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Siccome non sono già abbastanza impegnati militarmente, gli Stati Uniti sono intervenuti anche contro i narcotrafficanti in Ecuador Le operazioni sono iniziate il 3 marzo e rientrano in quella che gli Usa definiscono «offensiva contro il narcoterrorismo in America Latina».
Per festeggiare i loro compleanni, è uscito un disco da collezione in cui Lucio Dalla e Lucio Battisti cantano per la prima volta “assieme” Sarà disponibile in pre ordine solo per due giorni: il 4 e il 5 marzo, data di nascita rispettivamente di Dalla e di Battisti.
Il centrodestra ha affossato la proposta di legge sulla settimana lavorativa corta La proposta di Avs, M5S e Pd prevedeva quattro giorni di lavoro a parità di stipendio. La maggioranza ha deciso che non se ne farà nulla.
Dopo la Spagna, anche Francia e Canada si sono accorti che l’attacco di Usa e Israele all’Iran viola il diritto internazionale Sia Emmanuel Macron che Mark Carney hanno condannato un'operazione eseguita senza il consenso dell'Onu e in violazione del diritto internazionale.
Tutta internet sta gongolando per le disgrazie degli influencer che si sono trasferiti a Dubai e ora si ritrovano in mezzo a una guerra Decine di reel e tiktok in queste ore ritraggono influencer e creator che scoprono, improvvisamente, che fuori c'è la morte. Internet non aspettava altro.
In cima al botteghino italiano c’è un documentario religioso sulle «apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque» di cui nessuno sembra sapere niente Il film si intitola Sacro Cuore – Il suo regno non avrà mai fine e ha incassato 264 mila euro in un giorno di programmazione.
Il sindaco di Londra ha deciso che Oxford Street verrà pedonalizzata per migliorare la qualità dell’aria ed eliminare gli incidenti automobilistici E sarà una vera pedonalizzazione: niente macchine, autobus, taxi, biciclette, scooter e risciò, potranno accedervi soltanto persone a piedi.
La Spagna è fin qui l’unico Paese occidentale che ha condannato l’attacco di Usa e Israele all’Iran Pedro Sánchez ha detto che «si può essere contro un regime odioso e, allo stesso tempo, contro un intervento militare ingiustificato e pericoloso».

Verdone e i suoi mitomani

Vent'anni fa con Gallo cedrone il regista inquadrò la mitomania come la vera patologia del nostro tempo: lo abbiamo intervistato.

19 Luglio 2018

Gallo cedrone di Carlo Verdone compie vent’anni: mercoledì 18 luglio grandi festeggiamenti all’Odeon di Milano sponsorizzati da HotCorn e Chili, tappeto rosso, ospiti illustri, folla adorante e nostalgica. Ma il punto è un altro. Gallo cedrone è uno dei film più precisi e profetici sul vero protagonista del nostro tempo: la mitomania. Armando Feroci – coatto di borgata nullafacente che si spaccia per figlio di Elvis Presley, si porta appresso la cognata cieca (Regina Orioli, quanto ci manca), viene rapito dagli estremisti islamici in Nordafrica, alla fine si candida come Uomo Qualunque alle elezioni amministrative del Comune di Roma – è un mitomane da manuale. E, a suo modo, vincente.

ⓢ  Ne convieni, Carlo?
Be’, la mitomania oggi è ovunque, si rappresenta da sola. Adesso è arrivata fino ai delinquenti veri. Guarda quelli che comandano a Ostia, le case, le macchine che c’hanno… È una mitomania pericolosa, è la megalomania del «Qui comando io e voi non siete nessuno». Poi penso a Fabrizio Corona che, la camicia aperta fino all’ombelico, di recente ha detto a Mughini: «Ti compro e ti metto in giardino a scrivere libri»: lui è un gallo cedrone perfetto. E c’è Gianluca Vacchi, che è lo stesso. Ma parliamo pur sempre di gente milionaria. I galli cedroni del popolo li trovi ancora ma sono tutti omologati, i loro idoli sono i calciatori, ora c’è Cristiano Ronaldo e tutti si vestono e si pettinano come lui. Sono tutti uguali, è molto difficile trovare il senso del ridicolo.

ⓢ  I Manuel Fantoni, per citare un altro tuo mitomane illustre, sono pure arrivati in Parlamento.
Già, e non da oggi. Prima c’è stato il periodo dei governi con la gente che leccava il culo, e che era totalmente impreparata. Quando la politica ha perso la preparazione e ha aperto le porte all’improvvisazione, è là che è caduto tutto.

E oggi?
Non c’è niente. Credo che, a lungo andare, tutto questo grande casino che stiamo vivendo porterà per forza di cose a una nuova Democrazia Cristiana. Ci vorrà tempo, ma sarà la gente a chiederlo, sentirà il bisogno di tornare a mettere dei paletti dal punto di vista etico, istituzionale. Non è che io lo auspichi, dico solo che molto probabilmente succederà.

ⓢ Il monologo finale di Armando Feroci candidato a Roma – parla di trasparenza e propone di asfaltare il Tevere, che «nun ce serve», per farci «una lunga lingua d’asfalto a tre corsie: Los Angeles» e azzerare il traffico: «Signori, se scóre! Finalmente se scóre a Roma!» – ecco, a sentirlo oggi fa abbastanza impressione.
Ci sono stati davvero dei politici che hanno fatto campagne per rendere navigabile il Tevere, con le barche che ti portano da un quartiere all’altro. Ma il Tevere è una ciofeca, è un fiume che, se non piove per quattro mesi, tocchi il fondo. Stiamo parlando di una città che, poverina, oggi c’ha un sacco di problemi. È diventata fragilissima, a forza di assenza di manutenzione. Tre giorni fa c’è stato un temporale di notte, una cosa ciclonica, ho visto degli alberi molto grossi davanti a me – io abito al Gianicolo – piegarsi improvvisamente, pensi che si possono spaccare e infatti poi succede. Il Comune ha tante di quelle cause da parte di persone cadute su marciapiedi che si sbriciolano che ormai non le conta più. Oltre alle solite buche, che ormai…

ⓢ Dici che Gallo cedrone è uno dei tuoi film più incompresi.
È vero. Io faccio un film e a me piace, ci trovo sempre delle cose dentro. Poi naturalmente accetto ogni tipo di critica. Il pubblico lo accolse bene, è partito che faceva un miliardo al giorno, una roba spaventosa, poi si è fermato a diciassette, mi pare, comunque una signora cifra. Ma da alcuni giornalisti fu criticato in maniera molto forte. Io penso sia una delle migliori performance di tutta la mia carriera. C’è almeno una sequenza – quella dell’agente immobiliare, girata in condizioni precarie: quaranta minuti, troupe ridotta perché il pavimento di quella casaccia stava crollando davvero – in cui mi trovo davvero bravo, e io sono sempre molto critico con me stesso. Forse fu un film troppo in anticipo sui tempi, non convinse nemmeno mio padre (Mario, critico cinematografico, ndr) al cento per cento. Però poi quando lo rivide, un paio d’anni prima di morire, mi disse che aveva previsto un sacco di cose che poi, in effetti, si sono avverate.

ⓢ È vera la telefonata di Dino Risi?
Certamente. M’ero molto depresso dopo aver letto un attacco di una violenza inaudita. Mi lamentai con Marco, suo figlio: «Ma che se scrive ’na recensione così? A questo gli sto proprio antipatico io, si no nun se spiega…». Lui mi disse: «Papà è andato a vedere il tuo film oggi pomeriggio al Roxy». Mi sarebbe piaciuto sentire un suo giudizio e il giorno dopo ci parlai. Dino mi fece: «Fregatene di quello che scrivono gli altri. Io ho fatto quella stessa commedia cattiva, alcune sono venute bene, altre peggio. Ti assicuro che hai fatto un bel film, fidati. E aspetta, il tempo ti renderà giustizia». Quella telefonata mi ha fatto bene.

ⓢ Visto che stiamo festeggiando un anniversario, permettimi un giochino stupido. Quale dei tuoi film è il tuo figlio più amato?
Quant’è complicato. Non ce l’ho. Ricordo certe atmosfere, certi film in cui mi sono trovato particolarmente bene… Forse un film perfetto è Viaggi di nozze, ecco. Un falso film comico: in realtà è disperato. Maledetto il giorno che t’ho incontrato, forse il mio film più raffinato: del resto, non c’è nulla di romano. E Compagni di scuola. Ma non lo so, perché ogni film ha qualcosa che a me piace molto. Dovete essere voi a dirlo, l’autore a un certo punto consegna tutto al pubblico e non ci pensa più. Quando dissi a Fellini, che veniva spesso a casa nostra, «Federico, ma ti rendi conto della grandezza dello Sceicco bianco, dei Vitelloni?», sai lui che m’ha risposto? (fa l’accento romagnolo) «Carle’, ma che casso ti devo dire, sai che non so più zudicare quei film. Ma a te piacciono ancora? Io non lo so, sono da un’altra parte, adesso».

ⓢ Mi dici solo due parole su Carlo Vanzina?
Vedi, noi nel cinema conosciamo tante persone, e lui tra tutte queste era una persona veramente speciale. Un uomo molto buono. La domenica gli piaceva chiacchierare con me al telefono. Parlavamo di cinema, di politica, di tutto. Erano delle chiacchierate, ti direi, tra due signori del secolo scorso. Però non di quelli che odiano il presente. Io, almeno, ci provo ancora a capirlo.

Foto Getty. Nel testo, Carlo Verdone e Regina Orioli in Gallo cedrone
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