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Per puro caso è stato ritrovato il diario di un sopravvissuto a Hiroshima, che adesso diventerà un libro e un film Scritto da Kiyoshi Tanimoto, rimasto per decenni negli archivi dell'università di Yale, adesso il diario diventa un libro e un film intitolati Hiroshima, 8:15.
In Messico c’è un vigilantes che dà la caccia ai ladri di biciclette, li cattura e li attacca con lo scotch ai pali stradali È successo a Lagos de Moreno, nello Stato di Jalisco. Il vigilantes è stato ribattezzato da media e cittadini "il Batman messicano".
Al movimento contro i data center si è unita anche Erin Brockovich, quella vera «Combattiamo contro chi possiede tutti i soldi del mondo», ha detto, annunciando la sua discesa in campo contro i data center.
I lefebvriani hanno il vizio di farsi scomunicare dalla Chiesa Cattolica per l’ordinazione di vescovi senza il permesso del Papa Era già successa la stessa identica cosa nel 1988, quando Marcel Lefebvre in persona fu scomunicato da Giovanni Paolo II. Ora, Leone XIV è stato costretto alla stessa decisione.
Tom Verlaine dei Television aveva una collezione di 4 mila vinili e adesso quella collezione è in vendita I vinili del frontman dei Television si potranno acquistare sulla piattaforma Discogs oppure nel negozio di dischi Academy Recors, a Brooklyn.
Quest’anno il Glastonbury non ci sarà perché gli organizzatori vogliono far “riposare” il terreno sul quale si tiene il festival Lo chiamano anno di maggese, ce n'è uno ogni cinque edizioni del festival, serve a far ricrescere l'erba e a far brucare tranquille le mucche.
In Francia hanno approvato una legge che equipara l’ultra fast fashion a sigarette e alcolici Una legge che va a limitare fortemente le attività di colossi come Shein, Temu e AliExpress, imponendo una nuova tassa e il divieto di pubblicità.
L’ondata di caldo è stata una catastrofe per i festival musicali indipendenti, che già se la passavano piuttosto male Solo nello scorso fine settimana ci sono state una mezza dozzina di cancellazioni di concerti e festival annullati. Alcuni rischiano di non tornare più.

The Makélélé role

Compie 40 anni il centrocampista ex Real Madrid e Chelsea che ha ridefinito il modo di intendere il centrocampo (e soprattutto l'ha rinominato).

18 Febbraio 2013

C’era una volta il “Makélélé role”, ovvero il “ruolo Makélélé”: espressione forgiata in Inghilterra, quando il centrocampista arrivò nella Londra bene del quartiere di Chelsea, contribuendo in maniera decisiva nel portare i blues alla conquista di due Premier League, una FA Cup, una Community Shield e due Carling Cup.

Claude Makélélé nasce 40 anni fa a Kinshasa, ex Zaire, da una padre calciatore che porta la famiglia nell’Île-de-France, a trenta chilometri da Parigi, nel 1977. Claude a 18 anni viene notato e acquistato dal Nantes, in cui gioca per sei anni fino al 1997, quando si trasferisce prima a Marsiglia poi in Galizia, al Celta Vigo. Qui, in due anni, sviluppa quel ruolo di mediano difensivo e playmaker che prenderà, stagioni dopo, il suo stesso nome. Il Real Madrid lo nota e lo acquista.

Anche qui, la sua è una posizione centrale di rottura e ripartenza, e a Madrid, dal 2000 al 2003 guadagna 7 trofei. Vale molti articoli e molte parole il pesantissimo endorsement di Zinedine Zidane, che ebbe a dire, quando il connazionale fu svenduto al Chelsea, «che senso ha aggiungere un’altra mano di vernice dorata alla Bentley, se vendi l’intero motore?». Metafora sottile ed elegante, certo più del diktat del presidente Pérez («non ci mancherà Makélélé, ha una tecnica mediocre, gli manca il talento e la velocità per recuperare palla») che rimane scolpito a memoria della sua ignoranza sulla pagina Wikipedia sua e su quella dell’ex centrocampista.

Prima qualche difficoltà con Ranieri, ma sarà Mourinho che prenderà Makélélé e lo sistemerà al centro del suo sistema di gioco, come un fondamentale elemento di superiorità a centrocampo. Così il portoghese spiegò, in un’intervista, il suo progetto Makélélé-centrico «Se a centrocampo ho un triangolo – due davanti e Makélélé dietro – avrò sempre un vantaggio su un 4-4-2 con i centrocampisti centrali in linea. Questo perché avrò sempre un uomo in più. Si comincia da Makélélé, tra le linee. Se nessuno lo pressa, può vedere tutto il campo, e ha tempo. Se viene chiuso, significa che uno dei due centrocampisti centrali si è aperto. Se rimangono chiusi e invece sono le ali avversarie che stringono a pressare, vuol dire che ci sarà spazio sulle nostre fasce, per le nostre ali o per i terzini. Non c’è niente che un puro 4-4-2 possa fare per fermare tutto questo».

Con il Chelsea vince molto, e torna in Francia in un Paris Saint-Germain ancora “povero”, nel 2008, per giocare le ultime tre stagioni. È, il 2008, l’anno dell’esplosione del Barcellona di Guardiola, in cui sì, una sorta Makélélé era rappresentato da Busquets, ma in cui la fase difensiva e quella offensiva si mischiavano, si fondevano, tutto troppo diverso da quel Real Madrid “spezzato”, con Roberto Carlos, Ronaldo, McManaman, Raul, Figo, in cui Claude Makélélé esplose. «Ho imparato davvero questo ruolo» ha detto «al Real Madrid, dove se stavamo perdendo 1-0, dicevamo, “Bene, chiudiamo la saracinesca”. I quattro dietro e quello davanti  a loro – io – allora si concentravano solo sulla fase difensiva, lasciando gli altri andare avanti e fare quello che dovevano fare. Loro prendevano i rischi, io mi occupavo degli attacchi avversari». Normale, quindi, che in 802 partite totali Makélélé abbia segnato soltanto 26 reti (la maggior parte delle quali al Nantes e al Celta).

Forse oggi è Daniele De Rossi  quello che più ricorda il profilo del francese, completo sia in interdizione che in fase di regia. Ma va ricordato che sono stati pochissimi i giocatori meritevoli di vedere il proprio nome inserito in un vero e proprio dizionario del calcio: il Panenka Penalty, il Cruyff Turn, e il Makélélé Role.

Un riassunto (purtroppo soltanto linkabile) di Uefa.com sull’importanza di Claude Makélélé è visibile (e caldamente consigliato) qui.

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