Gli allegri vecchietti di Newsweek
26/07/2012 Articoli

Gli allegri vecchietti di Newsweek

Il settimanale andrà online. Fine dell’alleanza tra un produttore di Hollywood e l’inventore dello stereo

di Michele Masneri Stampa

Fine anche per Newsweek? Probabile. Ieri sera l’azionista di riferimento, Barry Diller, ha annunciato che “la transizione nella veste unicamente online da quella stampata avrà luogo, ora stiamo esaminando le diverse opzioni. Entro settembre-ottobre avremo un piano preciso”. Settimana decisiva dunque per l’azienda Newsweek-Daily Beast (il sito online con cui il settimanale si è fuso nel 2010): solo lunedì infatti Diller aveva annunciato di esserne diventato azionista di maggioranza dopo il divorzio con gli eredi di Sidney Harman, altro tycoon di terza età col quale aveva una joint venture paritaria.

Diller, settant’anni compiuti a febbraio, è una leggenda iperattiva dello show business. Già amministratore della Paramount, presidente della Fox, ha lanciato classici come Grease, Indiana Jones e i Simpson. Si è poi riciclato nell’online radunando nella propria holding (Iac, Inter Active Corp.) una serie di imprese tra cui Expedia, Ask.com e Vimeo. Recentemente è entrato in Aereo, una start-up che permette di guardare la tv in streaming tramite qualsiasi dispositivo elettronico, e pare che si stia per lanciare anche nel mercato degli ebook insieme a Scott Rudin (produttore tra l’altro del Petroliere e Non è un paese per vecchi).

Diller ha anche un suo lato privato appassionante: è considerato insieme a David Geffen uno dei padrini della pink mafia di Hollywood, ma è felicemente sposato con Diane von Fürstenberg, vedova di Egon, che deve le sue fortune (anche) all’invenzione del wrap dress o vestito a vestaglietta. I due sono famosi per il loro Eos, 305 piedi, il più grande veliero non militare del mondo. Diller ultimamente veniva dato come abbastanza bollito e due anni fa gli azionisti gli volevano revocare le cariche a causa di un uso troppo disinvolto del jet aziendale, utilizzato per un giro del mondo insieme ai gemelli ventenni Brian e Aaron Fox. Battuta del suo storico rivale d’affari John Malone: “Barry ha reso l’uso del jet privato una forma d’arte”.

Nel 2008, intanto, Diller aveva messo su il Daily Beast insieme alla sua amica Tina Brown, già direttrice del New Yorker. E nel 2010 l’aveva fuso con Newsweek, da poco rilevato da un altro vecchietto d’eccezione, Sidney Harman.

Morto novantaduenne un anno fa, Harman, figlio di un dipendente di una ditta di protesi uditive, aveva fondato la Harman Kardon, che negli anni Cinquanta aveva inventato i primi stereo di massa. Noto filantropo, appassionato di Shakespeare e impegnato nel volontariato, era stato presidente del Friends World College, un sistema di scuole sperimentali gestite da quaccheri, oltre che benefattore di Harvard e di molte istituzioni. Insegnante volontario in scuole per bambini disagiati, per le sue pratiche liberali a favore dei lavoratori Jimmy Carter lo aveva nominato sottosegretario al Commercio. A 91 anni Harman aveva poi salvato Newsweek, comprandolo per un solo dollaro (e accollandosi 50 milioni di debiti) con l’obiettivo di restituire la rivista americana alla collettività.

Pochi mesi dopo, a sorpresa, Diller e Harman avevano messo insieme le loro due testate. “In tempi difficili, un’operazione che coniuga un’autorità nel campo del giornalismo serio e una brillante avventura tecnologica” aveva commentato ottimisticamente Harman. Ma dopo la sua morte avvenuta l’anno scorso, la coabitazione tra Diller e gli eredi è durata poco, fino a quattro giorni fa. La vedova ha deciso infatti di uscire dalla società. Forse a pesare è stata la scarsa redditività dell’impresa, che non ha mai chiuso un bilancio in pareggio (si parla di 30 milioni di perdite annue). Qualcuno sostiene invece che non sia stato apprezzato il tono troppo pop applicato dalla Brown al giornale: in particolare alcune copertine, una con Obama intitolata “il primo presidente gay d’America”, una con una principessa Diana artificialmente invecchiata insieme a Kate Middleton. E una dedicata alle “fantasie di sottomissione della donna americana che lavora”: tutte cose che all’illuminato inventore dello stereo di massa sarebbero piaciute pochissimo.

 

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Michele Masneri

È nato a Brescia, città che considera la Newark d’Italia, e poi si è trasferito a Roma, perché come sostiene Arbasino, bisogna vivere nella capitale dello stato di cui si è cittadini. Scrive di economia, società e cultura, sul Foglio, su IL del Sole 24 Ore, su Studio. È autore del romanzo Addio, Monti (minimum fax). twitter @michimas