Questo non è soltanto un film sulla realizzazione di un film (leggendario) o sulla storia di un movimento artistico (rivoluzionario). È soprattutto un invito a fermarsi e chiedersi: cos'è che vogliamo dal cinema di oggi e di domani?
Alla Tate Modern di Londra sta per aprire la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin
Concepita in stretta collaborazione con l’artista, A Second Life ripercorre 40 di carriera e riunisce più di 90 opere, alcune mai esposte prima.
Manca pochissimo: dal 27 febbraio (e fino al 31 agosto), la Tate Modern di Londra ospiterà A Second Life, la più grande mostra mai dedicata a Tracey Emin. Così il museo presenta la mostra: «La dedizione di Emin a un’espressione di sé senza compromessi ha trasformato la nostra idea di ciò che l’arte può essere e continua a influenzare la scena contemporanea, usando il corpo femminile per esplorare passione, dolore e guarigione. Attraversando i suoi straordinari quarant’anni di carriera – dalle installazioni seminali degli anni ’90 fino a dipinti e sculture in bronzo recenti, esposti per la prima volta – A Second Life è la mostra più importante della sua carriera di Emin. Ripercorre gli eventi chiave che ne hanno segnato il percorso e la trasformazione. Concepita in stretta collaborazione con l’artista, riunisce oltre 90 opere tra pittura, video, tessile, neon, scultura e installazione, mostrando il suo approccio diretto e senza filtri nel condividere esperienze di amore, trauma e crescita personale».
La mostra presenterà quindi diverse opere inedite: tra le più recenti ci saranno la scultura in bronzo “Ascension” (2024), in cui l’artista esplora il rapporto con il suo corpo dopo gli invasivi interventi chirurgici subiti a causa del cancro alla vescica, accompagnata dai frame di un nuovo documentario che racconta la stomia con cui ora convive (chi segue il suo profilo Instagram la conosce già, la sua stomia), la scultura “Death Mask” (2002) e il monumentale bronzo “I Followed You Until The End” (2023), a ricordare come malattia e guarigione siano sempre stati al centro della sua opera, fin dai tempi di “My Bed” (1998), in cui l’artista documentava in modo estremamente diretto – attraverso la ricostruzione fedele dello stato pietoso del suo letto – un periodo di depressione e abuso di alcol.
La mostra è curata da Maria Balshaw, Direttrice della Tate; Alvin Li, Curatore di Arte Internazionale alla Tate Modern, con il supporto di Asymmetry Art; e Jess Baxter, Assistente Curatrice di Arte Internazionale alla Tate Modern. La mostra è realizzata in partnership con Gucci, con il sostegno aggiuntivo del Tracey Emin Exhibition Supporters Circle e dei membri della Tate.
Questo non è soltanto un film sulla realizzazione di un film (leggendario) o sulla storia di un movimento artistico (rivoluzionario). È soprattutto un invito a fermarsi e chiedersi: cos'è che vogliamo dal cinema di oggi e di domani?
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