Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.
L’unico a volere il water d’oro di Cattelan andato all’asta è stato un parco di divertimenti
Lo ha comprato per dodici milioni di dollari: è stata l'unica offerta per un'opera che ne vale dieci solo di materiale.
Per anni il water d’oro di Maurizio Cattelan è stato una specie di leggenda dell’arte contemporanea: se ne parlava più di quanto lo si vedesse. L’unica copia rimasta dell’opera, intitolata provocatoriamente “America”, nelle scorse ore è andata all’asta di Sotheby’s, ma non è stato un grande successo. Niente rilanci e lotte all’ultima cifra: a volerla è stato solo un parco di divertimenti, che ha piazzato l’unica offerta arrivata, fa sapere BBC.
Il water d’oro da diciotto carati e di oltre cento chili di peso è stato aggiudicato per dodici milioni di dollari, partendo da una base vicina al puro valore del metallo, che si aggira intorno ai dieci milioni. A comprare il pezzo è stata Ripley’s Believe It or Not!, una catena di attrazioni tra il museo delle curiosità e il luna park. “America” non finirà dunque in una collezione privata o in una galleria d’arte contemporanea, ma in un’esposizione piena di castelli di fiammiferi, ritratti su toast e altre curiosità da tutto il mondo.
Un destino inconsueto per un pezzo d’arte, già caratterizzato da un’esistenza molto turbolenta. Presentato nel 2016 al Guggenheim di New York e installato in un bagno aperto al pubblico, America aveva attirato file lunghissime di visitatori che volevano “usarlo”, dato che il pezzo è perfettamente funzionante, come una normale toilette. Un secondo esemplare, esposto nel 2019 a Blenheim Palace in Inghilterra, era stato rubato in un furto da film e, secondo gli inquirenti, probabilmente fuso per rivenderne l’oro. Oggi dunque quello passato da Sotheby’s è considerato l’unico esemplare esistente.
Cattelan ha sempre presentato “America” come una satira della super-ricchezza: «Qualunque cosa mangi, un pranzo da duecento dollari o un hot dog da due, il risultato è lo stesso, a livello di toilette», ha detto in una vecchia intervista citata da The Indipendent alla vigilia dell’asta. La struttura è quella di un normale sanitario, solo che interamente in oro massiccio: l’oggetto più democratico della casa trasformato nel simbolo più ostentato del privilegio. Che a prendersi questa parabola sulla ricchezza sia Ripley’s è il dettaglio più interessante. Non un museo, non un grande collezionista, ma un brand che vive di freak, curiosità anatomiche, illusioni ottiche e record improbabili, col rischio che il water d’oro scivoli da opera “alta” ad attrazione.
Uscito il 6 febbraio, nell'album non c'è nulla che si possa definire sbagliato ma non c'è neanche nulla che si possa definire rischioso. Ed è per questo che, secondo molti, è l'ennesima occasione persa. Forse l'ultima, per J. Cole.
I numeri sono in crescita negli Usa, in UK e anche in Italia: c'entrano collezionismo e nostalgia, ma pure il desiderio di "possedere" la musica che si ama, soprattutto per i più giovani.
Il cast principale include anche Viggo Mortensen, Edward Norton e Javier Bardem, con Alejandro G. Iñárritu a fare da produttore esecutivo.
Analogico, passatista, efficace, molto ben fatto e un po' trombone: la Berlinale l’ha dominata chi ha tentato di dimostrare che si stava meglio quando si stava peggio e che i giovani di oggi sono la peggiore generazione di sempre.
In Spagna è stato uno dei film più visti e premiati del 2025, nonostante sia un film di genere che racconta una pagina di storia traumatica come quella del terrorismo indipendentista basco. Del film, del suo successo e del suo messaggio abbiamo parlato con la regista Arantxa Echevarria.