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È appena stato annunciato un nuovo film del Signore degli anelli ed è già il più strano di tutta la saga Si intitola The Lord of the Rings: Shadow of the Past, sarà prodotto da Peter Jackson, avrà come protagonisti Sam, Merry e Pipino e soprattutto lo scriverà Stephen Colbert.
Nemmeno un accordo da un miliardo di dollari con Disney è bastato a evitare la chiusura di Sora da parte di OpenAI La chiusura dell'app di generazione di video tramite AI è una notizia improvvisa ma non così imprevista: i problemi legali erano molti e grossi, tutti relativi al diritto d'autore.
Su internet sempre più maschi si rivolgono ai face rater, cioè tizi pagati per recensire le facce degli altri e decidere se sono belli o brutti Ci sono interi subreddit dedicati e server Discord appositi: basta pubblicare una foto della propria faccia e chiedere che venga recensita.
Il Ministro degli Esteri ungherese è stato accusato di parlare con il Ministro degli Esteri russo prima, durante e dopo le riunioni del Consiglio europeo, e lui ha detto che è assolutamente vero Péter Szijjártó ha detto che secondo lui parlare con Sergei Lavrov durante questi riservatissimi incontri rappresenta «l'essenza stessa della diplomazia, una prassi».
A Londra stanno organizzando un grande rave party a Trafalgar Square contro l’estrema destra L'appuntamento è per il 28 marzo con i più grossi nomi della scena elettronica. Lo slogan è: Reject, Revolt e Resist.
Il successo di Heated Rivalry ha convinto Don DeLillo a ristampare Amazons, un suo vecchio e introvabile romanzo erotico su una giocatrice di hockey femminile Romanzo che l'autore ha odiato e "nascosto" per decenni. Adesso però ha cambiato idea, pare grazie al successo della serie Hbo, e il 17 novembre tornerà in libreria.
Al primo concerto dei BTS dopo 4 anni di pausa si sono presentate “solo” 40 mila persone invece di 260 mila perché il concerto si poteva guardare anche su Netflix Per il grande ritorno della band era atteso un pubblico di almeno 260 mila persone. Evidentemente, anche il BTS Army, tra divano e stadio, sceglie il divano.
Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.

Yona Friedman e l’utopia dell’architettura fai da te

È morto a 95 anni uno dei più radicali architetti della contemporaneità.

21 Febbraio 2020

«Dopo 96 anni su questa terra, Yona è salito a costruire una Città Spaziale in cielo». In questo modo, attraverso il suo profilo Instagram, oggi venerdì 21 febbraio è stato dato l’annuncio della morte dell’architetto e artista franco-ungherese Yona Friedman. Le sue teorie hanno influenzato almeno cinquant’anni di architettura del XX secolo. Idee nate dall’esperienza diretta della vita del profugo, sfuggito ai rastrellamenti nazisti, e poi sopravvissuto grazie al continuo spostarsi tra le città dell’est Europa, poi in Israele, infine in Francia. La “Città Spaziale” è quindi un’idea di architettura flessibile, mobile, creata da individui per gli individui, in un processo orizzontale.

Friedman sviluppa queste idee negli anni in cui i quartieri delle città vengono influenzati, e qualche volta trasformati, dal rigore moderno e da una visione completamente nuova, ma al tempo stesso rigida e razionale. Lui invece insiste sulla necessità di immaginare un modello di abitazione in grado di affrontare le continue trasformazioni che vive (e subisce) l’essere umano. Prima di tutto, per Friedman l’uomo ha gli strumenti per costruire da solo. Questo non significa rendere nullo il valore progettuale dell’architettura, ma significa trasformarlo in metodo, in una visione delle cose, in modo da dare alle persone gli strumenti per costruire la propria casa da soli.  Da un punto di vista concettuale, la sua è una autodeterminazione dell’abitare. Da un punto di vista pratico, significa che milioni di persone (soprattutto dei Paesi poveri) possono essere messi in condizione di farlo. Per questo, negli anni Friedman sviluppa collaborazioni con le Nazioni Unite e con l’Unesco con l’obiettivo di diffondere nelle aree più povere e difficili dei pianeta, dall’Africa al Sudamerica, all’India Meridionale, manuali didattici di auto-costruzione. Ne escono fuori quaderni di disegni non solo utili, ma anche meravigliosi, per esempio quelli raccolti in Italia nel volume Tetti (Quodlibet), esempio di come gli appunti di un architetto possano diventare manuali di costruzione.

L’autodeterminazione dell’essere umano e la partecipazione al processo della costruzione sono state le bussole di Yona Friedman, cosa che ha influenzato le ultime tre generazioni di architetti e forse, azzardiamo, persino le grandi aziende del design che hanno delegate la fase della costruzione al cliente. Se la priorità degli architetti e degli urbanisti del ‘900 è spesso stata costruire intorno ad uno stile di vita, Yona Friedman è partito dalla necessità di vita. Non solo dei più poveri, certo, anche se Friedman passerà alla storia per il suo interesse verso le classi che, da sole, non avevano i mezzi per farcela e che andavano sostenute nella loro ricerca di una protezione, di un tetto fisico o ideale. I popoli dovrebbero essere sempre aiutati e guidati perché, sosteneva Friedman, «la partecipazione non è spontanea e non può essere rivendicata di punto in bianco».

Ma oltre i manuali pratici, destinati al lavoro sul campo, ci sono anche le teorie, espresse da Friedman nel suo lavoro sulle Utopie Realizzabili, il libro del 1974 pubblicato in Italia nel 2016 (sempre da Quodlibet)). L’essere umano non solo deve imparare a proteggersi, ma anche a non dare il proprio contributo alle “mafie” che pervadono la società contemporanea. Due tipi di mafie: lo stato-mafia e la mafia dei media. Come può farlo? Tramite la realizzazione di piccoli gruppi indipendenti ed autonomi (stato) in grado di auto-regolamentarsi e di ribellarsi alla necessità – per lo più indotta – di essere presente dovunque e comunque (media).

Il fatto che diverse gallerie d’arte nel mondo negli anni abbiano collaborato con Yona Friedman, in particolare, in Italia, la Galleria Massimo Minini di Brescia, con la quale l’architetto ha costruito un lungo rapporto e che ha editato l’opera più completa del suo lavoro artistico, fa di questo fondamentale pensatore del ‘900 anche un artista. Ma, ancora una volta, sempre la condizione umana, e l’architettura come strumento per affrontare gli ostacoli, rompere le catene e riempire il vuoto, il riferimento delle sue opere d’arte. «Lo spazio architettonico», ha scritto Yona Friedman, «è generalmente contenuto in una scatola. Il lavoro degli architetti è spesso concepire quella scatola».

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