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Il prezzo dei cetrioli è diventato il principale indicatore della crisi economica in Russia È raddoppiato rispetto a un anno fa, raggiungendo una media al chilo di circa 4 euro. I cittadini russi non la stanno prendendo affatto bene.
La nuova tendenza di ritorno alla vita analogica è pagare dei servizi che ti spediscono della posta via posta Da questa idea nasce “Perch Post”, un gruppo di persone che, in cambio di una piccola quota mensile, ricevono una busta piena di materiale stampato.
Per i 400 anni dalla consacrazione di San Pietro una delle iniziative del Vaticano è ingrandire il bar per i turisti che c’è sulla terrazza della Basilica La metratura del bar verrà raddoppiata, nonostante le polemiche secondo le quali servire panini e gazzose in un luogo così sacro sia quasi peccato.
Una ricerca ha scoperto che negli uffici in cui i dipendenti usano parecchio l’AI non si lavora di meno ma molto di più E la colpa è dei dipendenti, che usano il tempo risparmiato usando l'AI per lavorare a più cose, più di prima.
Su Ebay sono state messe in vendita le foto di 200 greci uccisi dai nazisti nel ’44 e adesso il governo greco sta facendo di tutto per recuperarle La scoperta ha sorpreso lo stesso governo, perché finora si pensava che della strage di Kaisariani non fossero rimaste testimonianze fotografiche.
C’è un video girato sul set di Cime tempestose in cui Margot Robbie balla e canta come Kate Bush nel video di Wuthering Heights L'ha condiviso su Instagram il "dialect coach" del film, William Conacher, per festeggiare il successo al box office.
Le puntate del Maurizio Costanzo Show con Carmelo Bene contro tutti sono state trascritte parola per parola in un libro A trent'anni dalla messa in onda di quelle due puntate del MCS, viene pubblicato «per la prima volta autorizzato, il testo integrale dei dialoghi».
È morto Frederick Wiseman, uno degli inventori del documentario moderno Premio Oscar alla carriera nel 2016, tra i suoi film più recenti e famosi c'era Ex Libris del 2017, dedicato alla New York Public Library.

Tramonto a Venezia

Film che parlano di crisi, attori che recitano ruoli di crisi, e Venezia è in crisi davvero: vita e fiction, al Lido, si fondono in un crepuscolo amaro. I ristoranti sono vuoti, senza più file, i giornalisti stizziti, i grandi film disertano. Un reportage umorale dalla Biennale.

01 Settembre 2014

In Birdman di Alejandro González Iñárritu, film d’apertura, e in The Humbling di Barry Levinson, tratto da L’umiliazione di Philip Roth e presentato fuori concorso, c’è una scena identica. L’attore pronto a salire sul palcoscenico (nel primo Michael Keaton, nel secondo Al Pacino) resta inavvertitamente chiuso fuori dal teatro, è costretto a fare il giro dell’isolato e a rientrare dal foyer, con tanto di security che non lo riconosce (si evince che la security non guarda manco le locandine degli spettacoli in scena). A voler essere meta-qualcosa, si direbbe che è la vita a irrompere e interrompere la finzione.

A Venezia succede lo stesso, in fatto di giri dell’isolato. Si percorre infinite volte il perimetro del Casinò per passare da una sala all’altra, con l’aggiunta negli ultimi anni della voragine – qua detta Ground Zero – che è rimasta come souvenir degli scavi del nuovo Palazzo del Cinema, bloccati dall’amianto. C’è pure una piscina che pare naturale, lì nel mezzo del telone di plastica che copre il buco, forse ora abitata da orate.

Anche il film più divertente della Mostra (e il più divertente in assoluto da molto tempo a questa parte: così divertente che l’han messo fuori concorso, far ridere i critici è da sempre un peccato) indaga su vero e falso, scena e vita. È il delizioso She’s Funny That Way di Peter Bogdanovich, su una furbetta ex prostituta che romanza davanti a una giornalista assai stizzita il suo battesimo d’attrice a Broadway, tra produttori di buon cuore (e lauti assegni) e commediografi che confondono gli atti teatrali con atti d’altra natura.

Tornerà la Venezia dell’habitué George Clooney, col capanno sulla spiaggia sempre riconfermato per l’anno successivo?

I giornalisti, qui stizziti per deformazione lagunare, tendono ad accavallare i link, oltre alle proiezioni. E così ci si chiede se tutto questo riflettere su vero e falso, documentario e invenzione, realtà e fantasia non sia poi quel che sta accadendo per davvero a Venezia medesima. Insomma, vuoi forse dire che l’eterno Viale del Tramonto che vediamo sullo schermo non è altro che il Lungomare Marconi del Lido? Il momento è delicato, potrebbe essere cruciale. Tornerà la Venezia dell’habitué George Clooney, col capanno sulla spiaggia sempre riconfermato per l’anno successivo? (In epoca di spending review, accontentiamoci di James Franco, ormai immancabile come il prezzemolo sul baccalà mantecato.) Tornerà il festival che consacrava le Sofie Coppola e i Todd Haynes, che lanciava i Tom Ford registi per la gioia dei festaioli, che creava spazi di decompressione coi Diavoli che vestono Prada? E non parlo dell’era Taylor-Burton, tutte queste cose succedevano pochi anni fa.

Il giornalista è stizzito perché non ha più nessun brivido. In Sala Darsena (l’unica vera novità dell’edizione numero 71: le poltrone son finalmente comode!) si entra un minuto prima dell’inizio del film e si riesce a trovar posto nella fila in cui stendere le gambe. I primi a cui è successo han gridato al miracolo. Nei ristoranti post proiezione della mezza sera non si fa più la coda, «Un tavolo per quattro? Prego», addirittura nel dehors. Cose mai viste.

Meno star, meno lustrini, allora il festival è tornato a essere quel che dice l’etichetta: una Mostra d’Arte Cinematografica. Forse. Ma fino ad ora non è sembrato. Il titolo sulla carta più promettente, The Cut di Fatih Akin (il turco-tedesco de La sposa turca Soul Kitchen), regalava disperazioni e agnizioni tra poveri armeni esuli che parevano rubate a Il segreto di Canale 5. Gli italiani – Munzi, Costanzo, Martone passa stamane – son decisamente buoni: ma mancano gli inviati stranieri, c’era dunque bisogno della vetrina internazionale?

Il romanzo popolare che ha fatto tirare una boccata d’aria fresca è Olive Kitteridge, miniserie HBO tratta dal Pulitzer Elizabeth Strout, con Frances McDormand, Richard Jenkins e Bill Murray, tutti stupendi. La sala era inspiegabilmente deserta, ché al critico duro e puro l’aria fresca (e televisiva!) fa male come il venticello che vien su dalla Laguna.

La verità è che al giornalista stizzito basterebbe poco. Sempre in The Humbling, quel gigione di Pacino ricoverato all’ospedale finge dolori acutissimi e poi dice all’infermiera: «Non mi fa così male ma son stato convincente, vero?». Ecco, non importa che sia vero: basterebbe solo qualche trucco per rendere tutto un po’ più convincente. Tanto la crisi – l’alibi che va con tutto, come James Franco sul baccalà mantecato – ce la porteremo dietro ancora per parecchie stagioni e le grosse produzioni statunitensi continueranno a disertare il costosissimo Lido per i festival più chilometrozero di Toronto e New York (come biasimarle). Al giornalista stizzito basterebbe un’illusione. Un colpo d’ala. Forse, chi lo sa, arriverà nei prossimi giorni. Siamo solo a metà Festival, dopotutto. Quanto ai ristoranti vuoti, in fondo non fare la fila dopo ore davanti allo schermo fa solo piacere.

Nell’immagine (elaborata), acqua alta in piazza San Marco nel novembre 2013. Marco Secchi / Getty

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