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04:04 lunedì 7 settembre 2026
C’è una casetta che è rimasta miracolosamente intatta nell’inondazione in Nepal e nessuno sta riuscendo a spiegare come sia stato possibile L'hanno ribattezzata "casa miracolosa" e le hanno dato un pin tutto suo su Google Maps, dove ora è classificata come "a prova di alluvione".
A 80 anni Paul Schrader ha provato l’ayahuasca e gli è piaciuta così tanto che ha deciso di farci un film Dopo otto trip consecutivi (otto!) e un mese in Costa Rica, Schrader ha capito che dall'esperienza era necessario trarre un film.
Anne Carson ha scritto un bellissimo saggio per dire che ama follemente Rosalía È così innamorata che ne perdona anche i difetti: ad esempio non sembra del tutto convinta dei testi delle sue canzoni, ma, ci tiene a specificare, lei «non è certo la giudice migliore».
La strana, stranissima storia che ha portato un collettivo antifascista italiano nella lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti L'A/I Collective, che fornisce servizi internet anonimi, da adesso è considerata un'organizzazione terroristica di sinistra, accusata di sostenere la cosiddetta "rete antifa".
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
Se un adolescente vi dovesse dare del “poliestere”, sappiate che vi sta insultando pesantemente Polyester è il nuovo improperio preferito dei ragazzini: si usa per le persone che conducono una vita "finta" e superficiale. Ma anche per chi fa video brutti.
Tom Hardy ha pubblicato un album rap e la cosa sorprendente è che non è per niente male Si intitola Czarface Meets Frankie Pulitzer: quindici tracce con Inspectah Deck dei Wu-Tang Clan e 7L & Esoteric, più Busta Rhymes, Method Man ed El-P.
Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.

Rinascere a Venezia con Valentino

Con la sfilata Haute Couture che si è tenuta alle Gaggiadre, negli spazi dove si tiene la Biennale, Pierpaolo Piccioli celebra la bellezza e la voglia di tornare alla vita.

16 Luglio 2021

Lo scorso marzo, il direttore creativo di Valentino Pierpaolo Piccioli aveva scelto il Piccolo Teatro per la sua Art Collection, in cui aveva scelto di fare un esercizio di sottrazione, concentrandosi sul bianco e sul nero per rendere il suo messaggio «secco, asciutto e radicale», in linea con la tradizione di attivismo politico e culturale del luogo che ospitava lo show. Giovedì 15 luglio Piccioli è tornato a sfilare in Italia ma questa volta ha scelto Venezia, e più nello specifico lo spazio assoluto e naturale delle Gaggiadre, presso l’Arsenale, dove tradizionalmente si svolgono le Biennali di Arte e di Architettura. La collezione Des Ateliers è un esercizio di dialogo tra il mondo della moda, nella sua espressione più alta che è la couture, e quello dell’arte, che nella visione di Piccioli esistono l’una accanto all’altra senza complessi di inferiorità – la moda non è arte, si legge nelle note sulla sfilata, «perché quest’ultima basta a sé stessa mentre la prima ha sempre uno scopo, una funzione, un utilizzo» – e che si materializza in un progetto corale.

Un momento della sfilata Valentino Des Atelier a Venezia, 15 luglio 2021. Foto courtesy of Valentino

La collezione, infatti, è frutto di un “cantiere di invenzione” cui ha partecipato un gruppo di artisti contemporanei, scelti dal direttore creativo insieme al curatore Gianluigi Ricuperati, ai quali è stato chiesto di partecipare, seguendo la propria inclinazione estetica, al processo di costruzione di un abito di alta moda. Sono Joel S. Allen, Anastasia Bay, Benni Bosetto, Katrin Bremermann, Guglielmo Castelli, Maurizio Cilli, Danilo Correale, Luca Coser, Jamie Nares, Francis Offman, Andrea Respino, Wu Rui, Sofia Silva, Alessandro Teoldi, Patricia Treib, Malte Zenses e Kerstin Brätsch: si tratta di artisti che, grazie a una serie di incontri dal vivo e a distanza, hanno lavorato sul passaggio dalla bidimensionalità dell’opera alla tridimensionalità dell’abito, in un confronto tra atelier, quello dell’artista e quello del couturier, che si fa interessante proprio per le differenze in gioco.

Il risultato è una monumentale collezione di 84 look, che sfilano a filo d’acqua accompagnati dalla bellissima voce di Cosima nel luogo dove la Vuslat Foundation ha commissionato l’installazione di “Idee di pietra – Olmo”. Come per la sfilata al Piccolo Teatro, che era prêt-à-porter ma che si ispirava ai codici della Haute Couture – una distinzione che nel lavoro di Piccioli, in realtà, è sempre piuttosto labile – anche in questa collezione ci sono look più mondani e ci sono look maschili, che poi si evolvono in tutta la straordinarietà dell’alta moda, tra i cappelli-Medusa di Philip Treacy che fluttuano nell’aria estiva e gli abiti da ballo grandiosi, colorati e ingombranti, che nell’uscita finale si stagliano sul tramonto morbido dell’Arsenale (Hamish Bowles ha scritto su Vogue Us di essersi emozionato molto) e sulla placidità della laguna veneziana quando non è arrabbiata e quando non è oscurata dalle grandi navi (bandite nuovamente dal primo agosto, speriamo questa volta per sempre), quando è luglio e per molti le vacanze sono già iniziate, quando l’eleganza di un couturier italiano si sposa con la maestosità di una fabbrica di epoca preindustriale, la stessa dove venivano costruite le navi della flotta della Serenissima, che da quel porto sarebbero partite a unire, e a dividere, quel piccolo lembo di terra che è il nostro Paese con il resto del mondo. Un messaggio semplice, di bellezza nella sua forma più pura, che unisce l’artigianato all’arte, il saper fare al saper immaginare, perché abbiamo sbagliato a considerarle due azioni differenti, la voglia di ricominciare, qui come altrove, e di guardare avanti, trovando però un po’ di consolazione in quello che siamo sempre stati.

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