Hype ↓
22:32 giovedì 25 giugno 2026
L’Alligator Alcatraz di Trump non è durata neanche un anno e non è servita quasi a niente Inaugurata l'1 luglio dello scorso anno, è stata chiusa e sono già iniziati i lavori per smantellarla. Tenerla aperta è costato 1 milione di dollari al giorno.
L’ultimo, ridicolo risultato del sovranismo italiano è Emma, l’AI che dà solo risposte sbagliate e deliranti E stata chiusa cinque giorni dopo il lancio e dopo aver sbagliato a rispondere a letteralmente tutte le domande che le sono state fatte.
C’è un mobile game che ti fa “catturare” i gatti randagi che incontri per strada come i Pokémon in Pokémon Go Si chiama CatchCat e ha anche un archivio, molto simile a un Pokedex, in cui i gatti vengono classificati con statistiche e punti esperienza.
Quello che sta investendo l’Europa è un evento climatico estremo chiamato omega block Si tratta di un fronte di alta pressione intrappolato tra due di bassa pressione. In sostanza, di una "cupola" di aria calda schiacciata sul continente.
Il cofondatore di Wikipedia è stato bannato da Wikipedia perché ha provato a cambiare le regole di Wikipedia senza seguire le regole di Wikipedia Larry Sanger ha proposto una riforma di tutto il sistema dell'enciclopedia online, ma a quanto pare lo ha fatto nella maniera sbagliata.
L’album “perduto” dei Deftones, Eros, è stato pubblicato online dopo 18 anni E i fan si sono divisi, tra chi ha accolto la notizia con entusiasmo e chi si è indignato ricordando la storia tragica che portò alla cancellazione di quel disco.
A Londra hanno dovuto cancellare un evento sul caldo estremo a causa del caldo estremo Un evento in cui il tema era trovare il modo di sopravvivere al caldo estremo senza stravolgere la propria vita quotidiana.
In Tasmania stanno installando un monolite artificiale che sarà la “scatola nera” della fine del mondo e dell’estinzione dell’umanità Funzionerà esattamente come la scatola nera di un aereo, registrando l’apocalisse giorno dopo giorno.

Raccontare Valentino a Pechino

La grande esperienza multimediale Valentino: Re-Signify, partita a Shanghai, si sposta nella capitale della Cina per il suo secondo capitolo.

di Studio
18 Ottobre 2021

Ha inaugurato sabato 16 ottobre negli spazi del T-10 di Skp South a PechinoValentino: Re-Signify Part Two, il secondo capitolo della grande esperienza multimediale lanciata dal marchio a Shanghai lo scorso dicembre. Per introdurre e raccontare al pubblico cinese la storia e l’evoluzione del marchio, il direttore creativo Pierpaolo Piccioli ha scelto una formula mista in cui fa rivivere l’archivio e il presente del brand attraverso quattro punti cardinali, la Couture, l’Atelier, Stud e VLogo Signature. Fino al 7 novembre, i visitatori potranno approfondire l’universo estetico che Piccioli ha costruito per Valentino da quando, nel 2016, ne ha assunto la piena direzione artistica. Un processo di “ri-significazione” che è partito da quei segni che hanno fatto la storia del brand – come appunto le collezioni d’alta moda, il luogo archetipico che è l’atelier, la collezione di accessori Stud e il lavoro sul logo – e che Piccioli ha radicato via via nella contemporaneità, esplorando nuove modalità di espressione e territori. Il percorso da lui avviato si intreccia perciò con le opere di artisti provenienti da tutto il mondo, che utilizzando linguaggi molteplici e tra loro incoerenti, offrono un punto di vista personale su diversi temi.

Dal modo in cui la luce interagisce con i materiali e le superfici al corpo umano nella rappresentazione classica fino a quella digitale e algoritmica, dalla natura, rappresentata nelle riprese lo-fi e analogiche su pellicola trasmesse su schermi catodici o al contrario ultra-raffinata in modellazione 3D, al tema della città, luogo d’elezione per lo sviluppo dell’attività e della creatività umane, quel «piano promiscuo in cui le comunità si nutrono di segni ridefinendosi continuamente», esattamente come fanno i marchi di moda che oggi vogliono parlare a un pubblico globale. Gli abiti scelti da Pierpaolo Piccioli, provenienti dall’archivio, dall’Haute Couture recente e contemporanea incluse le collezioni Valentino Of Grace and Light e Valentino Code Temporal, e dalla sfilata Prêt-à-Porter Valentino Act Collection, sono esposti su manichini Bonaveri e dialogano idealmente con opere di artisti differenti, tra cui Cao Fei, Xu Zhen, Gioele Amari, Robert Muller, Liu Shiyuan, Cheng Ran, Shen Xin e Xu Wenkai tra gli altri. Nei tre pannelli della serie “A Shaking We”, ad esempio, Liu Shiyuan si interroga sulla fluidità del passaggio del tempo in un susseguirsi di fotografie statiche che possiedono una loro coerenza formale e cromatica, a cui sovrappone ulteriori livelli narrativi fatti di frasi e interventi fotografici. In “We Were Never Alone Never Bored” l’artista mette invece in relazione, attraverso l’attiguità cromatica, l’organico e il digitale, mentre nella serie di sculture “Chair” sviluppa le possibilità ludiche degli oggetti banali e che siamo soliti dare per scontati, creando un equilibrio instabile e sospeso grazie a una sedia che poggia su due palloncini. I due look della collezione Valentino Code Temporal che sono stati abbinati al suo lavoro sono anch’essi espressione di una delicata composizione e di modularità del gesto, visibile nel pattern fatto di tagli e nella ripetizione della sequenza pieno/vuoto.

In “Diary of a Madman”, installazione immersiva e multi-video, Cheng Ran affronta il tema della città come spazio stratificato di umanità differenti e come luogo cristallizzato e inaspettato allo stesso tempo. Composto durante una residenza d’artista di tre mesi un cui visitava per la prima volta New York, questo lavoro indaga come la città più mostrata e raccontata dell’Occidente possa rivelarsi una miniera di esperienze oblique, grottesche e illuminante grazie al suo sguardo filtrato dalla formazione e dalla cultura cinese, che crea cortocircuiti. A metà tra il documentario e la fiction, nel suo lavoro Ran capovolge la descrizione classica della città portando alla luce una realtà alternativa e imprevedibile. I quattro look della collezione prêt-à-porter Valentino Act Collection, che aveva sfilato al Piccolo Teatro di Milano riaprendo quel luogo chiuso dalla pandemia, si inseriscono senza sforzo in questa epopea minima newyorkese «ombrosa e fosca». Non c’è un percorso predefinito per godere di quest’esperienza: non è stata infatti prevista, tanto nelle intenzioni dei curatori Mariuccia Casadio e Jacopo Bedussi – li avevamo intervistati qui – quanto in quelle di Piccioli, una fruizione unidirezionale dei contenuti. È invece un invito a perdersi, ad esplorare, seguendo ciò che ognuno percepisce come attraente e in cui la successione degli elementi messi in campo non segue rapporti consequenziali o di causa ed effetto.

Articoli Suggeriti
Simone Bellotti è il nuovo direttore creativo di Jil Sander

Nei giorni del Salone del Mobile tornerà il Miu Miu Literary Club