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TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
È uscita la prima immagine di Paul Mescal, Barry Keoghan, Harris Dickinson e Joseph Quinn nei panni dei Beatles e in tanti li trovano piuttosto buffi Hanno colpito molto soprattutto la scodella e i baffoni sfoggiati da Barry Keoghan, che nella saga diretta da Sam Mendes sarà Ringo Starr.
L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
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Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
Dopo due mesi di silenzio, Paul Dano ha risposto ai commenti offensivi che Quentin Tarantino ha fatto su di lui Al Sundance Film Festival, Dano ha raccontato di essere estremamente grato alle persone che lo hanno difeso

Il dilemma della yassification

Ritoccare tutti, dalla ragazza con l'orecchino di perla a Timothée Chalamet, per trasformarli in donne rifatte: un invito a riflettere sulla falsità della bellezza digitale o un passatempo virale che conferma il nostro esaurimento?

04 Gennaio 2022

Il 2021 si è rivelato un focolaio di neolingue e una fabbrica di meme contagiosi, che ha sancito l’elezione di TikTok a social per eccellenza della Generazione Z e, di conseguenza, ne ha stabilito il ruolo di lapide tombale nella comunicazione digitale da parte dei boomer e anche, talvolta, dei Millennial. Anche il sito della Nbc ne ha parlato come di una svolta epocale e perfino il New York Times si è sentito in dovere di spiegare a noi anziani perché a immagini nuove corrispondano parole nuove. Quando, per esempio, il termine yassification è entrato con tutti gli onori a marzo scorso nello Urban Dictionary, ad aprile già si sapeva come classificare il meme del “prima” e “dopo” del defunto principe Filippo d’ Edimburgo: trasformato, grazie a ogni strumento disponibile di Facetune o FaceApp, da fantasma a fantasia (femminile). Nello stesso periodo, è stato creato un account Twitter chiamato Yassify Bot, curato dallo studente d’arte ventiduenne Denver Adams, che nella sua bio dice di essere non binario e ci rassicura di non essere «un robot, visto che ho appena comprato un mese di FaceApp Pro».

Molti filtri possono creare l’effetto del trucco fisico come fondotinta, eyeliner, mascara e rossetto; quindi, la linea diventa sfocata su ciò che conta come “trucco”. Questo diventa ancora più sfocato nel nostro attuale mondo quasi interamente intangibile. C’è un pulsante Ritocca il mio aspetto per Zoom e un modo per utilizzare i filtri Snapchat in Google Hangouts, Zoom o Skype, con un software chiamato Snap Camera. Adams trasforma immagini storiche e classiche in donne sexy. Il database dei meme Know Your Meme ha attribuito a Yassify Bot il merito di aver condotto l’estetica costruita a colpi di algoritmi nel mainstream, dove si è presto diffusa presso un pubblico molto ampio. La svolta narrativa, se così si può dire, della yassification (che deriva da «yaaaaaassss…», un “supersì” molto in voga nella comunità LGBT americana) è arrivata dalla glassatura, filtro dopo filtro, velatura dopo velatura, del meme di Toni Collette in Hereditary metamorfizzata da strega minacciosa a bionda Californian Beauty che è stato condiviso con velocità maggiore di quella di un virologo chiamato a dire la sua dalla Gruber.

Determinate da un editing estremo di app che aggiungono luce, spianano rughe e aggiungono make-up, sono poi seguite yassificazioni di opere d’arte (La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer) e cambi di sesso, con Timothée Chalamet e Tom Holland modificati in belle ragazze, anche se c’è stato un particolare accanimento nei confronti di Pete Davidson – comico stralunato non particolarmente attraente, tatuato malissimo, ma nello stesso tempo figo al punto da uscire con Kim Kardashian, dopo essere stato fidanzato con Ariana Grande –, femminilizzato a tal punto da essere indistinguibile da Alanis Morrissette.

La yassification è solo l’ultimo di una lunga serie di identificatori di nicchia che hanno guadagnato terreno su Internet, dove le persone classificano incessantemente archetipi altamente specifici, ma nello stesso tempo estremamente volatili: se questa sia una nuova forma d’arte concettuale, di satira contro la società dello spettacolo (Guy Debord, dove sei?!), di critica alla perfezione dei selfie delle influencer su Instagram e TikTok, ci è difficile scriverlo. Magari potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione, magari potrebbe essere l’ennesimo giochino cazzone di chi ha molto tempo da perdere. Intervistato da Teen Vogue, Denver Adams ha cripticamente dichiarato: «Ignoro se c’è un significato più profondo dietro questa tendenza dei meme, ma se dovessi teorizzare, sarebbe un po’ per fare luce su quanto sia ridicola questa tecnologia AI, quanto sia intelligente, come sia in grado di leggere i volti e di ritoccarli in qualcosa di così artificiale con un clic di un pulsante, in un secondo. Non so se è un pensiero spaventoso, ma ne fa uno scherzo che penso sia divertente».

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