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Un sito sta raccogliendo tutte le elegie funebri scritte dai giornalisti palestinesi per i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani Si chiama The Living Record e permette di ascoltare la voce e le parole dei giornalisti di Gaza, mentre ricordano i loro colleghi uccisi negli attacchi israeliani.
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Sempre più miliardari stanno comprando casa in Patagonia perché si sono convinti che lì sopravviveranno alla fine del mondo A convincerli sono stati quattro fattori: isolamento, capacità di produrre di cibo, capacità di produrre energia e abbondante disponibilità d’acqua.
Dolly Parton verrà ricordata anche come una delle più agguerrite sindacaliste nella storia dell’industria musicale La cantautrice è stata una lavoratrice della musica e non ha mai smesso di usare il proprio potere per tutelare chi suonava al suo fianco.
Pur di non danneggiare un antico castello da ristrutturare, in Giappone lo hanno fatto spostare a mano da 1800 volontari Il mastio del castello di Hirosaki pesa 360 tonnellate. Questo non ha affatto scoraggiato i volontari.
C’è una certa confusione attorno all’attore che interpreterà il professore di Difesa dalle Arti Oscure nella serie tv di Harry Potter La parte era stata affidata a Nicholas Hoult, che prima ha accettato e poi ci ha ripensato perché i suoi fan avevano preso malissimo la notizia. Ora il ruolo è passato a Kit Harington, i cui fan si sono fin qui dimostrati indifferenti.
Uniqlo ha lanciato la sua prima collezione di hijab Il lancio è avvenuto il 17 agosto in Malesia, Indonesia, Singapore e Filippine. È la prima collezione di hijab tutta realizzata dal brand, al di fuori di capsule collection e partnership speciali.
La tv di Stato iraniana ha messo una taglia di 10 milioni di dollari sulla testa di Barron Trump Dando anche dei consigli pratici e logistici su come uccidere il più piccolo dei figli del Presidente degli Stati Uniti.

Chi ha ucciso il cinema italiano? Paolo Virzì risponde

Notti Magiche, nuovo film del regista, è una storia di provinciali in una Roma mitica e cinematografara.

05 Novembre 2018

Chi ha ucciso il cinema italiano? Sono stati i vecchi sceneggiatori che non volevano mollare la poltrona o i giovani scribacchini che non guardavano «fuori dalla finestra»? Sono stati gli attori cani, le fiction della Rai, i produttori indecisi tra botteghino e qualità? È stata Roma? Siamo stati noi? All’inizio di Notti magiche, il nuovo Virzì al cinema da giovedì, c’è l’omicidio di un produttore. Ma il vero cadavere, si capisce subito, è il nostro cinema, di cui si ripercorre l’ultimo momento forse glorioso, prima del precipizio.

Non a caso, in una scena si vede in lontananza il set della Voce della luna, il Fellini notturno e finale, proprio come in C’eravamo tanto amati s’inciampava nelle riprese della Dolce vita, che invece era lo zenit (di Fellini e del cinema italiano tutto). Ma insomma troppe divagazioni, troppe parentesi, com’è del resto nella natura di questo oggetto strano e personale, che parte da tre aspiranti sceneggiatori finalisti al Premio Solinas nell’anno dei Mondiali in Italia – il toscano d’estrazione operaio-comunista e arrapatissimo, il siciliano erudito e boccalone, la romana altoborghese e impasticcata – per raccontare una cosa che forse è solo sua, sì, è vero. Molti critici rimproverano: a chi mai potrà interessare questo coming of age di aspiranti scrittori? Molti si fermano al giochino del “chi è chi”, nel ritratto dei tre giovani a bottega dagli illustri maestri: uno su tutti Fulvio, un immenso Roberto Herlitzka, che sarebbe poi Furio Scarpelli (Virzì e Francesca Archibugi, che ha scritto il copione con lui e Francesco Piccolo, si sono formati davvero con il socio di Age); e poi Ennio De Concini, e l’avvocatessa Giovanna Cau, e Michelangelo Antonioni che cena da solo ed è tutto incomunicabilità pure davanti ai tonnarelli, hanno nomi diversi ma si riconoscono subito. E ovviamente il superproduttore Leandro Saponaro (il morto) di Giancarlo Giannini, magnifico pure lui, che forse è Vittorio Cecchi Gori e forse no, a conti fatti è l’essenza di tutti quanti.

Notti Magiche è nella sale dall’8 novembre

Certo, c’è il giochino chi è questo chi è quello, ma è davvero il cuore del film? No, ed è sciocco crederlo (lo stanno facendo in tanti). Né dire che questo Notti magiche sta a Virzì come La terrazza a Ettore Scola e La grande bellezza a Paolo Sorrentino, solo perché ci sono gli intellettuali e la capitale, le conventicole (cit.) e i trenini in discoteca (con Gianni De Michelis). Perché c’è il cinema d’autore e quello di serie B o forse anche meno, sintetizzato dall’autista di Saponaro/Giannini, tenero ex cascatore dei polizieschi all’italiana che incarna ogni faccia di quei decenni a Cinecittà: la gloria e il declino, l’artigianato e il sogno.

Ecco, l’artigianato. Notti magiche è una storia di formazione e una storia di provinciali, come la maggior parte dei Virzì. Ed è la storia di un mestiere, quello del cinema, che nessuno da noi vuole mai raccontare, perché sembra una roba per pochi, e si sa quanto le élite in questo Paese facciano paura. Due delle scene più belle del film hanno a che fare con ragazze che dalla provincia arrivano a Roma: la fidanzata del messinese, che lo congeda sulla banchina della Stazione Termini; e quella del toscano, che di quel mondo di cinematografari stanchi, cialtroni, disillusi capirà (e carpirà) l’anima.

Roberto Herlitzka in una scena del film

«Dickens aveva uno scenografo, un costumista, un direttore della fotografia?», fa dire Virzì al suo Fulvio/Furio. L’artigianato è la scrittura, il romanzo, le parole. Virzì lo mette pure nelle note a Notti magiche: «È come un racconto balzacchiano». È la commedia umana, all’italiana. Poi aggiunge le illustrazioni: «E anche un album di vignette a colori» (lui stesso ne disegna di deliziose, guardate il suo profilo Instagram). Di parole e di vignette ce ne sono a mucchi, in questo film che affastella i ricordi vissuti e gli aneddoti immaginati, le descrizioni e i bozzetti, e viva dunque le pause narrative, come insegnano i post-it appiccicati sulla porta dell’ufficio dello sceneggiatore capo.

Non c’entra ma c’entra: alla Fondazione Prada di Milano è stata appena inaugurata una mostra, si chiama Sanguine, il curatore è l’artista belga Luc Tuymans, che nelle sale di Miuccia propone la sua idea di barocco, dal Caravaggio a oggi. Ecco, Notti magiche è l’opera barocca di Virzì, è carne e sangue, è memoria e cuore, e personaggi, tantissimi personaggi, e chiaroscuri sì caravaggeschi, e mortammazzati, e risate, e stupri sul set (prima del #metoo!), e maschi e femmine forse contro o forse no, e cacio e pepe, e Craxi con le monetine, e feste, e cene, e fighe mostrate, e fighe leccate, e voglia di morire, e voglia di ballare. E cinema, tanto cinema. In un momento in cui i nostri film sembrano dirci così poco, Virzì torna al cinema di ieri e fa il cinema di oggi. È questa la vera magia.

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