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00:27 sabato 15 agosto 2026
La foto più bella e difficile dell’eclissi solare l’ha fatta uno skater Lui si chiama Danny Leon e molto probabilmente la sua foto vi è apparsa nel feed. Scattarla è stata una vera e propria impresa.
David Byrne ha fatto una playlist da ascoltare solo e soltanto quando si va in bici Una selezione di 40 canzoni, scelte con un criterio estremamente byrdiano.
Anche l’Accademia svedese ha fatto la sua lista di libri per l’estate, composta tutta da Premi Nobel per la letteratura, ovviamente Cinque libri, cinque autori e autrici, con una brevissima recensione a spiegare perché vale la pena portarseli in vacanza.
In Spagna c’è un hotel in mezzo al nulla, senza Wi-Fi né tv, che si può prenotare solo spedendo una lettera scritta a mano E aspettando una lettera di conferma altrettanto manoscritta. È l'hotel El Elevador a El Hierro, la più piccola e meno visitata delle Canarie.
Un gruppo di scienziati ha creato una nuova AI appositamente per trovare tutte le opere d’arte trafugate dai nazisti ancora disperse L'AI si chiama Provenance Assistant e a lei è andato l'ardua compito di ritrovare 100 mila opere rafugate di cui si sono perse le tracce.
Iberia, la compagnia aerea di bandiera della Spagna, ha organizzato un volo speciale per “inseguire” e trasmettere in streaming l’eclissi solare del 12 agosto Si tratta della prima eclissi solare totale visibile dalla Spagna continentale dal 1905. Come si può capire, c'è una certa attesa attorno all'evento.
Una professoressa universitaria è stata licenziata per aver letto e spiegato ai suoi studenti un racconto di Ottessa Moshfegh È successo a Vinita Prabhakar: Bettering Myself, racconto del 2013 di Moshfegh, le è costato il posto al South Florida State College.
Il nuovo, attesissimo, chiacchieratissimo romanzo di Rachel Cusk che potrebbe come non potrebbe parlare (male) di Natalie Portman Il romanzo si intitola Life of M, e in effetti le somiglianze tra il personaggio M e la persona Natalie Portman sono abbastanza innegabili.

J.R.R. Tolkien, prigioniero politico della destra italiana

La mostra alla Gnam di Roma dedicata all'autore del Signore degli Anelli è l'ennesima prova di una distorsione politica dei significati di questa opera che in Italia prosegue oramai da 60 anni.

17 Novembre 2023

Per parlare della mostra su Tolkien, inaugurata a Roma qualche giorno fa, bisogna parlare di Zeitgeist. L’opera del grande scrittore inglese ha infatti accompagnato la riscossa dell’underdog Giorgia Meloni, dal merchandising di Fratelli d’Italia all’ultimo comizio prima delle elezioni del 2022, quando l’allora candidata premier ingaggiò l’amico Pino Insegno, voce italiana di Aragorn nella trilogia di Peter Jackson, per arringare il suo esercito di fedelissimi e trascinarli nell’imminente battaglia alle urne.

Se per appropriazione culturale s’intende l’appropriamento di un certo fenomeno, spesso minoritario, da parte della cultura dominante, la passione per gli Hobbit dei neofascisti italiani degli anni ’70 può essere considerato in qualche modo il suo opposto: una destra extraparlamentare e marginalizzata, che si nutriva di letture esoteriste e poesie di Julius Evola, nonché di quella mitologia vagamente nordeuropea tanto cara al Terzo Reich, vide nell’opera di Tolkien una sorta di paese dei balocchi di simboli para-fascisti, o comunque di quei topoi che la destra tipicamente adora, come la guerra e gli eroi, una società organizzata per caste, una patria eternamente minacciata, certi valori militaristi quali lo spirito di sacrificio, il senso del dovere, il rispetto della propria stirpe.

Ma cosa fare di questo patrimonio di simboli una volta venuto meno il collante, anch’esso fortemente identitario, dello status di grandi esclusi dell’arco parlamentare? L’eccezionalità del posizionamento di questo governo nella storia del nostro Paese ha portato con sé l’istanza di un rinnovamento del paradigma culturale, attingendo proprio a quell’immaginario da cui l’attuale classe politica proviene e ricercando la sua legittimità intellettuale in quei simboli ritenuti così fortemente identitari. La strada per costruire la nuova cultura di destra è un compito arduo e inevitabilmente costellato di scivoloni interpretativi (come quando il ministro Sangiuliano disse che Dante era l’iniziatore del pensiero di destra), non sappiamo se col preciso fine della rilettura ideologica o con una sorta di candore interpretativo derivato da uno studio forse superficiale degli autori di culto di questo piccolo rinascimento postmoderno.

Nella storia occidentale l’interpretazione appare per la prima volta quando la cultura “scientifica” classica si pose il problema dell’utilizzo dei miti. Fu allora che si ricorse all’interpretazione, per conciliare i simboli religiosi, di per sé profondamente identitari, con la nuova temperie culturale scientifica: di fatto uno svuotamento del valore, per così dire, letterario, del mito per asservirlo all’utilizzo ideologico, o comunque circostanziato, della nuova temperie culturale. È presto quindi svelata la metafora del mito tolkeniano nell’interpretazione degli intellettuali tricolori: Giorgia Meloni novella Gandalf, forza maieutica della salvezza della Terra di Mezzo, la squadra di governo come i coraggiosi Re degli uomini che vanno incontro alla morte per affrontare le orde terrificanti degli invasori e i complotti orditi dalle lobby internazionaliste; la Contea non altro che la nostra bella verdeggiante Italia, Paese tradizionalmente rurale, di buon cibo e brava gente; un tocco di eroismo spicciolo (leggi: Salvini che difende le nostre coste) e un approssimativo senso di solennità (forse, l’abuso del termine patriota) completano il quadro di una sommaria rilettura post-ideologica dell’universo di Arda operata dalla nostra classe politica e intellettuale.

Non a caso Sangiuliano, invitato a visitare la mostra in anteprima insieme alle più alte cariche del governo, ha sottolineato che «si vuole sminuire [Tolkien] a una polemicuzza politica», proprio a rivendicare ancora una volta una cultura minoritaria rispetto a quella “imposta” (che il culto di Tolkien sia considerato minoritario è una peculiarità tutta italiana: ovunque nel mondo Tolkien è il geniale padre del fantasy, non il padrino dei nostalgici del Ventennio). La lettura di Tolkien in chiave così smaccatamente politica è segno, purtroppo, di una mistificazione della sua opera. Il Professore, anche ammesso che volesse muovere una critica sociale e politica al suo tempo, dall’atrocità della guerra all’avanzare minaccioso della sempre maggiore industrializzazione (Il signore degli anelli fu scritto a cavallo della Seconda guerra mondiale), la volse piuttosto alle mistificazioni del potere in generale e alla debolezza che genera negli uomini che lo possiedono.

In quasi tutti gli esempi moderni, l’interpretazione è un rifiuto di lasciare in pace l’opera d’arte, addomesticandola e cercando di ridurla unicamente al suo contenuto e lavorare su questo con mezzi che trascendono i legittimi strumenti della filologia. «L’interpretazione rende l’arte docile e accomodante», dice Susan Sotang in un saggio famoso intitolato appunto Contro l’interpretazione. In questo caso specifico, il tema dell’interpretazione, per così dire, peregrina, dell’opera di Tolkien è stato affrontato dettagliatamente da Lucio Del Corso e Paolo Pecere in un libro che racconta le traversie del Signore degli anelli in Italia tra mistificazione e strumentalizzazione politica (L’anello che non tiene: Tolkien fra letteratura e mistificazione, Minimun Fax 2003).

Se quindi è possibile attribuire qualche merito alle vicissitudini di Tolkien in Italia, di certo è una riflessione seria sull’anacronismo di qualsiasi lettura ideologica e, per contro, sul valore più alto che esiste nell’arte, cioè la sua scomodità. Una parola che insieme a resilienza e a complessità, rientra tra quelle di cui siamo abituati ad abusare, o ad usare con un sorriso di compiacimento intellettuale. Come dice Walter Siti in un breve e fondamentale saggio intitolato Contro l’impegno (Rizzoli, 2021), lo scopo dell’arte non è quella di essere terapeutica o consolatoria, ma di costringerci a indossare il punto di vista altrui, tanto meglio se inconciliabile con il nostro.

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