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Mentre a Minneapolis si scatenava il caos, Trump era alla Casa Bianca a vedere in anteprima il documentario sulla moglie Melania Una proiezione esclusiva, con contenitori di popcorn brandizzati, tra gli invitati il Ceo di Apple e, per qualche ragione, anche Mike Tyson.
Kim Jong-un che fissa le persone mentre fanno il bagno alle terme è già il miglior meme del 2026 Il leader supremo della Corea della Nord ha festeggiato l'inaugurazione di un nuovo Centro vacanze fissando le persone che facevano il bagno e la sauna.
Un giornale portoghese ha scambiato Dario Ballantini, l’imitatore di Valentino, per il vero Valentino Lo ha fatto Jornal Expresso, che ha poi rimosso il post, anche se lo stesso Ballantini ha ammesso che «la nostra somiglianza in passato ha confuso pure Calvin Klein».
Il trasferimento del Leoncavallo in via San Dionigi è saltato e adesso non si sa che ne sarà del centro sociale A cinque mesi dallo sgombero di via Watteau, l'ipotesi via San Dionigi è definitivamente tramontata e ora non si sa come procedere.
Oltre 800 artisti hanno lanciato un appello per chiedere che la repressione delle proteste in Iran sia trattata come un crimine contro l’umanità Tra i firmatari ci sono anche Shirin Neshat, Jafar Panahi Juliette Binoche, Marion Cotillard e Yorgos Lanthimos.
Arctic Monkeys, Pulp, Blur, Fontaines D.C., Depeche Mode, Cameron Winter, King Krule, Wet Leg, Anna Calvi: l’album Help 2 è il sogno realizzato degli amanti dell’indie E questi sono solo alcuni degli artisti e delle band riuniti dalla War Child Records per questo album di beneficenza che uscirà il 6 marzo.
Jeremy Strong è talmente fan di Karl Ove Knausgård che lo ha anche intervistato per Interview I due hanno parlato del nuovo romanzo di Knausgård ma soprattutto di quanto entrambi odino essere famosi.
A Davos gli Stati Uniti hanno presentato il piano per la costruzione di “New Gaza” ed è peggio delle peggiori aspettative Si è parlato molto di grattacieli e appartamenti di lusso affacciati sulla costa, molto poco, quasi per niente del futuro di istituzioni e popolo palestinese.

Da cosa nascono le polemiche sulla cover di Vogue Us con Kamala Harris

Provengono dallo staff della nuova vicepresidente e dai suoi sostenitori, che hanno profondamente criticato la scelta di Anna Wintour.

di Studio
11 Gennaio 2021

«Anna Wintour se ne deve andare», è solo uno dei tweet con cui in molti hanno criticato la copertina di febbraio di Vogue Us, rivelata il 10 gennaio sui social, in cui compare la futura vicepresidente Kamala Harris scattata da Tyler Mitchell. I due drappi di tessuto sullo sfondo riprendono il colore della sua confraternita universitaria, la Alpha Kappa Alpha, «la scelta più banale possibile», ha scritto la scrittrice e attivista Roxanne Gay, poi un tailleur scuro, le gambe leggermente divaricate e le mani sullo stomaco, statica, impacciata, «non è all’altezza degli standard di Vogue, è come quando ti riduci all’ultimo a fare i compiti», si sono lamentati i sostenitori della senatrice, con una serie di nuove accuse alla direttrice della testata che seguono quelle ricevute negli ultimi mesi: quando Wintour era stata criticata per aver incentivato un ambiente poco inclusivo durante la sua carriera a Vogue.

Le obiezioni alla cover sono arrivate sia da parte dello staff di Harris, sia dal pubblico, spiega il Guardian. Come ha scritto Yashar Ali dell’Huffington Post su Twitter, i membri del team della vicepresidente nominata dal neo eletto Joe Biden starebbero prendendo le distanze dalla scelta della copertina per la versione cartacea, in quanto diversa dagli accordi stipulati con la testata, che avrebbe dovuto invece utilizzare una seconda cover più istituzionale, con Harris in completo carta da zucchero Michael Kors: copertina utilizzata solo per la versione digitale del nuovo numero. La polemica principale nasce però dalla presunta assenza di valorizzazione della carnagione di Harris, la prima donna nonché la prima persona nera a ricoprire la carica di vicepresidente.

Le due copertine di febbraio 2021: la prima, digitale, e la seconda per la versione cartacea

«Che caos, sembra proprio che Wintour non abbia molti amici neri», ha commentato Wajahat Ali del New York Times, perché in cover Harris ha la pelle chiara, troppo grigia, inutilmente sbiancata dalle luci o da un’eccessiva postproduzione, c’è chi ha ironizzato «qui Kamala ha la pelle bianca come tutte quelle che sono apparse su Vogue, alla fine è coerente». Si tratta di una questione affrontata più volte, mirata a ottenere quella sensibilità e attenzione necessaria in simili rappresentazioni, come capitato per le scelte delle copertine di agosto 2020 di Vogue Us e Vanity Fair Us, rispettivamente con Simone Biles scattata da Annie Leibovitz e Viola Davis ritratta da Dario Calmense. La seconda criticata per la scelta di richiamare la posa di “The Scouraged Back”, fotografia straziante di uno schiavo del 1863, entrambe per lo scarso risalto dato alla carnagione delle protagoniste, appiattite sugli sfondi.

Scolorita, ritratta in modo grossolano. Eppure già nel giugno 2020 Anna Wintour, nel pieno delle proteste di Black Lives Matter, si era scusata per gli «errori», aveva scritto, commessi durante la sua direzione, nel non essere riuscita a dare spazio a giornalisti, fotografi e stilisti che non fossero bianchi. «Voglio dire chiaramente che so bene che Vogue non ha trovato abbastanza modi per dare loro spazio. Anche noi abbiamo sbagliato, pubblicando immagini e storie che possono essere state offensive», e adesso Kamala Harris è stata ingrigita, apparentemente sbiancata, «lei non è sciatta come la fate sembrare», si legge su Twitter. Intanto, a dicembre, Condé Nast ha annunciato che Wintour sarebbe diventata chief content officier mondiale e direttore editoriale globale di Vogue, dandole quindi il controllo sulle pubblicazioni in più di 30 Paesi.

Su Vogue Us, Kamala Harris appare come ci siamo abituati a vederla in televisione e sui social: in converse. Quelle che ha indossato per mobilitare gli elettori (The Oprah Magazine ha creato una gallery) a Orlando, Las Vegas, Miami, salutare le folle di Salt Lake City e per le strade, visitare le strutture di addestramento a Milwaukee mentre sua sorella Maya Harris twittava: «Le converse ora sono di tendenza, lol». Eppure l’impressione che si ottiene dai commenti alla cover, è che rappresentare Harris in sneaker non era così necessario, nonostante siano per la senatrice un modo per comunicare la sua attitudine pratica, progressista, c’erano sicuramente altri metodi per rendere l’idea di quanto sia informale senza utilizzarle. Magari ritraendola sempre in tailleur, con décolleté, sorridente su una sedia girevole in mezzo a Washington DC, formale senza essere formale così da presentare finalmente al mondo la prima donna nera con una carica tanto importante. Lo aveva fatto Elle Us per il numero dello scorso novembre. Peccato fosse una foto in bianco e nero.

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