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Per i vent’anni di High School Musical, Disney ha spezzettato il film in 52 video brevi e lo ha pubblicato tutto su TikTok È la prima volta che un produttore e distributore come Disney "adatta" un film per essere visto su un social.
C’è un sito in cui le AI possono affittare degli esseri umani a cui far fare tutto quello che vogliono Si chiama Rentahuman.ai, lo ha lanciato un signore di nome Liteplo, finora (per fortuna) non ha riscosso alcun successo.
Sono state pubblicate le foto della corona tutta ammaccata che i ladri hanno lasciato cadere durante il furto al Louvre Il museo ha diffuso le immagini del gioiello, danneggiato ma ancora integro, in attesa di lanciare un bando per decidere chi la restaurerà.
In realtà, il litigio tra Ghali, Comitato olimpico e ministero dello Sport va avanti da settimane Le polemiche di questi giorni sono il culmine di bisticci che vanno avanti da quando Ghali è stato scelto per partecipare alla cerimonia d'apertura.
Un articolo fatto con l’AI pubblicato da un’agenzia di viaggi ha portato dei turisti a cercare delle inesistenti terme in uno sperduto paesino in Tasmania All'improvviso, nel minuscolo paesino di Weldborough, 33 abitanti, si sono presentati decine di turisti che chiedevano come raggiungere le terme.
Da oggi Stati Uniti e Russia potranno aggiungere al loro arsenale militare tutte le testate atomiche che vogliono Sono le conseguenze del mancato rinnovo dell'accordo New START, che limitava la proliferazione delle armi nucleari.
Pieter Mulier è il nuovo Direttore creativo di Versace Diventerà ufficialmente Chief Creative Officer l'1 luglio.
La Lofi Girl di YouTube aprirà il suo primo Lofi Café in centro a Parigi Proprio come nel suo canale, diventato famosissimo durante la pandemia e attivo ancora oggi, sarà un posto dove studiare e rilassarsi insieme.

Cercare i sintomi delle malattie su Google è una malattia?

07 Settembre 2016

L’ossessione contemporanea per la salute fa parte del nostro quotidiano, a partire dalla fissa per l’omeopatia fino all’abitudine di googlare i propri sintomi e giungere a conclusioni frettolose e (quasi sempre) sbagliate. La propensione all’autodiagnosi ha un suo nome, “cybercondria”, e sta diventando particolarmente preoccupante in America, come nota su Quartz la dottoressa Mary Aiken, psicologo forense esperta di crimini informatici. Ogni anno, infatti, gli americani spendono all’incirca 20 miliardi di dollari in visite non necessarie, contribuendo così all’incremento del costo della sanità nazionale, che secondo una proiezione raggiungerà i 5,5 miliardi di dollari nel 2024.

This Doctor Has  A FingerSecondo uno studio Pew del 2013, circa il 72% degli americani cerca informazioni sulla propria salute su internet: il 35% è alla caccia di diagnosi specifiche, e di quelli che si auto-diagnosticano questo o quel disturbo, poco più della metà finisce per interpellare un medico. Nel giugno 2016, Google ha fatto sapere che l’1% del suo traffico complessivo è legato proprio a questa ricerca di sintomi medici. Tuttavia chi non ha le conoscenze necessarie per decifrare il linguaggio medico finisce per fraintendere quello che legge, arrivando al punto di auto-suggestionarsi e sviluppare fenomeni ansiogeni.

Il termine cybercondria, in realtà, non è affatto nuovo: come ricorda Aiken, è stato coniato per la prima volta nel 2001 da un servizio su Bbc ed è in seguito stato ripreso da un articolo sulla pubblicazione specializzata Neurology, Neurosurgery and Psychiatry. Poi, in un fondamentale studio del 2009, i ricercatori Microsoft Ryen White e Eric Horvitz hanno messo in relazione l’aumento esponenziale delle ricerche online di questo tipo con quello dei disturbi legati all’ansia sul proprio stato di salute, scoprendo un rapporto diretto tra i due fenomeni. (Persino lo stesso Google ha ammesso che navigare fra i contenuti a tema salute può essere complicato, e non è raro che ci si imbatta in descrizioni di malattie rare partendo da sintomi piuttosto comuni, d’altronde).

Secondo Aiken, la viralità con cui si diffondono i contenuti sul web e le reazioni che provocano sono «[l’equazione] E = mc2 di questo secolo». Tra le soluzioni indicate dalla studiosa, ci sono: una revisione dei risultati delle principali query legate alla salute sui più popolari motori di ricerca, così da garantire una navigazione più chiara, e una copertura giornalistica professionale, che informi in maniera corretta il lettore digiuno di nozioni mediche. Cose non semplicissime da realizzare, ma ricordatevene la prossima volta che googlate quel mal di testa.

Immagine: Nicholas Kamm/AFP/ Getty Images
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