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02:42 giovedì 18 giugno 2026
Un videogioco in cui si gioca a nascondino ha venduto tre milioni di copie in appena una settimana Si intitola Meccha Chameleon e, oltre ad aver venduto tre milioni di copie, è diventato popolarissimo anche su TikTok, Twitch e YouTube.
Ormai gli affitti a New York sono così alti che diverse donne, pur di non lasciare la città, stanno andando a vivere in convento con le suore D'altronde, in una città in cui l'affitto medio è di 3600 dollari, se non ci si affida alla Divina Provvidenza è difficile davvero sopravvivere.
In Corea del Sud sono sempre più diffusi i “siti dopaminici”, cioè siti in cui fingi di comprare cose solo per far provare al cervello il piacere dell’acquisto Siti in cui si ordina cibo da ristoranti inesistenti o vestiti da negozi inventati. Tutto per avere quella scarica dopaminica senza spendere soldi.
In Antartide non ha mai fatto tanto caldo come nell’ultimo mese e gli scienziati dicono che la situazione ormai è «assolutamente pazzesca» Ci sono due gradi in più del precedente massimo registrato. La neve che copre il terreno si scioglie. In cima ai ghiacciai piove invece di nevicare.
La FIFA vuole coprire tutti i loghi dei brand con cui non ha accordi commerciali negli stadi del Mondiale, ma di questi loghi ce ne sono troppi e non ci sta riuscendo E dove ci è riuscita ha ottenuto un discreto effetto comico, come nel caso del telo bianco messo a coprire il logo Levi's al Levi’s Stadium di Santa Clara.
Nel loro concerto a Bologna i Kneecap hanno fatto salire sul palco Jose Nivoi del Calp per parlare del blocco con cui i portuali vogliono fermare le armi dirette in Israele Il sindacalista e attivista del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali ha anche annunciato un grande sciopero internazionale per ottobre, «a sostegno del popolo palestinese. A sostegno del popolo libanese. A sostegno di Cuba. Contro gli oppressori e contro gli imperialisti».
Le maglie da calcio più desiderate di questi Mondiali costano soltanto 50 dollari, raccontano New York e sono un’idea di Mamdani Sono state disegnate da un'artista di Brooklyn e realizzate da una piccola azienda famigliare di Bed Stuy. Una risposta al costosissimo merchandise ufficiale del Mondiale.
Un regista ha deciso di distribuire il suo primo film esclusivamente in videocassetta per protestare contro l’AI È la prima volta che succede in 22 anni. Il film si intitola This is How the World Ends e lo ha diretto Robert dos Santos.

Il complicato mondo di Mrs. Maisel

La serie di Amazon racconta la storia di una casalinga che diventa stand-up comedian negli anni '50. Ed è più contemporanea di quello che sembra.

04 Gennaio 2018

Quando abbiamo rivisto le ragazze Gilmore alla fine del 2016 nell’atteso sequel di Una mamma per amica, ci siamo accorti di quanto Rory e Lorelai fossero, irrimediabilmente, invecchiate. Di quanto la loro città e i suoi abitanti facessero parte di un immaginario ormai superato, il cui ottimismo di fondo, soprattutto, sembrava non rispecchiare più lo spirito del tempo, abituati come siamo oggi a personaggi complessi, sfaccettati, calati nel mondo reale al punto da costituire dei paradigmi generazionali senza quasi bisogno di astrazione. Ciò non toglie, però, che A Year In The Life abbia raggiunto la dimensione del fenomeno, perché la scrittura televisiva dei coniugi Palladino ci ha regalato, comunque, il miglior ritorno a Stars Hollow che potessimo immaginare. E a dimostrazione della loro lungimiranza creativa è arrivato recentemente su Amazon Prime VideoThe Marvelous Mrs. Maisel, la nuova serie firmata da Amy-Sherman (e prodotta insieme al marito Daniel Palladino) che racconta la storia di una bizzarra casalinga ebrea che, sul finire degli anni Cinquanta, scopre la sua vocazione di stand-up comedian.

Miriam “Midge” Maisel, interpretata dalla strepitosa Rachel Brosnahan, ha ventisei anni, ha studiato Letteratura russa all’università ed è sposata con Joel (Michael Zegen), che lavora controvoglia nell’azienda del padre. La loro vita coniugale sembra la cartolina perfetta della famiglia rampante di quegli anni: hanno due bambini, uno spazioso appartamento nell’Upper West Side con tanto di portiere e addetto all’ascensore in divisa, e quando possono scappano al Gaslight Café, un fumoso club nel Greenwich Village dove Joel fa le prove per diventare comico professionista, locale che rappresenta bene la scena creativa del periodo. In realtà, Joel recita senza particolare bravura un monologo copiato nientemeno che dal grande comico Bob Newhart, con grande disappunto della persona che assegna gli spot agli aspiranti artisti, la burbera Susie (Alex Borstein), nient’affatto impressionata dal suo charme ma piuttosto incuriosita da quella moglie che ogni volta gli assicura un posto a suon di arrosti e altre prelibatezze culinarie.

Dal canto suo, Midge è la casalinga anni Cinquanta: la sua casa dai toni pastello è sempre linda e strigliata, il suo forno sempre acceso e le sue gonne a corolla Dior sempre en-pendant con guanti, cappello e cappotto, i suoi fianchi, polpacci e caviglie non sono aumentati di un millimetro dal giorno del matrimonio, risultato di cui lei si assicura quotidianamente misurandosi con un metro. Fa finta di addormentarsi completamente truccata e quando il marito inizia a russare corre veloce in bagno a indossare i bigodini, togliere il trucco e passarsi la maschera per il viso, liberandosi solo in quel momento dalla costrizione del reggiseno. Ritorna quindi a letto, non prima di essersi assicurata di lasciare uno spiraglio di luce per svegliarsi prima di Joel e imbellettarsi daccapo, sia mai che il marito la veda con i capelli in disordine o gli occhi assonnati. «I woke up like this», direbbe Beyoncé. Come Rory, Lorelai ed Emily prima di lei, anche Midge è una dalla battuta facile, e anche lei viene da un ambiente privilegiato. Suo padre, infatti, è un matematico e professore universitario che esercita con la convinzione dell’uomo onesto il suo ruolo da patriarca, sempre supportato dalla moglie, anche lei casalinga adepta al culto dei tailleur di Coco Chanel, della routine di bellezza carbonara e della misurazione giornaliera di cosce e polpacci. È il mondo in cui sono nate, d’altronde, a volerle così.

Mrs Meisel 2

La bravura di Palladino, però, sta nel costruire personaggi che, proprio perché rinchiusi in stereotipi zuccherosi, vengono continuamente messi alla prova dagli eventi. Così succede che una sera Joel fa un set disastroso al Gaslight e rimane talmente ferito nel suo ego da decidere di andarsene di casa, seguendo il meno originale dei copioni e rivelando così all’incredula moglie l’immancabile affaire con la segretaria. È l’inizio di tutto. Novella Cenerentola a Parigi in versione comédienne, la protagonista si ritrova ubriaca sul palco del Gaslight, con il cerchietto in testa, la borsetta stretta ai fianchi e i guanti d’ordinanza, a sciorinare al pubblico divertito quel disastro che è la sua vita perfetta. Susie intuisce subito che il vero diamante grezzo è lei, la moglie degli arrosti prelibati e dei contenitori in Pyrex, la misuratrice seriale di circonferenze, la giovane newyorkese che non sa cosa succede al di là dei pesanti portoni decorati del suo palazzo borghese. La loro avventura nel mondo della stand-up comedy dominato dagli uomini – quel “boys’ club” di cui si è parlato tanto dopo la vicenda di Louis CK – sarà un susseguirsi di alti e bassi, di slot in orari improbabili in locali tutt’altro che rinomati, di insperati alleati (uno su tutti, Lenny Bruce) e tanti, prevedibilissimi, nemici. Impagabili le citazioni alle grandi comiche che hanno ispirato il personaggio principale, Joan Rivers e Phyllis Diller.

Tra il glamour dei costumi (su Amazon Fashion c’è un’intera sezione dedicata ai look di Midge) e una colonna sonora di classici, The Marvelous Mrs. Maisel è la storia di una donna che impara ad ascoltare la sua voce, dopo essersi resa conto all’improvviso di averne una. Insieme a lei – che tornerà a vivere dai suoi, si troverà un lavoro al banco del make-up in un grande magazzino del lusso, dovrà confrontarsi con il suo ruolo di madre single, «E se non fossi destinata a essere una madre? Anche se sono nata con tutta l’attrezzatura?», si chiede in uno dei suoi monologhi – si trasformeranno anche tutte le persone che la circondano, da Joel, anche lui intrappolato in un modello di mascolinità che non lo rappresenta, ai genitori di lei, che vedono il mondo cambiare sotto i loro occhi alla soglia degli anni Sessanta. Alla fine, Midge troverà anche un nome per la nuova versione di se stessa e, soprattutto, per quella donna che ogni sera sale sul palco per far ridere il pubblico che non avrebbe mai pensato di avere.

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Giorni futuri, terza opera della scrittrice torinese, è una grande ma intima storia sul valore dell'amicizia e come mantenerla attraverso i decenni. Con un passo internazionale.