Cosa abbiamo letto a marzo in redazione.
Il primo teaser del Pinocchio di Guillermo del Toro
A quanto pare, ci siamo quasi: dopo anni e anni nei quali Guillermo del Toro ha ripetuto in continuazione quanto gli piacesse Pinocchio (le prime dichiarazioni in questo senso risalgono addirittura al 2008) e quanta voglia avesse di realizzare un suo adattamento della fiaba di Carlo Collodi, il regista messicano pare esserci finalmente riuscito. Netflix ha diffuso il primo teaser trailer del film, la cui uscita è fissata per il dicembre di quest’anno (un giorno preciso ancora non c’è), conferma di quanto del Toro aveva rivelato a Collider sul finire dello scorso anno: «Pinocchio uscirà nell’ultimo quarto del 2022».
Il teaser trailer è brevissimo, dura poco meno di un minuto, ma permette di dare un primo sguardo alla tecnica usata per l’animazione e di conoscere uno dei personaggi principali della fiaba. Per quanto riguarda l’animazione, il teaser conferma quello che già si sapeva: il film è realizzato interamente in stop motion. Per quanto riguarda il personaggio che incontriamo in questi 53 secondi di anticipazione, si tratta del Grillo Parlante: la “coscienza” di Pinocchio ci annuncia che stiamo per ascoltare una storia che «crediamo di conoscere» ma di cui in realtà non sappiamo tutto. Lui, «Sebastian il grillo» invece, delle avventure di Pinocchio sa tutto, perché lui viveva, «sottolineo, vivevo, dentro il cuore del bambino di legno». Tra le prime reazioni dei fan c’è una certa sorpresa di fronte all’idea che il Grillo parlante vivesse dentro Pinocchio, dentro il suo cuore, una rivisitazione originale del rapporto tra il burattino e la personificazione della sua coscienza.
In cima al botteghino italiano e mondiale, il film di Phil Lord e Christopher Miller fa due cose in maniera eccellente: conferma il talento comico di Ryan Gosling e ci ricorda che si può ridere anche alla fine del mondo.
Vincitore del premio per la migliore opera prima all'ultimo Festival di Cannes, il film parla di una bambina a cui viene affidato un compito impossibile nell'Iraq di Saddam Hussein. Ma, in realtà, è una disperata difesa della sacralità dell'infanzia.