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TikTok ha chiuso l’account di Bisan Owda, una delle più note e apprezzate giornaliste palestinesi, senza una spiegazione Secondo la giornalista, 1.4 milioni di follower, vincitrice di un Emmy per i suoi reportage, la versione Usa dell'app sta censurando le voci palestinesi.
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L’IDF ha confermato che i morti a Gaza sono almeno 70 mila, la stessa cifra riportata dal ministero della Salute della Striscia Finora, il numero di 71,667 non era stato considerato credibile da alcuni perché fornito da Hamas. Adesso anche l'esercito israeliano lo conferma.
Yung Lean, Robyn, Arca, Oklou, Kelela e tutte le altre buone ragioni per festeggiare i 25 anni di C2C Festival Sono finalmente stati annunciati i primi artisti che suoneranno a Torino dal 29 ottobre al 1 novembre 2026.
Il documentario su Melania Trump è appena uscito ma è già uno dei peggiori flop dell’anno Sostanzialmente, finora nessuno ha prenotato né comprato i biglietti. E quindi sarà difficile rientrare dei 70 milioni spesi tra produzione e distribuzione.
Nel sottosuolo di Niscemi c’è un sistema di rilevamento delle frane di cui tutti si sarebbero “dimenticati” per 20 anni Lo si è scoperto grazie a un'inchiesta della Stampa, secondo la quale gli strumenti di rilevamento sarebbero stati installati e poi abbandonati.
Un uomo ha tentato di far evadere dal carcere Luigi Mangione usando un forchettone da barbecue e una rotella tagliapizza L'improbabile colpo tentato da un ex pizzaiolo noto alle autorità si è concluso con la sua incarcerazione nella stessa prigione di Mangione.
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Per il New Yorker è meglio vedere The Irishman su Netflix che al cinema

03 Dicembre 2019

A Richard Brody, critico cinematografico del New Yorker, The Irishman di Martin Scorsese è piaciuto tantissimo. Proprio per questo, scrive, «avendolo visto sia sul grande schermo, sia su quello di casa, posso dire che sono riuscito ad apprezzarlo di più la seconda volta». Tra le motivazioni vi sarebbe prima di tutto la durata. Poiché nel corso delle sue tre ore e mezza, guardandolo da casa, «è possibile fermarsi, fare una pausa per riflettere meglio su una scena», così da potersi ritrovare sopraffatti da sentimenti e pensieri.

Vi sono altri motivi per cui, secondo Brody, il film sarebbe maggiormente apprezzabile se guardato con “occhio clinico”, prendendosi tutto il tempo necessario. È il caso della maestosa complessità della costruzione della storia, «raccontata in tre momenti ingegnosamente intrecciati, ovvero le reminiscenze dell’anziano Frank da una casa di cura e due strati di flashback. Uno incentrato su un viaggio intrapreso nel 1975 con Russel, e l’altro basato sui suoi primi incontri e rapporti con la criminalità organizzata». Nonostante l’opera di Scorsese sia ricca di implicazioni politiche e storiche, guardandola attentamente ci si potrà accorgere «anche di quelle metafisiche. Perché l’autore presenta non solo una matassa di scandali intrecciati, ma una visione esistenziale della società», il ritratto di un mondo che deve continuamente fare i conti con i propri fantasmi.

Infine, varrebbe la pena guardare The Irishman da casa per cogliere il senso di tutti i suoi silenzi. «Come quello di Peggy (interpretata da Anna Paquin, ndr) una delle quattro figlie di Frank di cui molto si è detto a proposito dei pochi dialoghi, quasi assenti, a loro assegnati», continua Brody. «Peggy è consapevole, parte dello stesso regime di silenzio che governa la mafia dove le cose peggiori, gli incarichi dati ai sicari, sono appena sussurrati». Ed è a casa che simili silenzi emergono in tutta la loro potenza, «nel momento in cui ci mettiamo a riflettere. Anche se così la mia visione di The Irishman è durata cinque ore».

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