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15:58 martedì 10 marzo 2026
Wikipedia ha modificato le pagine di diverse città della Striscia di Gaza descrivendole come se non esistessero più Dalle modifiche è nata un'accesa polemica, con molti che hanno ricordato come migliaia di persone vivano ancora in quei posti, anche se distrutti.
Il bilocale che fu la prima casa di Pasolini a Roma è diventato un museo e si può visitare L'appartamento fu acquistato nel 2024 dal produttore Pietro Valsecchi, che lo ha poi donato al Ministero della Cultura.
Diecimila scrittori hanno pubblicato un libro vuoto per protestare contro le aziende che “rubano” le loro opere per addestrare le AI Si intitola Don't steal this book e tra i firmatari ci sono anche Kazuo Ishiguro e Mick Herron, l'autore di Slow Horses.
Milena Gabanelli è diventata meritatamente virale per aver detto che «Dio non ci ha ordinato di metterci a 90 gradi» davanti agli Usa Lo ha detto durante un collegamento con il TgLa7 di Enrico Mentana, rimasto anche lui piuttosto sorpreso dalla severissima uscita della collega.
L’Unione europea ha scorte di petrolio sufficienti per tre mesi e c’è chi inizia a essere seriamente preoccupato Con il petrolio che ha superato i 100 dollari al barile e lo Stretto di Hormuz chiuso, l'Europa inizia a guardare con una certa inquietudine alle sue riserve energetiche.
Un bambino di 9 nove anni ha presentato la sua collezione couture alla fashion week di Parigi Si chiama Max Alexander, ha quasi 6 milioni di follower su Instagram, Sharon Stone come cliente, e in sogno ha scoperto di essere la reincarnazione di Guccio Gucci.
Tutti i teatri dell’opera del mondo stanno massacrando Timothée Chalamet, compresa la Scala di Milano L'attore ha detto che «a nessuno importa del balletto e dell'opera». Il teatro ha risposto con un video piuttosto piccato.
L’Iran ha fatto un altro cortometraggio in stile Lego The Movie per dare tutta la colpa della guerra a Usa e Israele Era già successo nello scorso giugno, durante i precedenti attacchi di Usa e Israele. Anche in quel caso, i protagonisti era Trump, Netanyahu e Satana.

Perché è finito il progetto “Yolocaust”

27 Gennaio 2017

“Yolocaust” era il nome di un progetto lanciato la scorsa settimana dal giovane artista israelo-tedesco Shahak Shapira, di cui si è parlato molto. Il ragazzo era rimasto colpito dalla quantità di foto cretine che la gente si fa al Memoriale per gli ebrei assassinati d’Europa, il celebre monumento di Berlino in ricordo della Shoah, così ha preso alcune quelle foto, trovate su Instagram e altri social network, e le ha trasformate in gif: prima compare il selfie originale, dove i turisti sorridenti posano nel memoriale, poi si vede la stessa immagine photoshoppata, dove allo sfondo del monumento è sostituito quello di una fossa comune. Shapira ha caricato le gif su un sito apposito, yolocaust.de: come è facile intuire, il nome deriva dalla crasi tra le parole “YOLO” e “Holocaust”, mentre l’obiettivo era fare riflettere sulla banalizzazione della memoria dell’Olocausto.

Yolocaust

Il progetto però sollevava anche un’altra questione, quella dello “shaming”. Com’era prevedibile il sito Yolocaust ha attirato l’attenzione di svariate testate, prima ripreso dal giornale israeliano di lingua inglese Haaretz, poi dal sito della Bbc e da lì finito un po’ ovunque (in Italia ne hanno parlato La Stampa e il Messaggero) e questo ha significato che le persone ritratte nelle foto e nei selfie sono finite messe alla berlina, e a livello internazionale. Prevedendo eventuali ripercussioni negative, Shapira dava la possibilità alle persone che si riconoscevano nelle immagini di chiedere la rimozione immediata, scrivendo a un indirizzo mail dal nome assai evocativo: [email protected].

Data l’enorme risonanza del progetto, alla fine tutte le persone coinvolte ne sono venute a conoscenza e hanno chiesto di essere rimosse: «Sono il tizio che ti ha ispirato a fare Yolocaust, così almeno ho letto» ha scritto il protagonista della gif più famosa, titolata da Shapira “Jumping on dead Jews”, riporta Haaretz. «Non volevo offendere nessuno, ora rivedermi mi fa orrore. Ah, se tu potessi spiegare a tutti quei giornali che ho fatto una cazzata, sarebbe bello». L’artista spiega che il progetto è concluso perché «ha raggiunto tutte e 12 le persone che avevano scattato i selfie», aggiungendo che il sito è stato visto da due milioni e mezzo di visitatori.

In testata: il Memoriale di Berlino (Jens Kalaene/AFP/Getty Images)
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