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Josh Safdie ha detto che nella prima versione del finale di Marty Supreme Marty diventava un vampiro Persino un produttore dalla mente aperta come A24 ha pensato che fosse un finale troppo strano e l'ha costretto a cambiarlo, ha spiegato il regista.
Il miliardario Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha dovuto cambiare nome al suo megayacht dopo essersi accorto che leggendolo al contrario diceva “Im a nazi” Peccato, perché Izanami, divinità madre del pantheon shintoista, era proprio un bel nome. Almeno, lo era se lotto da sinistra a destra.
Dopo la morte del figlio di Chimamanda Ngozi Adichie, in Nigeria è iniziata una protesta contro il disastroso stato della sanità nazionale La scrittrice ha perso un figlio di appena 21 mesi e ha fatto causa all'ospedale in cui era ricoverato, accusando i medici di gravissime negligenze.
15 francesi, 13 tedeschi, 2 finlandesi, 2 norvegesi, un britannico, un olandese, nessun italiano: sembra una barzelletta ma è il contingente militare europeo in Groenlandia Basteranno un centinaio di soldati a fermare le mire espansionistiche degli Stati Uniti d'America? Il rischio di scoprirlo presto, purtroppo, c'è.
Maria Corina Machado ha offerto il suo Premio Nobel a Trump, lui se l’è preso e ha detto che se lo tiene Ma la Fondazione Nobel ha fatto sapere che non vale, non basta avere il Premio Nobel per essere il Premio Nobel.
Kim Gordon ha annunciato che il suo nuovo album si chiamerà Play Me e uscirà a marzo Sarà il terzo album da solista dell'ex-bassista dei Sonic Youth dopo The Collective e No Home Record.
È uscito il trailer di Euphoria 3 e tutti stanno parlando di Sydney Sweeney che fa la onlyfanser Ma ci sono diverse altre novità rispetto alle precedenti due stagioni, tra cui la presenza di Rosalía e Sharon Stone.
L’Ukip vuole usare un nuovo logo elettorale praticamente identico alla croce di ferro della Germania nazista È la seconda volta che il partito di estrema destra guidato dal personal trainer Nick Tenconi cerca di far approvare un simbolo che richiama apertamente l'iconografia del Terzo Reich.

I filtri di Instagram ci dicono se siamo depressi

30 Agosto 2016

Alcuni ricercatori hanno sviluppato un algoritmo in grado di diagnosticare la depressione analizzando i filtri di Instagram utilizzati da un utente. Non è la prima volta che l’algoritmo di un social network viene sfruttato per individuare malattie psichiche, ma la novità di questa ricerca è che si serve di immagini, e non solo di contenuti scritti.

Esiste infatti, sembrerebbe, un preciso legame diretto tra il filtro utilizzato dall’utente e il suo stato d’animo. Le foto postate da individui che soffrono di depressione hanno una maggiore probabilità di essere blu, grigie e in generale con tinte scure prevalenti; al contrario l’utilizzo di filtri più vivaci indica che la persona è più allegra.

I ricercatori hanno poi scoperto che i soggetti con disturbi psichici attivi su Instagram, in genere, utilizzano poco i filtri, ma quando lo fanno si riferiscono a stili ben definiti, come l’uso del bianco e nero. Ad esempio, si nota che a portare l’hashtag #Valencia (il nome di un filtro particolarmente accesso) sono molte più foto di persone sorridenti rispetto a #Inkwell (un filtro dalle tinte bianco e nero), dunque anche l’uso degli hashtag aiuta a capire se il paziente presenta un’eventuale depressione.

insta-depress

L’algoritmo utilizza anche una tecnologia di riconoscimento facciale per tracciare quante persone sono presenti nello scatto, ed è stato notato che i depressi hanno una media di soggetti per foto più bassa rispetto alle persone sane. Poi, i ricercatori hanno utilizzato come metro di valutazione anche il tempo passato su Instagram e il numero di commenti delle foto, arrivando alla conclusione che gli utenti più attivi sui social network sono in genere più depressi, e che i post di quest’ultimi in media ottengono più like.

La cosa incredibile è che questo metodo a dir poco innovativo è in grado di diagnosticare la depressione con un tasso di precisione pari al 70 per cento, mentre la valutazione di un medico standard ha un margine di accuratezza che si aggira attorno al 50 per cento. I filtri di fatto sono delle vere e proprie sovrapposizioni di colori a uno scatto, una sorta di tentativo da parte dell’utente di vedere il mondo con quelle stesse tinte.

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