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09:57 sabato 7 marzo 2026
Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
A distanza di due giorni l’una dall’altra sono spuntate due nuove opere attribuite a Michelangelo Una è un dipinto intitolato "Pietà Spirituali", l'altra un busto marmoreo del Cristo Salvatore. La storia della loro attribuzione al Buonarroti è piuttosto avventurosa.
L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
In Artificial, il prossimo film di Luca Guadagnino, ci sarà la prima colonna sonora composta da Damon Albarn E ha spiegato che lavorare a questo film gli ha fatto capire che le intelligenze artificiali non saranno mai capaci di fare musica vera.
Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

L’Associated Press collaborava coi nazisti

30 Marzo 2016

L’Associated Press avrebbe collaborato col governo nazista negli anni Trenta, diffondendo materiale selezionato dalla propaganda di regime in cambio del permesso di continuare a operare in Germania mentre tutti gli altri media di nazioni straniere erano già stati esclusi. Lo rivela un recente paper intitolato “Das A und P der Propaganda” della ricercatrice tedesca Harriet Scharnberg, pubblicato dalla rivista scientifica Studies in Contemporary History, e appena divulgato dal Guardian.

Quando il partito nazional-socialista è giunto al potere in Germania nel 1933 ha fatto in modo di eliminare la presenza della stampa considerata ostile, riporta il giornale britannico: lo stesso Guardian è stato bandito nel ’33 e due anni più tardi è stato il turno delle due principali agenzie stampa inglesi di allora, Keystone e Wide World Photos. L’Associated Press, dunque, «era rimasta l’unica agenzia di stampa occidentale nella Germania hitleriana, dove ha continuato ad operare fino all’inizio della guerra nel 1941».

nazisti

In cambio del privilegio di restare nel Paese, in un sostanziale regime di monopolio sui media occidentali, l’AP avrebbe dunque siglato un accordo noto come Schriftleitergesetz, in cui si impegnava a non pubblicare materiale «pensato per indebolire la forza del Reich in patria o all’estero». La stessa legge, sostiene inoltre il Guardian, richiedeva che l’agenzia di stampa impiegasse anche reporter che lavoravano per la sezione propaganda del partito nazista.

Infatti uno dei quattro fotografi impiegato dall’Associated Press nella Germania degli anni Trenta, Franz Roth, era un membro delle SS (divisione propaganda). Nel 1941, quando le truppe del Reich invasero l’Ucraina, fecero un pogrom nella città di Leopoli, uccidendo migliaia di ebrei, sostenendo che si trattava di una ritorsione contro le violenze delle truppe sovietiche. Franz Roth scattò molte foto a Leopoli, e Hitler selezionò in persona quelle da pubblicare.

nazi

Il risultato, commenta Scharnberg, la ricercatrice, fu che «invece di immagini che documentavano il pogrom di Leopoli, con le sue migliaia di vittime ebree, la stampa americana ricevette soltanto fotografie che documentavano le vittime della polizia sovietica».

Nelle immagini: repertorio propaganda nazista, pubblicata nel paper di Harriet Scharnberg

*** aggiornamento:

L’Associated Press ha pubblicato sul suo sito una dichiarazione in cui, citando sia il Guardian che il paper di Scharnberg, respinge le accuse: «L’AP respinge di avere collaborato col regime nazista in qualsiasi momento. Al contrario, l’AP è stata oggetto di pressioni da parte del regime nazista dal 1933 a quando è stata espulsa la Germania nel 1941. Lo staff dell’AP ha resistito alle pressioni facendo del suo meglio per raccogliere informazioni corrette, vitali e oggettive in un momento storico pericoloso».

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