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16:12 venerdì 19 giugno 2026
Meloni e Trump s’erano tanto amati ma adesso si stanno tanto insultando Lui ha detto di essersi fatto una foto con lei «perché mi ha fatto pena». Lei ha detto che lui «si è inventato tutto». Fino a ieri andavano d'amore e d'accordo.
Persino J.D. Vance si è stufato delle deliranti uscite di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich sull’accordo di pace con l’Iran «Trump è l'unico capo di Stato al mondo solidale con Israele. Non attaccherei l'unico alleato che mi è rimasto», ha detto in conferenza stampa il Vicepresidente USA.
In Giappone sono tutti indignati per lo scandalo del “cartello del gelato”, cioè di un gruppo di aziende che si sono messe d’accordo per aumentare continuamente il prezzo del gelato Aumenti di 6 centesimi alla volta ma frequentissimi e che non avevano nulla a che fare con l'aumento del prezzo delle materie prime. Finché non se ne è accorta l'Antitrust.
Se volete trasformare casa vostra in uno spazio liminale, A24 ha fatto la carta da parati di Backrooms E costa anche relativamente poco: 60 dollari a rotolo. Una cifra accettabile per trasformare un ambiente di casa in un incubo.
La Nazionale francese ha deciso che dopo ogni gol che segna al Mondiale nello stadio deve partire One More Time dei Daft Punk a tutto volume In questa edizione del Mondiale tutte le Nazionali hanno dovuto scegliere un "inno da gol". C'è anche una playlist ufficiale che li raccoglie tutti.
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A causa della crisi climatica è morto l’albero più famoso del mondo, la vecchia quercia della foresta di Sherwood La quercia, che cresceva da almeno mille anni, quest’anno non ha prodotto nessuna foglia a causa delle sempre più frequenti ondate di calore e degli eccessivi interventi umani.
Un videogioco in cui si gioca a nascondino ha venduto tre milioni di copie in appena una settimana Si intitola Meccha Chameleon e, oltre ad aver venduto tre milioni di copie, è diventato popolarissimo anche su TikTok, Twitch e YouTube.

Wes Anderson ha insultato Netflix senza nemmeno rendersene conto

16 Giugno 2023

«Scrivete queste parole sulla lapide di Netflix», commenta un utente Twitter dopo aver letto l’intervista a Wes Anderson pubblicata giovedì 15 giugno su IndieWire. Altri lo stanno definendo come il più devastante dissing involontario di tutti i tempi. Ma sarà stato davvero involontario? Non lo sapremo mai. Sta di fatto che per Netflix deve essere stato assai spiacevole scoprire che Wes Anderson è contento che il suo nuovo film, The Wonderful Story of Henry Sugar, con protagonista Benedict Cumberbatch, verrà distribuito sulla piattaforma (lo potremo vedere alla fine di quest’anno, una data d’uscita ufficiale ancora non c’è) solo e soltanto perché si tratta di un mediometraggio di 37 minuti e quindi «non di un film vero e proprio. Per questo Netflix è la scelta giusta».

Nell’intervista a Indiewire, Anderson ha raccontato di aver provato per anni ad adattare Henry Sugar, raccolta di racconti di Roald Dahl del 1977, tra le sue preferite dello scrittore. Però, per quanto il progetto lo appassionasse, non riusciva mai a trovare il modo di rendere giustizia alla scrittura di Dahl: «Sapevo cosa mi piaceva di questa storia ma non trovavo l’approccio giusto. Volevo che l’adattamento conservasse la bellezza del racconto, che sta tutto nella prosa di Dahl. La risposta mi è sfuggita per tantissimo tempo, e poi alla fine è arrivata. Il punto era non fare un lungometraggio: bastavano, più o meno, 37 minuti». Finalmente pronto a cominciare a scrivere la sceneggiatura, Anderson si è trovato però davanti un altro ostacolo: nel tempo che lui aveva impiegato a riflettere sulla maniera migliore di adattare Henry Sugar, i diritti per la trasposizione del racconto li aveva acquisiti Netflix. «La famiglia Dahl aveva venduto tutto a Netflix. All’improvviso, in sostanza, se volevo girare questo film l’unica maniera di riuscirci era lavorare con loro». Anche in questo caso, si percepisce chiaramente l’entusiasmo di Anderson all’idea di lavorare con Netflix.

C’è da dire che il regista ha sempre detto di considerare la sala cinematografica l’unico luogo adatto alla visione di un film (a lui piace definirla «the real cinema way»), e anche nel caso della sua ultima opera, Asteroid City (che da noi arriverà il 14 settembre), ha detto di aver insistito per una distribuzione “classica”: solo in sala, niente streaming. Anderson ha poi cercato di addolcire la pillola dicendo che, al contrario di Asteroid CityHenry Sugar non avrebbe senso distribuirlo solo in sala: «È troppo corto, nessuno pagherebbe un biglietto intero per vedere un film di 37 minuti». Speriamo che tanto basti per far pace con Netflix.

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