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06:40 venerdì 4 settembre 2026
Una delle cose più belle scritte da Gloria Steinem è un capitolo del suo memoir in cui racconta che divenne femminista grazie a sua madre, che femminista non aveva mai potuto essere Un testo che si può leggere gratuitamente sul sito del Guardian, uno dei tantissimi lasciti della giornalista, scrittrice e attivista.
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Putin ha deciso che da ora in poi le aziende che non sanno difendersi dagli attacchi dei droni ucraini verranno nazionalizzate E sarà lui (ovviamente) a decidere chi gestirà l'azienda, e come, dopo l'avvenuta nazionalizzazione.
Per contrastare la denatalità, il governo di Singapore darà ai genitori 50 mila euro a figlio Si comincia con 10 mila dollari di Singapore alla nascita, poi ne arrivano 2 mila ogni anno dal primo compleanno fino ai sedici, poi altri sussidi: in totale quasi 70 mila dollari di Singapore per bambino, distribuiti fino ai diciassette anni.
Nel 2028 arriverà finalmente il sequel di Priscilla, regina del deserto Lo ha detto Guy Pearce, uno dei protagonisti. E le scene con il compianto Terence Stamp sono già state girate tutte.
Il nuovo report dell’Onu sulla crisi climatica dice sostanzialmente due cose: sta andando tutto molto male e andrà tutto sempre peggio Non solo non riusciremo a tenere l'aumento della temperatura sotto gli 1,5 gradi di media, ma entro la fine del secolo rischiamo che l'aumento tocchi i 3 gradi.
La nuova campagna di Valentino si chiama Interferenze ed è scattata in un ex centrale elettrica romana convertita in museo La campagna è stata scattata da Glen Luchford nella Centrale Montemartini di Roma, ex centrale elettrica convertita in museo nel 1997.

Tredici è diventato troppo drammatico?

Torna la serie Netflix con Hannah Baker, con una discussa seconda stagione dove il dramma si fa ancora più estremo.

21 Maggio 2018

L’anno scorso, 13 Reasons Why è riuscito a farmi interessare a un teen movie dopo anni in cui non frequentavo più il genere. La mia generazione è cresciuta con Dawson’s Creek (i più precoci) e The O.C. (tutti gli altri). E quando Gossip Girl era diventato di moda, io avevo ormai acquisito una visione del mondo che mi faceva sentire in imbarazzo al solo pensiero di aver passato tante ore a immedesimarmi nei drammi degli adolescenti di Orange County. Più o meno nello stesso periodo in cui in tv passavano The O.C., io e alcuni compagni di liceo ripetevamo a memoria le citazioni dai film della serie American Pie, cioè l’equivalente cinematografico della musica che andava di moda nelle scuole prima dell’indie rock. I Blink 182 sono l’esempio migliore dell’ondata pop-punk che in Italia arrivò a metà degli anni 2000, e che si trasformò nell’emo. I contenuti delle loro canzoni erano più o meno inesistenti. Epperò una cosa, a noi ragazzini, i Blink ce l’avevano comunicata: «Essere sfigati è ok, stai tranquillo e continua a divertirti». Non ho mai parlato con troppa vergogna dei miei gusti dell’epoca. D’altra parte, il tipo di contenuti che conquistano gli adolescenti non sono sempre ottimi e anche oggi potremmo individuare alcuni esempi di musicisti che faranno vergognare i 30enni di domani. Questo almeno era il mio ragionamento prima di 13 Reasons Why (in Italia Tredici), una serie tv bella, profonda e per di più mainstream, tanto da mettere in crisi il meccanismo auto assolutorio con cui giustificavo la schifezza di cui mi sono nutrito per tutto il liceo.

L’intuizione di Netflix è stata allargare l’orizzonte delle tematiche del teen movie a materie più delicate, dedicando alcuni dei tredici episodi al racconto dello stupro, il bullismo, il suicidio, la paura di dichiararsi omosessuali. American Pie considerava il sesso qualcosa di cui vantarsi con gli amici, un espediente narrativo per mettere in fila una gag dopo l’altra. The O.C., al di là del classismo con cui dipingeva i non appartenenti all’esclusivissima bolla dei mega ricchi, sgomberava il campo dai problemi più seri, e suggeriva che i veri drammi della vita fossero un sms senza risposta o la scelta di un partner per il ballo di fine anno. I personaggi di 13 Reasons sono insicuri e ossessionati dal giudizio degli altri, in linea con quello che gli istituti di ricerca dicono della Generazione Z (sarà davvero così? Bisognerebbe chiederlo ai diretti interessati, ma chi ha dai 14 ai 18 anni vive in un micromondo separato dagli adulti, ed è difficile interagire spontaneamente con loro). I primi appuntamenti e il sesso ci sono, ma arrivano pieni di complicazioni. Tutti sono molto preoccupati della propria reputazione e del linciaggio psicologico conseguente alla diffusione di una foto, un video o una bugia infamante. Siamo in un altro universo rispetto ad American Pie 2, dove l’unico scopo era andare in vacanza per organizzare una festa per fare sesso per vantarsene con gli amici.

Rispetto alla serie di American Pie, che pure ha avuto il suo lascito (l’uso della parola Milf passa da lì) Netflix è riuscita a superare l’autoreferenzialità dei prodotti destinati agli adolescenti. Con 13 Reasons ha fatto dei teenagers un pubblico privilegiato ma non esclusivo, tanto che è stata vista anche dai millennials e dai genitori dei teenagers. I diversi punti di vista hanno alimentato una polemica sul presunto modo in cui, nella serie, viene glorificato il suicidio. A ottobre è stato pubblicato su JAMA Internal Medicine una ricerca che dimostra come siano aumentate, dopo lo show, le ricerche Google connesse ai modi per togliersi la vita (c’è stata anche una crescita delle ricerche su come evitarlo, ma questo ha fatto meno rumore). Netflix ha risposto con un sondaggio della Northwestern University che dimostra come il 71% dei giovani e giovanissimi siano stati in grado di relazionarsi allo show e come tre quarti degli intervistati sia stato aiutato a elaborare i temi trattati. Nonostante le polemiche, Katherine Langford, che interpreta Hannah Baker, è stata nominata a un Golden Globe e la serie si è piazzata al terzo posto tra le più “divorate” sulla piattaforma. Una seconda stagione era quindi assolutamente scontata, ma stavolta Netflix ha fatto le cose come si deve. Innanzitutto ha accolto le linee guida della World Health Organization linkando una sezione di ascolto sul sito alla fine di ogni episodio e inserendo una breve intro con gli attori fuori ruolo che sconsigliano agli spettatori più sensibili di proseguire nella visione. Poi ha alzato l’asticella, perché quando Netflix capisce che una cosa ci piace ha il maledetto vizio di servirci una porzione tre volte più grande.

I protagonisti che avevamo conosciuto nei primi episodi tornano come testimoni al processo sul suicidio di Hannah Baker, mentre qualcuno sembra disposto a tutto per evitare che la verità venga a galla. Non vorrei dire di più perché la nozione di spoiler è diventata spaventosamente inclusiva, vi basti sapere che altre tematiche scottanti si aggiungono al catalogo degli argomenti trattati: la riabilitazione, le conseguenze psicologiche di uno stupro, l’eroina, l’autolesionismo, il fenomeno degli shooters. Di sicuro è importante parlarne, anche perché sono il tipo di cose che si pensa capitino solo agli altri. Ma credo che 13 Reasons non sia riuscita a strapparsi di dosso l’etichetta della serie sulle tragedie degli adolescenti. Anzi, temo che Netflix abbia declinato il “more of the same” dei secondi (tredici) episodi proprio in questa direzione. Così, i cinque anni di scuola diventano un incubo in cui i protagonisti restano schiacciati da questioni troppo più grandi di loro e non c’è spazio per le piccolezze che gli adolescenti ingigantiscono fino a lasciarsene ossessionare. Al contrario, questa scuola superiore è un tale concentrato di sofferenze ed esistenze distrutte da rendere quasi difficile l’immedesimazione.

E a me è venuto meno anche un guilty pleasure che avevo scoperto proprio guardando una serie per adolescenti a quasi trent’anni. Sono curioso di scoprire come gli adolescenti di oggi accoglieranno questi coetanei che si svegliano sbuffando e continuano a vivere la propria vita tristi e incazzati. Nel frattempo mi riguardo una puntata di O.C., così mi ricordo quanto era frivolo e perché mi piaceva: e forse mi sparo anche un canzone dei Blink, così ripenso alle parti sceme delle mia adolescenza, non solo a quelle drammatiche.

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