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Il biopic su Kate Moss è in realtà la storia del ritratto che Lucien Freud fece a Kate Moss S'intitola Moss & Freud e racconta la tormentata realizzazione del celebre ritratto Naked Portrait.
Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
La coppia formata da Cameron Winter e Olivia Rodrigo è un enigma che nemmeno i social riescono a risolvere Cosa unisce la principessa del pop gen alpha con il cantante dei Geese? In attesa di capire se facciano davvero coppia, internet non sembra farsene una ragione.
Lana Del Rey ha fatto una canzone per 007 ma non tutti hanno capito che si tratta del videogioco e non del film Molti sono ancora confusi da "First Light": la canzone più bondiana di Lana Del Rey, che sembra la intro di un film di 007 ma un film non ce l'ha.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
La prima canzone dei Massive Attack dopo quasi dieci anni è un pezzo contro la guerra fatto assieme a Tom Waits Si chiama Boots on the ground e parla di disordini che stanno avvenendo negli Usa, mescolando liriche belliche a immagini grottesche.

Will Smith, il giovane diventato vecchio

Una carriera lunga e strana, dall’hip hop al cinema, di cui l’interpretazione nel biopic Una famiglia vincente, la storia delle sorelle Williams e di loro padre Richard, è l’ultimo capitolo.

24 Gennaio 2022

Pranzo spesso da mio padre, ha una casa borghese in centro a Milano. Non sa cucinare niente che sia più complicato di un riso basmati con fagioli e tonno in scatola e io a mezzogiorno non ho una gran voglia di spadellare, così spesso i nostri pasti sono poco elaborati. L’altro giorno c’era una novità, vicino allo spremiagrumi e al contenitore per i cucchiai in legno, annunciata da un leggero odore di bastoncini Findus: una friggitrice ad aria. E quella che cos’è, ho chiesto. Una friggitrice ad aria, mi ha risposto mio padre, l’ho comprata stamattina, è da un po’ che la volevo. Ci puoi fare un po’ di tutto, pesce, pollo, patatine, verdura ma anche i waffles. È un prodotto solidissimo. E poi è un’ottima marca, americana. Non è che il fritto sia proprio buono come le friggitorie alla Vucciria, ma è ok. Sarà che ero sveglio da poco, e il profumo di bastoncini Findus mi ricorda la mia infanzia, ma quella friggitrice ad aria mi ha fatto pensare a Will Smith: entrambi sanno fare benino un po’ di tutto.

Will Smith non sa nuotare, ma sa surfare lo spirito del tempo. Forse non avrà il talento di Robert De Niro, però che carriera. Prima di diventare famoso qua da noi alla periferia dell’impero, Will Smith è stato il primo vincitore del Grammy nella categoria “Best Rap Performance”, con il nome d’arte The Fresh Prince, in coppia con il suo amico del liceo DJ Jazzy Jeff. Qualche problemuccio con il fisco lo portò a tentare la carriera da attore. Per chi è cresciuto in Italia negli anni Novanta, l’America era un luogo idilliaco dove si mangiava sempre hamburger che ci veniva tramandato attraverso testimonianze televisive e cinematografiche, e Will Smith è stato uno degli ambasciatori più rappresentativi di questa egemonia culturale. Chiunque abbia la mia età conosce la sigla di Willy, il principe di Bel−Air: «Prima classe, ma è uno sballo! Spremute d’arancia in bicchieri di cristallo». Dopo la tv, si è dato al cinema. Dal 1995 al 1997 non ha sbagliato un colpo, e ha girato tre film che hanno avuto un successo commerciale senza senso: Bad Boys, Independence Day e Men in Black. Lui e Tom Cruise erano gli attori più famosi al mondo. Dopo i primi successi ha detto no al ruolo di Neo in Matrix (qualche anno più tardi dirà no anche al Django di Tarantino) per recitare in Wild Wild West, un flop al botteghino di cui forse ricorderete l’omonima colonna sonora. Da lì la sua carriera ha imboccato sentieri a zig zag: la fantascienza, un film con Muccino, il biopic Ali, film di supereroi alcolizzati, film con suo figlio Jaden, qualche sequel.

Le ultime notizie su Will Smith lo vedono protagonista su più fronti: al cinema in questi giorni è il padre delle sorelle Williams in Una famiglia vincente − King Richard, un film gradevolissimo (anche se un po’ lunghetto, c’era proprio bisogno di andare avanti per quasi due ore e mezza?) che si mormora potrebbe valergli una candidatura agli Oscar, in libreria potete trovare la sua biografia Will, scritta con Mark Manson (autore del vendutissimo manuale di self-help La sottile arte di fare quel c***o che ti pare) edita in Italia da Longanesi e che vince secondo me doppiando gli avversari il premio di copertina più bella dell’anno. Ma non è finita qua. Will Smith si è Giannimorandizzato sui social, forse ricorderete le sue foto con panzetta durante il primo lockdown accompagnate da didascalie del tipo «Buongiorno amici, sono nella peggior forma della mia vita». TikTok, meme, video spiritosi, non ci nega nulla, nemmeno le notizie più private. Sua moglie Jada Pinkett Smith (nessuna parentela con il quasi omonimo scrittore milanese scomparso tre anni fa) conduce un talk show su Facebook, Red Table Talk, spesso in coppia con la figlia Willow o con la madre Adrienne, dove si parla, senza troppi esercizi retorici, di amore, sesso e sentimenti. Anche Will Smith ha partecipato allo show, lui e la moglie hanno avuto un chiarimento davanti al mondo intero (non molto elegante, ma si sa che i milionari sono tutti un po’ bislacchi) sulle rispettive infedeltà coniugali.

Will Smith si è Giannimorandizzato sui social, forse ricorderete le sue foto con panzetta durante il primo lockdown accompagnate da didascalie del tipo «Buongiorno amici, sono nella peggior forma della mia vita»

Insomma, Will Smith potrebbe starsene in una villa in California, con una colonia di gatti e la spiaggia privata, a godersi i suoi cinquant’anni. Invece, proprio come Gianni Morandi (entrambi hanno un figlio rapper: le similitudini tra i due sono sempre più impressionanti) si agita per restare al centro della scena. Ma lo perdoniamo, con lo stesso affetto con cui perdoniamo le stramberie di uno zio fricchettone. Prevedo che le friggitrici ad aria passeranno presto di moda (almeno in casa di mio padre), mentre certe batutte di Men in Black e il ritornello di Gettin’ Jiggy With It sono un evergreen. Sarebbe bello incanalare tutte questo suo iperattivismo per una buona causa. Fra poco sarà già tempo di campagna elettorale negli Stati Uniti, Biden è vecchio e noioso, il ritorno di Trump incombe. Qualche anno fa si parlava di Zuckerberg 2020. Quanto sarebbe cool piuttosto Will Smith candidato alla presidenza degli Stati Uniti, magari in tandem con Schwarzenegger? Smith 2024 con il ritorno di Pete Souza come fotografo ufficiale, che schianto, sarebbe l’ennesima dimostrazione di che grande paese è l’America.

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