settimana non lavora nessuno Lo ha annunciato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen con un post su X, diventato un instant classic dei meme sulla burocrazia europea.
L’ex ministro dell’economia greco Yanis Varoufakis verrà processato perché in un podcast ha detto di aver provato l’ecstasy 37 anni fa L'ex ministro delle Finanze è accusato di «promozione e pubblicità di sostanze stupefacenti» e rischia dai 6 mesi ai 10 anni di carcere.
Nell’album di beneficenza Help(2), assieme a tutte le rockband più importanti di quest’epoca, ci saranno anche gli Oasis Nel disco, che esce il 6 marzo, ci sarà anche una loro versione di “Acquiesce” registrata durante uno dei concerti a Wembley del reunion tour.

Molestie sul lavoro, cinque uomini raccontano perché non sono intervenuti

08 Novembre 2017

Il caso Weinstein ha riaperto il dibattito sulle molestie sul luogo di lavoro. Un problema, dati alla mano, molto reale. Secondo un sondaggio del Washington Post, in America una donna lavoratrice su quattro ha subito, nel corso della sua carriera, una qualche forma di molestia, e lo stesso vale per un uomo su dieci. Una delle ragioni per cui il problema è così diffuso, sostengono alcuni, è che le vittime spesso non denunciano l’avvenuto. Un altro aspetto, però, di cui si parla meno, è che spesso le altre persone non intervengono. Che cosa spinge le persone a non intervenire in casi di molestie? Il New York mag ha raccolto cinque testimonianze di uomini – brave persone, uomini che non molesterebbero mai – che hanno raccontato, tra qualche senso di colpa, perché non sono intervenuti quando è capitato loro di assistere a situazioni in cui dei loro colleghi (uomini) molestavano delle donne.

luogo di lavoro

Per esempio c’è Steve, un dirigente informatico di 47 anni, che racconta di avere lavorato in un ambiente dove gli uomini, che erano la stragrande maggioranza, hanno creato una cultura lavorativa molto escludente per le donne (le uscite di lavoro si fanno agli strip club, i sistemi operativi si testano guardando porno, ecc): «Mi metteva a disagio l’idea di andare contro i miei colleghi perché erano anche amici», racconta. Bobby, un accademico di 36 anni, lavora con un professore che fa spesso domande inappropriate alle studentesse, per esempio chiedendogli della loro vita sessuale: non è mai intervenuto, dice, perché «non ne valeva la pena» e perché il professore era in una posizione di potere.

È interessante la testimonianza di Andrew, che ha un collega che si piazza davanti al bagno delle donne per fare commenti sgradevoli: vorrebbe intervenire… ma confessa di non sapere come fare. Charles invece ha tentato di intervenire, quando un suo collega ha iniziato a infastidire la centralinista vantandosi delle sue prestazioni sessuali: è stata la stessa donna a fermarlo, «gli uomini sono fatti così, cosa ci vuoi fare». Theo, un project manager trentenne, racconta di avere avuto un collega che faceva sempre commenti razzisti e sessisti: è andato alle risorse umane a parlarne, ma ha menzionato solo i primi perché «mi sembrava più facile indicare come sbagliato il razzismo che il sessismo».

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