Non fatevi ingannare dal titolo né dalle pecore in Cgi: è un film che parla di memoria e di morte, scritto, diretto e prodotto da alcuni dei nomi più rilevanti del cinema hollywoodiano.
Le tote bag che un amante della letteratura non può non avere
Alcune tote bag sono uno status symbol letterario, un modo per fare sapere agli altri che leggiamo le cose giuste. Del resto le borse di tela, almeno originariamente, erano un accessorio pensato per il pubblico colto: il primo caso di tote bag promozionale fu introdotto dalla NPR negli anni Settanta. Per questo Electric Lit ha compilato una lista delle tote bag che un amante della letteratura non può non possedere. Al primo posto, naturalmente, c’è quella del New Yorker.
Seguita dalla borsa di tela della London Review of Books. Da notare che, come spiega lo stesso New Yorker in una guida illustrata al galateo delle tote bag le borse devono sempre riflettere i nostri interessi reali: portare una borsa del New Yorker se non lo si legge è un’infrazione gravissima del galateo.
Non poteva mancare, poi, la borsa di Shakespeare and Company, la leggendaria libreria parigina.
Electric Lit include poi anche le tote bag di Daunt Books, la libreria londinese, e quella della casa editrice Verso Books. In quella che sembra una mossa pubblicitaria, ha inserito anche la borsa di tela firmata da Electric Lit. Per compensare, però, ha aggiunto anche quella di un sito concorrente, LitHub. L’intero elenco può essere visto qui.
«È la storia di un uomo che ci ha messo 15 anni a fare un film e che finché non ci è riuscito non ha fatto nient'altro. Tutto raccontato con l'ironia di mio padre», ha detto Raffaella Leone, figlia di Sergio e produttrice del film.