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La polizia iraniana sta dando la caccia ai dispositivi Starlink nel Paese per impedire alle persone di riconnettersi a internet E, ovviamente, chiunque venga trovato in possesso di uno dispositivo Starlink viene arrestato. Sono già in 108 in carcere per questo motivo.
È stato annunciato un sequel di Dirty Dancing e a interpretare Baby, 39 anni dopo, sarà ancora Jennifer Grey Non è ancora confermato se sarà lei la protagonista del film, però. Ma secondo le prime indiscrezioni, è quasi sicuro che lo sarà.
Sedicimila dipendenti Amazon hanno scoperto di essere stati licenziati con una mail inviata per sbaglio dall’azienda È il secondo grande licenziamento deciso da Amazon, dopo quello di ottobre 2025 in cui avevano perso il lavoro 14 mila persone. Anche stavolta, c'entra l'AI.
Il video di Barbero sul no al referendum sulla giustizia è diventato più discusso del referendum stesso Il video, il fact checking, l'oscuramento hanno appassionato il pubblico molto più della futura composizione del Csm.
In Francia c’è stato un altro caso di sottomissione chimica e stavolta il colpevole è un ex senatore Per fortuna la potenziale vittima, una deputata dell'Assemblea nazionale, si è accorta di essere stata drogata prima che succedesse il peggio.
Dopo che Mamdani ha consigliato ai newyorchesi di leggere Heated Rivalry, i download del libro sono aumentati del 500 per cento Download tutti arrivati dalla rete delle biblioteche pubbliche della città, dove il libro si poteva scaricare gratuitamente.
Ikea ha annunciato che non produrrà più la borsa Frakta (quella blu da 99 centesimi) L'accessorio, passato anche sulle passerelle di Balenciaga e sui campi da tennis, sarà sostituito da un nuovo modello, in fase di progettazione.
Sydney Sweeney rischia una denuncia per atti vandalici per aver coperto la scritta Hollywood con i suoi reggiseni Era tutta una trovata pubblicitaria per lanciare la sua linea di biancheria intima, Syrn. Ma, a quanto pare, la trovata pubblicitaria la porterà in tribunale.

Wes Anderson ha insultato Netflix senza nemmeno rendersene conto

16 Giugno 2023

«Scrivete queste parole sulla lapide di Netflix», commenta un utente Twitter dopo aver letto l’intervista a Wes Anderson pubblicata giovedì 15 giugno su IndieWire. Altri lo stanno definendo come il più devastante dissing involontario di tutti i tempi. Ma sarà stato davvero involontario? Non lo sapremo mai. Sta di fatto che per Netflix deve essere stato assai spiacevole scoprire che Wes Anderson è contento che il suo nuovo film, The Wonderful Story of Henry Sugar, con protagonista Benedict Cumberbatch, verrà distribuito sulla piattaforma (lo potremo vedere alla fine di quest’anno, una data d’uscita ufficiale ancora non c’è) solo e soltanto perché si tratta di un mediometraggio di 37 minuti e quindi «non di un film vero e proprio. Per questo Netflix è la scelta giusta».

Nell’intervista a Indiewire, Anderson ha raccontato di aver provato per anni ad adattare Henry Sugar, raccolta di racconti di Roald Dahl del 1977, tra le sue preferite dello scrittore. Però, per quanto il progetto lo appassionasse, non riusciva mai a trovare il modo di rendere giustizia alla scrittura di Dahl: «Sapevo cosa mi piaceva di questa storia ma non trovavo l’approccio giusto. Volevo che l’adattamento conservasse la bellezza del racconto, che sta tutto nella prosa di Dahl. La risposta mi è sfuggita per tantissimo tempo, e poi alla fine è arrivata. Il punto era non fare un lungometraggio: bastavano, più o meno, 37 minuti». Finalmente pronto a cominciare a scrivere la sceneggiatura, Anderson si è trovato però davanti un altro ostacolo: nel tempo che lui aveva impiegato a riflettere sulla maniera migliore di adattare Henry Sugar, i diritti per la trasposizione del racconto li aveva acquisiti Netflix. «La famiglia Dahl aveva venduto tutto a Netflix. All’improvviso, in sostanza, se volevo girare questo film l’unica maniera di riuscirci era lavorare con loro». Anche in questo caso, si percepisce chiaramente l’entusiasmo di Anderson all’idea di lavorare con Netflix.

C’è da dire che il regista ha sempre detto di considerare la sala cinematografica l’unico luogo adatto alla visione di un film (a lui piace definirla «the real cinema way»), e anche nel caso della sua ultima opera, Asteroid City (che da noi arriverà il 14 settembre), ha detto di aver insistito per una distribuzione “classica”: solo in sala, niente streaming. Anderson ha poi cercato di addolcire la pillola dicendo che, al contrario di Asteroid CityHenry Sugar non avrebbe senso distribuirlo solo in sala: «È troppo corto, nessuno pagherebbe un biglietto intero per vedere un film di 37 minuti». Speriamo che tanto basti per far pace con Netflix.

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