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Ars Technica ha cancellato un articolo che condannava l’uso dell’AI dopo che si è scoperto che conteneva citazioni inventate dall’AI L'autore del pezzo si è scusato e ha detto che da ora in poi non si fiderà più delle citazioni suggerite da ChatGPT.
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L’agenzia meteorologica giapponese fa delle previsioni esclusivamente dedicate alla fioritura dei ciliegi Quelle di quest'anno dicono che i fiori sbocceranno con un certo anticipo rispetto al solito: i primi arriveranno tra meno di due settimane.
C’è una proposta di legge per inserire la gentilezza tra i parametri con cui l’Istat misura la qualità della vita Proposta che è arrivata in Parlamento e che sostiene che una società più gentile sia non solo moralmente migliore ma anche più ricca economicamente.
L’invito per la sfilata di Dior alla settimana della moda di Parigi è una sedia In miniatura ma pur sempre una sedia che rimanda alle Sénat, quelle utilizzate all'interno del Jardin de Tuilleries, location della sfilata.
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Il favorito per diventare il prossimo Presidente del Consiglio del Nepal è un ex rapper che non si toglie mai gli occhiali da sole Si chiama Balen Shah e la sua immagine è così legata a quel modello di occhiali da sole che nei negozi hanno preso a chiamarli "occhiali Balen Shah".
Il bene più a rischio a causa della guerra in Medio Oriente non è né il petrolio né il gas ma il fertilizzante Nella regione se ne produce moltissimo, la guerra ha già causato problemi logistici e aumenti dei prezzi che rischiano di stravolgere l'agricoltura mondiale.

Vico Magistretti e l’idea semplice ma geniale

Cent'anni fa, il 6 ottobre del 1920, nasceva uno dei maestri del design italiano, inventore di una lampada amata ovunque, l'Eclisse di Artemide.

06 Ottobre 2020

«Una cosa importante nel design è essere generosi, perché bisogna sapere che la gente può copiare… e chi se ne importa, vorrà dire che si farà un’altra cosa. È inutile fare causa o cose del genere». Già. Chissà cosa avrebbe detto lui, Vico Magistretti, quarant’anni dopo, quando Flou, l’azienda produttrice del suo letto Nathalie, muoveva un’azione legale contro l’ennesimo plagio del letto più famoso d’Italia, trovandosi dall’altra parte un’arringa di difesa nientemeno che di Vittorio Sgarbi. Vico generoso lo era davvero, l’idea del grande numero del design industriale come possibilità di accesso alla bellezza, come “complimento”, era una delle sue massime più famose. Insieme a quella per cui se un progetto è davvero chiaro, lo si può trasmettere al telefono. Una delle frasi che gli studenti di design del prodotto si sentono ripetere più spesso durante la carriera universitaria dai loro docenti: «Dillo con parole tue, come avrebbe fatto Magistretti».

E Vico fa così anche quella volta. La situazione è questa, o almeno così ci hanno sempre raccontato. L’architetto Magistretti è appena stato dall’ingegner Ernesto Gismondi: grande imprenditore della luce, fondatore di quella azienda che porta il nome di Artemide, gemella di Apollo, divinità della Luna. Gismondi gli ha commissionato il progetto per una lampada da comodino che risolva l’annoso problema della regolazione della fonte luminosa. Chiunque condivida un letto impara presto che le esigenze della luce sono tante: c’è chi la vuole tenere accesa per la lettura, chi ha bisogno di appena un chiarore per favorire il sonno, chi impreca di spegnere perché se no proprio non riesce a dormire… Insomma, prima, molto prima (siamo nel 1965) dell’invenzione del dimer, serviva una terza opzione in alternativa al brutale on-off delle luci in commercio.

È in metropolitana, Vico, e sta tornando nel suo studio milanesissimo in piazza del Conservatorio. Ha in mano un biglietto della metro ed è su quello che comincia a fare degli schizzi. Quindi sì, un disegno lo fa eccome. Anzi, un po’. Ha in mente una scena dei Miserabili di Victor Hugo, quando Jean Valjean si nasconde, aspettando di vedere svanire il bagliore delle lanterne dei suoi inseguitori nella notte. È proprio disegnando quell’immagine che Magistretti inizia a concepire uno degli oggetti destinati ad avere la maggior fortuna nella storia del design. Un oggetto semplicissimo, come spiegherà proprio al telefono, ai tecnici di Artemide, una volta rientrato in ufficio. Si tratta di tre sfere: una capovolta, che fa da base, e altre due concentriche, di cui quella più piccola ruota internamente all’altra regolando l’emissione della luce. Sfere, proprio come le stelle e i pianeti che con i loro movimenti determinano quel fascinoso fenomeno astronomico che è l’eclisse. L’idea è perfetta, perché consente una parziale e graduale copertura della fonte luminosa. E poi lo aveva (pre)detto anche Victor Hugo: «Ma la ronda si rimise in cammino, lasciandosi alle spalle Valjean, il quale, di tutto quel movimento, non scorse nulla, all’infuori dell’eclisse della lanterna». E quale nome migliore, allora, di Eclisse per omaggiare un’azienda che sia chiama come l’eroina dello spazio?

Idee al telefono, dicevamo: i prodromi del concept design, croce e delizia dei creativi contemporanei. Seguendo quell’esempio, molti designer negli anni più recenti hanno provato a emulare l’idea che l’idea è al centro di tutto, senza però avere la stessa fortuna di confrontarsi con gli approcci pionieristici egli imprenditori delle generazioni precedenti. Certo, nella storia di Eclisse conta che ci sia Magistretti da un lato della cornetta, ma moltissimo vale anche chi sta dall’altra parte: un team di tecnici che recepisce al volo l’intuizione dell’architetto, la traduce, la rende tridimensionale e testabile, la rispetta, mettendo tutte le proprie competenze al servizio di un’idea. Non è un caso che l’altra famosa affermazione con la quale il maestro milanese celebra il successo del proprio lavoro, e in fondo anche quello di almeno cinquant’anni di design milanese, sia: “industria e designer sono come pane e marmellata: hanno bisogno uno dell’altra”.

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