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16:31 sabato 13 giugno 2026
La tomba di Immanuel Kant a Kaliningrad è diventata sorprendentemente una delle attrazioni turistiche più frequentate, fotografate e recensite su Tripadvisor C'è chi è rimasto molto soddisfatto della visita. Chi accusa Kant di essere un bluff e la sua tomba di essere noiosa. Ma in media, su Tripadvisor il filosofo se la cava bene: punteggio medio 4,3.
Il primo sciopero di tutti i lavoratori della cultura nella storia d’Italia Si fermano il personale di musei, biblioteche, archivi e teatri, insieme ai lavoratori autonomi dell'editoria, dello spettacolo e della produzione artistica e culturale.
I biglietti dei Mondiali costano così tanto che ce ne sono ancora 180 mila invenduti Persino i bagarini che li hanno comprati con largo anticipo sono in difficoltà e puri di liberarsene sono disposti ad andare in perdita.
Da quasi un anno un’associazione segnalava alla polizia irlandese i gruppi razzisti che stanno mettendo a ferro e fuoco Belfast, ma la polizia non ha fatto niente Il gruppo si chiama Accountability Project Northern Ireland e ha fatto decine di segnalazioni alle forze dell'ordine tra novembre 2025 e giugno 2026.
I Gen Z hanno inventato una nuova forma di protesta sui social: pubblicare le deprimenti, esasperanti, scandalose conversazioni con i loro capi Messaggi per stipendi non pagati, contratti non rispettati, in cui si cambiano orari all'improvviso e non si rispetta la malattia. Ne sono stati pubblicati centinaia.
Una booktoker ha provato a registrare come marchio lo slogan “hot girls read” e le altre booktoker l’hanno boicottata finché non ci ha rinunciato Allie Mitrovich ha pensato che uno slogan che non è di nessuno poteva benissimo diventare suo. BookTok non ha apprezzato l'idea.
È uscito il primo trailer del sequel di The Social Network e sono tutti straniti dal fatto che non c’è Jesse Eisenberg a interpretare Mark Zuckerberg L'arduo compito è passato a Jeremy Strong, che nel trailer ha stupito (e interdetto) tutti sfoggiando un notevole caschetto rossiccio.
L’agenzia meteorologica giapponese è la prima al mondo a dire che il Super El Niño è ufficialmente arrivato E adesso ci si aspetta che altre agenzie, stabilito il primo precedente, facciano lo stesso. Anche perché gli indizi iniziano a essere tanti.

Verdone e i suoi mitomani

Vent'anni fa con Gallo cedrone il regista inquadrò la mitomania come la vera patologia del nostro tempo: lo abbiamo intervistato.

19 Luglio 2018

Gallo cedrone di Carlo Verdone compie vent’anni: mercoledì 18 luglio grandi festeggiamenti all’Odeon di Milano sponsorizzati da HotCorn e Chili, tappeto rosso, ospiti illustri, folla adorante e nostalgica. Ma il punto è un altro. Gallo cedrone è uno dei film più precisi e profetici sul vero protagonista del nostro tempo: la mitomania. Armando Feroci – coatto di borgata nullafacente che si spaccia per figlio di Elvis Presley, si porta appresso la cognata cieca (Regina Orioli, quanto ci manca), viene rapito dagli estremisti islamici in Nordafrica, alla fine si candida come Uomo Qualunque alle elezioni amministrative del Comune di Roma – è un mitomane da manuale. E, a suo modo, vincente.

ⓢ  Ne convieni, Carlo?
Be’, la mitomania oggi è ovunque, si rappresenta da sola. Adesso è arrivata fino ai delinquenti veri. Guarda quelli che comandano a Ostia, le case, le macchine che c’hanno… È una mitomania pericolosa, è la megalomania del «Qui comando io e voi non siete nessuno». Poi penso a Fabrizio Corona che, la camicia aperta fino all’ombelico, di recente ha detto a Mughini: «Ti compro e ti metto in giardino a scrivere libri»: lui è un gallo cedrone perfetto. E c’è Gianluca Vacchi, che è lo stesso. Ma parliamo pur sempre di gente milionaria. I galli cedroni del popolo li trovi ancora ma sono tutti omologati, i loro idoli sono i calciatori, ora c’è Cristiano Ronaldo e tutti si vestono e si pettinano come lui. Sono tutti uguali, è molto difficile trovare il senso del ridicolo.

ⓢ  I Manuel Fantoni, per citare un altro tuo mitomane illustre, sono pure arrivati in Parlamento.
Già, e non da oggi. Prima c’è stato il periodo dei governi con la gente che leccava il culo, e che era totalmente impreparata. Quando la politica ha perso la preparazione e ha aperto le porte all’improvvisazione, è là che è caduto tutto.

E oggi?
Non c’è niente. Credo che, a lungo andare, tutto questo grande casino che stiamo vivendo porterà per forza di cose a una nuova Democrazia Cristiana. Ci vorrà tempo, ma sarà la gente a chiederlo, sentirà il bisogno di tornare a mettere dei paletti dal punto di vista etico, istituzionale. Non è che io lo auspichi, dico solo che molto probabilmente succederà.

ⓢ Il monologo finale di Armando Feroci candidato a Roma – parla di trasparenza e propone di asfaltare il Tevere, che «nun ce serve», per farci «una lunga lingua d’asfalto a tre corsie: Los Angeles» e azzerare il traffico: «Signori, se scóre! Finalmente se scóre a Roma!» – ecco, a sentirlo oggi fa abbastanza impressione.
Ci sono stati davvero dei politici che hanno fatto campagne per rendere navigabile il Tevere, con le barche che ti portano da un quartiere all’altro. Ma il Tevere è una ciofeca, è un fiume che, se non piove per quattro mesi, tocchi il fondo. Stiamo parlando di una città che, poverina, oggi c’ha un sacco di problemi. È diventata fragilissima, a forza di assenza di manutenzione. Tre giorni fa c’è stato un temporale di notte, una cosa ciclonica, ho visto degli alberi molto grossi davanti a me – io abito al Gianicolo – piegarsi improvvisamente, pensi che si possono spaccare e infatti poi succede. Il Comune ha tante di quelle cause da parte di persone cadute su marciapiedi che si sbriciolano che ormai non le conta più. Oltre alle solite buche, che ormai…

ⓢ Dici che Gallo cedrone è uno dei tuoi film più incompresi.
È vero. Io faccio un film e a me piace, ci trovo sempre delle cose dentro. Poi naturalmente accetto ogni tipo di critica. Il pubblico lo accolse bene, è partito che faceva un miliardo al giorno, una roba spaventosa, poi si è fermato a diciassette, mi pare, comunque una signora cifra. Ma da alcuni giornalisti fu criticato in maniera molto forte. Io penso sia una delle migliori performance di tutta la mia carriera. C’è almeno una sequenza – quella dell’agente immobiliare, girata in condizioni precarie: quaranta minuti, troupe ridotta perché il pavimento di quella casaccia stava crollando davvero – in cui mi trovo davvero bravo, e io sono sempre molto critico con me stesso. Forse fu un film troppo in anticipo sui tempi, non convinse nemmeno mio padre (Mario, critico cinematografico, ndr) al cento per cento. Però poi quando lo rivide, un paio d’anni prima di morire, mi disse che aveva previsto un sacco di cose che poi, in effetti, si sono avverate.

ⓢ È vera la telefonata di Dino Risi?
Certamente. M’ero molto depresso dopo aver letto un attacco di una violenza inaudita. Mi lamentai con Marco, suo figlio: «Ma che se scrive ’na recensione così? A questo gli sto proprio antipatico io, si no nun se spiega…». Lui mi disse: «Papà è andato a vedere il tuo film oggi pomeriggio al Roxy». Mi sarebbe piaciuto sentire un suo giudizio e il giorno dopo ci parlai. Dino mi fece: «Fregatene di quello che scrivono gli altri. Io ho fatto quella stessa commedia cattiva, alcune sono venute bene, altre peggio. Ti assicuro che hai fatto un bel film, fidati. E aspetta, il tempo ti renderà giustizia». Quella telefonata mi ha fatto bene.

ⓢ Visto che stiamo festeggiando un anniversario, permettimi un giochino stupido. Quale dei tuoi film è il tuo figlio più amato?
Quant’è complicato. Non ce l’ho. Ricordo certe atmosfere, certi film in cui mi sono trovato particolarmente bene… Forse un film perfetto è Viaggi di nozze, ecco. Un falso film comico: in realtà è disperato. Maledetto il giorno che t’ho incontrato, forse il mio film più raffinato: del resto, non c’è nulla di romano. E Compagni di scuola. Ma non lo so, perché ogni film ha qualcosa che a me piace molto. Dovete essere voi a dirlo, l’autore a un certo punto consegna tutto al pubblico e non ci pensa più. Quando dissi a Fellini, che veniva spesso a casa nostra, «Federico, ma ti rendi conto della grandezza dello Sceicco bianco, dei Vitelloni?», sai lui che m’ha risposto? (fa l’accento romagnolo) «Carle’, ma che casso ti devo dire, sai che non so più zudicare quei film. Ma a te piacciono ancora? Io non lo so, sono da un’altra parte, adesso».

ⓢ Mi dici solo due parole su Carlo Vanzina?
Vedi, noi nel cinema conosciamo tante persone, e lui tra tutte queste era una persona veramente speciale. Un uomo molto buono. La domenica gli piaceva chiacchierare con me al telefono. Parlavamo di cinema, di politica, di tutto. Erano delle chiacchierate, ti direi, tra due signori del secolo scorso. Però non di quelli che odiano il presente. Io, almeno, ci provo ancora a capirlo.

Foto Getty. Nel testo, Carlo Verdone e Regina Orioli in Gallo cedrone
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