Vincitore del premio per la migliore opera prima all'ultimo Festival di Cannes, il film parla di una bambina a cui viene affidato un compito impossibile nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma, in realtà, è una disperata difesa della sacralità dell'infanzia.
Reitman, Spielberg, Nolan e altri famosi registi hanno impedito la chiusura del Village Theatre di LA
È da mesi che si parla della crisi del cinema, tra gli addetti ai lavori che scioperano per chiedere stipendi più alti, spettatori che si lamentano dell’iperproduzione di prodotti di qualità sempre più bassa e le sale indipendenti che faticano a rimanere aperte. Recentemente, su quest’ultimo punto, un gruppo di 35 registi e registe di Hollywood ha fatto la sua parte, decidendo di acquistare – e salvare – il Village Theater, storico cinema nel quartiere di Westwood, a Los Angeles.
Come riportato da Cnn, l’idea di investire in un luogo che, fin dagli anni Trenta, ha rappresentato un’istituzione per la città di Los Angeles, è del regista Jason Reitman, che proprio al Village Theater ha tenuto le premiere di alcuni dei suoi film più celebri, tra cui Juno, Up In the Air e Ghostbusters: Afterlife. Ma Reitman non è l’unico ad avere un rapporto personale con il Village Theater: Steven Spielberg – che si è unito all’iniziativa insieme a Damien Chazelle, Chloé Zhao, Christopher Nolan, Alfonso Cuarón, Denis Villeneuve, Bradley Cooper ed Emma Thomas, tra gli altri – ha dichiarato di avere ricordi vividi legati al Village Theater e si è detto «entusiasta di essere parte di un gruppo deciso a riportare Westwood ai suoi anni di gloria come istituzione culturale per il cinema».
I registi benefattori hanno dichiarato di voler «preservare una gemma architettonica e creare un punto di riferimento culturale dedicato all’amata esperienza del cinema» e infatti, sotto la nuova gestione, il Village Theater proporrà agli spettatori un fitto programma di film, sia film in prima visione che classici, insieme a uno spazio dedicato all’esposizione di oggetti di scena, costumi e stampe originali provenienti dalle collezioni personali dei registi coinvolti.
Vincitore del premio per la migliore opera prima all'ultimo Festival di Cannes, il film parla di una bambina a cui viene affidato un compito impossibile nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma, in realtà, è una disperata difesa della sacralità dell'infanzia.
L'attore ha ricevuto minacce di morte e la produzione ha dovuto riempire il set della serie tv di Harry Potter di security per proteggerlo. Tutto per colpa di fan che non hanno neanche il coraggio di dirsi razzisti. E che non sanno nulla di storia della recitazione.