Libri del mese ↓
21:33 domenica 3 maggio 2026
L’Europa sta pensando di sanzionare Israele. Non per i crimini commessi a Gaza, però: per aver comprato dalla Russia del grano rubato all’Ucraina Una nave della flotta ombra russa sarebbe stata fatta entrare nel porto di Haifa, con un carico di 25 mila tonnellate di grano rubato nei territori ucraini occupati.
La comunità enigmistica internazionale è piombata nel panico perché il New York Times Magazine ha pubblicato un cruciverba irrisolvibile L'errore è stato corretto nella versione online del cruciverba, ma a quel punto il finesettimana degli appassionati era irrimediabilmente rovinato. Non era mai successo in 84 anni di onorato servizio enigmistico.
I data center per l’intelligenza artificiale stanno diventando dei veri e propri disastri ambientali Consumano enormi quantità di energia, occupano sempre più suolo, inquinano molto e di lavoro ne danno poco. Eppure, se ne costruiscono sempre di più.
La Francia è diventato il primo Paese al mondo ad approvare l’uso della ketamina per curare le crisi suicidarie L'Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé ha datto la sua approvazione ufficiale: è la prima agenzia del farmaco al mondo a farlo.
Hanno fatto un film sul looksmaxxing e ovviamente è un body horror Prevedibilmente, è stato intitolato Looksmaxxing, è un cortometraggio e se ne può già vedere qualche scena nel trailer pubblicato su Instagram.
Il governo sudafricano ha dovuto ritirare la sua proposta di legge sull’AI perché si è scoperto che è stata scritta con l’AI In particolare, si è scoperto che l'AI si era inventata di sana pianta tutta la bibliografia alla base del testo di legge.
Secondo uno studio, nelle città europee sta diventando quasi impossibile spostarsi senza la macchina Milano è una delle poche in cui si riesce a muoversi almeno un po' con i mezzi pubblici. A Roma, invece, la situazione è disastrosa.
Mentre faceva uscire il nuovo singolo, preparava un tour continentale e invitava a boicottare l’Eurovision, Robert Del Naja dei Massive Attack ha trovato anche il tempo di farsi arrestare a una manifestazione pro Palestina Stava manifestando a Trafalgar Square esponendo un cartello con su scritto «Mi oppongo al genocidio, sostengo Palestine Action».

Voglio una vita spericolata, voglio una vita come Tom Cruise

Vita e opere dell'uomo diventato attore perché si annoiava a fare qualunque cosa e che in questi giorni è tornato al cinema nei panni di Maverick per il sequel di Top Gun.

26 Maggio 2022

Un uomo che a sessant’anni continua a fare le stesse cose di quando ne aveva venti può essere affascinante, imbarazzante oppure Tom Cruise. Vale a dire sia imbarazzante che affascinante, a seconda dei momenti e delle circostanze. In questi giorni l’attore è stato a Cannes per presentare Top Gun: Maverick, ennesimo e stupendo sequel di questi anni di poche idee e tanta nostalgia, «il blockbuster perfetto», come è stato definito. Nelle intenzioni di chi lo ha realizzato, Top Gun: Maverick sarebbe un film d’ensemble: da una parte una vecchia guardia – Cruise, Jennifer Connely, Val Kilmer – pronta a uscire e dall’altra una nuova – Miles Teller, Glen Powell – che scalpita per entrare. Ovviamente, il film finisce per essere esattamente la riduzione che se ne legge nel titolo: Maverick, cioè Tom Cruise, cioè un vecchio pilota che nella prima scena del film si fa quasi cacciare dall’aeronautica per aver spinto un prototipo di aereo da miliardi di dollari oltre la soglia del Mach 10, un sessantenne che fa le cose di quando aveva vent’anni. Forse ci sarebbe un discorso da fare sulla pervicacia di una certa generazione rispetto a tutte quelle successive, ma forse a spiegare tutto basta la risposta che diede Harrison Ford durante il panel dedicato a Blade Runner 2049 al Comi-Con di San Diego 2017. «Hai intenzione di essere nel reboot di tutti i franchise di cui sei stato protagonista?», gli chiese uno dei presenti tra il pubblico, tentando di fare il brillante. «Ci puoi scommettere il culo», rispose Ford.

Uno che “ci scommette il culo” su ogni film che fa è Tom Cruise. In più sensi, alcuni figurati, altri letterali. Top Gun: Maverick doveva uscire due anni fa. Nonostante la pandemia, rispettare i tempi inizialmente previsti sarebbe stato possibile, a costo di sacrificare l’uscita nelle sale e “accontentarsi” di una distribuzione sulle piattaforme streaming. «Non è mai stata una possibilità, non sarebbe mai successo», ha detto Cruise durante una “masterclass conversation” organizzata per lui (e non per il regista Joseph Kosinski, giusto per far capire a chi appartiene davvero Top Gun) durante i giorni della presentazione del film a Cannes. Lo hanno chiamato populista, luddista, reazionario, il solito americano convinto che “grande” e “migliore” siano sinonimi. «Non farò mai un film per le piattaforme streaming», ha risposto lui. «Io faccio i film per lo schermo grande e per il grande pubblico».

Ormai la sua spericolatezza, in parole e opere, non è una notizia. Lo sanno tutti che non ha più uno stuntman da anni e che in tutte le scene più pericolose dei suoi film quello che “ci scommette il culo” (qui il senso è letterale) è proprio lui. Daredevil, lo hanno ribattezzato. Di questa cosa non ne vuole più parlare nemmeno Cruise, in realtà. Negli anni ha messo a punto una risposta che ormai usa sempre quando incontra il giornalista convinto di essere il primo a chiedergli se non è assurdo che un uomo di sessant’anni resti appeso ad aerei che decollano, salti da un tetto all’altro fratturandosi le caviglie o si cimenti in evoluzioni aeree che noialtri non avremmo il coraggio di tentare nemmeno al simulatore di volo. «Ma avresti mai chiesto a Gene Kelly perché nei suoi film si ostinava a ballare lui invece di usare una controfigura?», risponde sempre Cruise. Che non per niente sono anni che prende lezioni di canto e di ballo: dovessero proporgli un musical, vuole farlo come lo avrebbe fatto Gene Kelly.

I riferimenti ai miti fondativi del cinema sono una costante nella comunicazione di Cruise. Racconta sempre di quando sul set di Taps (1981, il suo secondo film dopo Amore senza fine di Franco Zeffirelli) si mise ad assillare George C. Scott per farsi raccontare com’era lavorare con Preminger, Kubrick, Schaffner. Per tenerlo buono e concedere a Scott un momento di pace, Harold Becker, regista di Taps, prendeva Cruise e gli faceva vedere come funzionava il posizionamento delle cineprese, la sistemazione delle luci, la regolazione dei microfoni. E Cruise trovava interessantissimo pure quello, cominciava a fargli domande, non la smetteva più e alla fine Becker lo rimandava da Scott. «Volevo capire come tutto questo alla fine diventasse cinema, mi piaceva vederli lavorare». Il fatto che il suo interesse non cambiasse passando dalle sottigliezze dell’interpretazione attoriale ai dettagli performativi della strumentazione cinematografica, Cruise non se lo è mai spiegato davvero. Forse ha a che vedere con certi problemi della gioventù che in età adulta sono diventati pregi: «Da ragazzo ero il migliore a fare qualsiasi cosa. Per due settimane, poi mi annoiavo», ha detto. Ha fatto il gelataio, per un periodo ha studiato da frate francescano, tutto perché perdeva interesse per qualsiasi cosa non appena smetteva di essere nuova. Poi la scoperta del cinema, che per definizione è una cosa nuova ogni volta: a ogni film si ricomincia tutto da capo e si imparano cose diverse, da pilotare aerei da combattimento a brandire una katana giapponese. È così che Cruise ha trovato la sua ossessione e l’ha trasformata in vocazione, dando una forma a quell’eccesso di vitalità che faceva preoccupare i suoi genitori e che poi è diventato un tratto caratteristico dei suoi personaggi.

L’eccesso di vitalità è stato anche la causa di diversi problemi nella carriera di Cruise, momenti surreali e imbarazzanti e incredibili che spesso hanno fatto pensare che il «bankable kook», come lo definì una volta il Guardian, presto o tardi sarebbe finito nel cimitero degli elefanti di Hollywood. Gli episodi “eccessivi” sono troppi ma soprattutto troppo noti per farne un elenco esaustivo. Si è messo a saltare sul divano di Oprah e poi si è fatto da solo la caricatura da Jay Leno. In un’intervista a Matt Lauer definì la psichiatria una «pseudo-scienza» e sconsigliò l’uso di antidepressivi ai depressi. La Chiesa di Scientology lo premiò con la Freedom Medal of Valour for Achievement in the Field of Excellence e lui fece tutto un discorso di accettazione (poi diffuso online) rivolgendosi a un ritratto di L. Ron Hubbard. L’ultima in ordine cronologico è il cazziatone riservato alla troupe di Mission: Impossible 7 per non aver rispettato il distanziamento durante le riprese («Stiamo creando migliaia di posti di lavoro, figli di puttana. Non voglio mai più vedere una cosa del genere. MAI! Se vi vedo farlo un’altra volta, siete fuori, cazzo».). Eppure, niente di tutto questo è bastato per mandare il «bankable kook» al cimitero degli elefanti di Hollywood.

In molti si sono chiesti come Cruise ci sia riuscito, a sopravvivere così a lungo e nonostante tutto. C’è chi crede la spiegazione stia nel suo intuito popolare e populista, chiaramente visibile seguendo la traiettoria della sua carriera: da attore drammatico a action hero, anche perché sapeva che a un certo punto, dopo certi inciampi, nessuno lo avrebbe più preso sul serio. Altri pensano ci sia riuscito perché, alla fine, non è mai diventato quel «grown man» di cui parlava Cameron Crowe in una bellissima intervista del 1986 su Interview Magazine («Still becoming a man!», gli rispondeva Cruise), e alla fine come si può voler male a un ragazzino. Altri ancora pensano che Cruise alla fine sia diventato noioso e che quindi nessuno avesse più interesse a “punirlo”: “Tom Cruise is being boring at Cannes”, diceva un pezzo di Vulture di qualche giorno fa. C’è, infine, chi sa che Cruise è più astuto di quanto non consenta agli altri di capire. Dopo essere diventato la barzelletta di Hollywood a causa di tutte quelle interviste imbarazzanti, ha cominciato a registrarle tutte e a rivederle nei momenti liberi. Per smettere di sbagliare. Per imparare a essere noioso (e quindi tranquillo). Per scoprire un’altra cosa nuova, altrimenti è lui quello che si annoia.

Articoli Suggeriti
Leggi anche ↓
I libri del mese

Cosa abbiamo letto ad aprile in redazione.

Quest’anno in concorso al Festival di Cannes ci sono soltanto film lunghissimi

Oltre la metà durano più di due ore, ben otto superano le due ore e mezza, ce n'è uno che arriva a tre ore e un quarto.

Quentin Tarantino ha fatto di tutto per fare il film crossover di Django e Zorro, ha convinto un produttore a finanziarlo ma all’ultimo momento ha detto che lui non ha voglia di dirigerlo

Film basato, tra l'altro, su un fumetto scritto dallo stesso Tarantino. Che però, a quanto pare, di tornare sul set non vuole proprio saperne.

Il MoMA di New York ha organizzato una gara di sosia di Marcel Duchamp e della sua alter ego Rrose Sélavy

Anche uno dei più importanti e prestigiosi musei del mondo cede al trend dei lookalike contest. L'appuntamento per i sosia è a New York il 30 aprile.

Bon Iver ha fondato una cover band di Bob Dylan e l’ha chiamata Bon Dylan

Band che farà soltanto due concerti, il 24 e il 25 luglio a Eau Claires, Wisconsin, città in cui Bon Iver ha vissuto tutta la vita.

Il nuovo libro di Haruki Murakami sarà il primo della sua carriera con una protagonista femminile

The Tale of KAHO sembra una risposta diretta alle tante accuse di misoginia che gli sono state rivolte dal 1979, anno del suo esordio, a oggi.