Hype ↓
09:02 sabato 29 novembre 2025
I dazi turistici sono l’ultimo fronte nella guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa Mentre Trump impone agli stranieri una maxi tassa per l'ingresso ai parchi nazionali, il Louvre alza il prezzo del biglietto per gli "extracomunitari".
Papa Leone XIV ha benedetto un rave party in Slovacchia in cui a fare da dj c’era un prete portoghese Il tutto per festeggiare il 75esimo compleanno dell'Arcivescovo Bernard Bober di Kosice.
I distributori indipendenti americani riporteranno al cinema i film che non ha visto nessuno a causa del Covid Titoli molto amati da critici e cinefili – tra cui uno di Sean Baker e uno di Kelly Reichardt – torneranno in sala per riprendersi quello che il Covid ha tolto.
La presidente della Tanzania Samia Suluhu Hassan ha nominato il nuovo governo e ha fatto ministri tutti i membri della sua famiglia In un colpo solo ha sistemato due figlie, un nipote, un genero, un cognato e pure un carissimo amico di famiglia.
Sally Rooney ha detto che i suoi libri potrebbero essere vietati in tutto il Regno Unito a causa del suo sostegno a Palestine Action E potrebbe addirittura essere costretta a ritirare dal commercio i suoi libri attualmente in vendita.
In Francia è scoppiato un nuovo, inquietante caso di “sottomissione chimica” simile a quello di Gisèle Pelicot Un funzionario del ministero della Cultura ha drogato centinaia di donne durante colloqui di lavoro per poi costringerle a urinare in pubblico.
Dopo quasi 10 anni di attesa finalmente possiamo vedere le prime immagini di Dead Man’s Wire, il nuovo film di Gus Van Sant Presentato all'ultima Mostra del cinema di Venezia, è il film che segna il ritorno alla regia di Van Sant dopo una pausa lunga 7 anni.
Un esperimento sulla metro di Milano ha dimostrato che le persone sono più disponibili a cedere il posto agli anziani se nel vagone è presente un uomo vestito da Batman Non è uno scherzo ma una vera ricerca dell'Università Cattolica, le cui conclusioni sono già state ribattezzate "effetto Batman".

Perché è sbagliato vietare le foto nei musei

13 Ottobre 2016

Alcuni musei stanno cercando di far avvicinare le persone all’arte attraverso strategie mobile-friendly; altri, invece, continuano a richiedere di spegnere i propri cellulari all’entrata e vietano assolutamente di scattare fotografie. The Conversation ha fatto alcune ricerche, chiedendo informazioni anche ai dipendenti museali, per capire le ragioni di questo divieto.

Si dice che le fotografie con il flash rovinano le opere: una motivazione che circola da sempre, ma che adesso sembra non avere più riscontri scientifici. Secondo uno studio di Martin Evans dell’Università di Cambridge, infatti, i danni provocati da questi tipi di bagliori sono «insignificanti». Oltre a questo, si sostiene spesso che eliminare le macchine fotografiche dovrebbe migliorare l’esperienza del visitatore. 

la ragazza con l'orecchino di perla vermeer

La questione economica, ovviamente, è molto rilevante e passa per i gift shop autorizzati a vendere fotografie in alta definizione. E si crede anche che senza cellulari e reflex, potenziali ladri o terroristi non possano immortalare il posizionamento delle telecamere o eventuali debolezze nell’impianto di allarme. In realtà, mettere un’immagine su internet dovrebbe indirizzare proprio alla direzione opposta: più un oggetto viene fotografato e riconosciuto, tanto più sarà difficile rivenderlo una volta dopo averlo rubato.

Infine c’è il problema del copyright: i musei, soprattutto in caso di esposizioni temporanee, non hanno i diritti d’autore sulle opere, e questo potrebbe causargli problemi se le immagini iniziassero a circolare su internet o se venissero utilizzate per motivi commerciali (ovviamente il problema non si pone per l’arte antica). Bisognerebbe dire, però, che verificare l’utilizzo che viene fatto di queste fotografie – e quindi anche prendere provvedimenti – non è certo impossibile.

Che cosa si può fare, quindi? Alcuni musei stanno trovando soluzioni al problema: qualcuno accetta gli smartphone, altri, come il Natural History Museum in Rwanda, fanno pagare una «photography fee» che, una volta corrisposta, permette di scattare quante foto si vogliono. Altri ancora, come le Newport Mansions, permettono l’accesso soltanto ai telefoni cellulari per lasciare al gift shop la vendita di immagini in alta risoluzione. 

Immagini: Getty Images
Articoli Suggeriti
Social Media Manager

Leggi anche ↓
Social Media Manager

Ripensare tutto

Le storie, le interviste, i personaggi del nuovo numero di Rivista Studio.

Il surreale identikit di uno degli autori dell’attentato a Darya Dugina diffuso dai servizi segreti russi

La Nasa è riuscita a registrare il rumore emesso da un buco nero

Un algoritmo per salvare il mondo

Come funziona Jigsaw, la divisione (poco conosciuta) di Google che sta cercando di mettere la potenza di calcolo digitale del motore di ricerca al servizio della democrazia, contro disinformazione, manipolazioni elettorali, radicalizzazioni e abusi.