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20:25 giovedì 12 febbraio 2026
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.
Sembra proprio che la quarta stagione di Severance sarà anche l’ultima Le riprese della terza inizieranno quest'estate: dovremmo riuscire a vederla nel 2027.
Meta ha brevettato una AI che continua a postare per te sui social anche dopo la tua morte, per evitare che i follower sentano la tua mancanza Brevetto che, però, l'azienda ha detto che non ha intenzione di usare. Almeno per il momento.
Gli agenti dell’ICE si stanno lamentando su Reddit perché non gli arriva lo stipendio e non hanno l’assicurazione Il subreddit r/ICE_ERO è diventato uno sfogatoio per gli agenti dell'ICE, che a quanto pare hanno molto da dire su retribuzione e benefit.
Su YouTube si terrà una maratona dedicata a Umberto Eco, per festeggiare la fine dei 10 anni di silenzio su di lui chiesti dallo scrittore nel suo testamento L'evento si terrà in diretta streaming sui canali YouTube della Fondazione Umberto Eco e della Fondazione Bottega Finzioni Ets, con inizio alle 12 del 18 febbraio, ora italiana.
Pur di costringerle a usare la sua app di messaggistica, il governo russo ha improvvisamente impedito l’accesso a Whatsapp a 100 milioni di persone Tutto pur di costringere i russi a iscriversi a Max, una app molto simile a Whatsapp ma controllata dal governo stesso, ovviamente.
Google ha emesso un’obbligazione che gli investitori potranno incassare tra 100 anni, se saranno ancora vivi A quanto pare, era l'unica maniera di trovare tutti i soldi che l'azienda vuole investire nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.
Il Partito Liberale Democratico di Sanae Takaichi ha preso così tanti voti che non ha abbastanza deputati per occupare tutti i seggi vinti, quindi ne ha dovuti “regalare” un po’ agli altri partiti La vittoria è stata così larga che a un certo punto si sono accorti che non avevano più deputati da mandare alla Camera.

Possiamo fare a meno degli album?

Dancehall di The Blaze è una delusione rispetto ai singoli che ci avevano invece esaltato. E non è l'unico caso.

28 Settembre 2018

Un po’ come Liberato, i misteriosi The Blaze si sono fatti conoscere grazie a un paio di video, apparsi con un lungo intervallo di tempo tra l’uno e l’altro (un po’ come se tra “9 maggio” e “Tu t’e scurdat’ ‘e me” fosse passato un anno). “Virile” compare su Youtube a gennaio del 2016, “Territory” viene pubblicato a febbraio del 2017. Come sottolinea Aimee Cilff in un ritratto-intervista pubblicato su The Fader (a differenza di Liberato, a un certo punto i The Blaze hanno rivelato la loro identità: sono due cugini francesi, Guillaume e Jonathan Alric) entrambi i video, diretti da loro stessi, raccontano momenti di intimità tra uomini. Sono permeati, aggiungo io, di quello che potremmo chiamare “romanticismo contemporaneo”: abbondano di immagini di persone sole davanti a vasti paesaggi urbani (scintillanti nella notte o dorati dalla luce dell’alba/del tramonto). E poi scene di gruppo sapientemente architettate, e una sofisticata combinazione tra musica e immagini, che raggiunge l’apice nella scena di “Territory” in cui i pugni scagliati del ragazzo coincidono perfettamente con la linea del synth.

“Virile” potrebbe essere una storia di “bromance” o il racconto della nascita di un amore gay (all’inizio compare una frase di Nat King Cole: «You call it madness but I call it love»). In un appartamento della banlieu parigina, due ragazzi si fanno una canna, ballano, ridono, lottano. Capire che tipo di rapporto lega i  protagonisti non è poi così importante: quello che conta è la tensione sprigionata dalla loro connessione. Il video di “Territory”, ulteriormente cinematografico, potrebbe benissimo essere un trailer: è la storia del ritorno ad Algeri di un ragazzo che, si intuisce, ormai vive in Francia da diversi anni. Per girarlo ci sono voluti 6 mesi e basta guardarlo per capire perché: è impeccabile in ogni suo dettaglio, praticamente un mini-film.

Una scena di “Territory”, The Blaze

A questi due singoli è seguito un ep, poi un altro singolo, “Heaven“, con un video bellissimo ma meno potente (forse perché avevamo già visto gli altri due, ma anche perché quell’estetica da “periferia patinata”, luci crepuscolari, neon e scene di gruppo – amici che fumano, ballano, cazzeggiano – introdotta dai The Blaze si è poi diffusa anche in Italia, soprattutto tra i video diretti da Francesco Lettieri per Liberato, compresi “Gaiola portafortuna”, “Me staje appennenn’ amò” e gli ultimi due) e “Queens“, il più recente (4 settembre), una specie di “Virile” al femminile, decisamente più drammatico e violento.

Il 7 settembre è arrivato Dancehall, il loro primo, attesissimo disco. C’è un problema: è un album molto più debole di quanto ci saremmo aspettati. Riassumendo il concetto espresso da Pitchfork nella recensione (negativa) del loro primo ep, i cugini mostrano tutta la loro potenza nei cortometraggi, in cui la musica, unita alle immagini, conduce i protagonisti – così come lo spettatore/ascoltatore – verso una catarsi profonda. Ma senza l’aiuto dei video, la loro musica perde una parte importante delle sue sfumature. Ecco, questo discorso vale ancora di più per il loro nuovo album, valutato con lo scarso punteggio di 5,7. Qui potete leggere la recensione di Pitchfork, ed è vero, le tracce dell’album sono piatte e ripetitive.

Viene voglia di chiedersi se anche un disco di Liberato, se mai dovesse vedere la luce, risulterebbe deludente. Ma il punto è proprio quello: forse il nostro sarà così intelligente da evitare la trappola dell’album, continuando a sfornare video che valgono in sé stessi e non necessitano di essere raggruppati o accompagnati da brani “minori”. Se pensiamo al modo fluido e potenzialmente illimitato in cui ci siamo abituati ad ascoltare la musica oggi (non abbiamo più bisogno di scegliere “fisicamente” un disco, una cassetta, un cd) il concetto dell’album risulta superfluo. Certo, quando le tracce, tutte insieme, sono in grado di creare un’atmosfera e una narrazione efficace, siamo ancora contenti. Ma il successo dei visual album (da Kanye West a Beyoncé, fino al meno convincente Dirty Computer di Janelle Monae) e dei video-singoli di musicisti come The Blaze e Liberato, in cui non vi è quasi soluzione di continuità tra musica e immagini, dimostrano che sarebbe interessante, per certi artisti, iniziare a trovare dei modi per liberarsi dalle costrizioni del disco e affidarsi soltanto ai nuovi formati.

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