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21:33 martedì 13 gennaio 2026
Il Presidente della Groenlandia ha detto che se proprio i suoi concittadini dovessero scegliere tra Usa e Danimarca, sceglierebbero la Danimarca «Scegliamo la Nato. Scegliamo il Regno di Danimarca. Scegliamo l'Unione europea», ha detto Jens-Frederik Nielsen.
Bill e Hillary Clinton si sono rifiutati di testimoniare davanti alla commissione parlamentare che indaga sul caso Epstein In una lettera pubblicata dal New York Times, i Clinton hanno accusato il presidente della commissione di persecuzione ai loro danni.
La polizia spagnola ha messo a segno il più grande sequestro di cocaina in mare aperto della storia d’Europa Quasi mille chilogrammi di cocaina sono stati scoperti su una nave, nascosti sotto montagne di sale per eludere i controlli.
L’uomo che ha passato 52 anni a cercare il mostro di Loch Ness ha ammesso che il mostro di Loch Ness non esiste Adrian Shine si è dovuto arrendere alla realtà: le leggende sono solo leggende, nonostante ciò, ha dichiarato di essersi divertito moltissimo
Un misterioso youtuber ha pubblicato un video lungo 140 anni in cui non succede, non si vede e non si sente niente L'utente shinywr è diventato improvvisamente l'uomo più cercato di internet: chi è? Come ha fatto? E, soprattutto, perché?
L’app più scaricata in Cina serve ad avvisare i tuoi parenti se sei morto Si-le-ma ("Sei morto?) usa un sistema di check-in giornaliero per rassicurare i Gen Z cinesi che vivono da soli e temono di morire senza che nessuno se ne accorga.
Se esistesse un Golden Globe al Miglior meme, quest’anno l’avrebbe stravinto Leonardo DiCaprio L'attore non ha vinto il premio come Miglior attore protagonista, ma è stato senza dubbio il personaggio più commentato, screenshotato e memizzato della serata.
Il regime iraniano ha inventato un nuovo strumento di censura pur di impedire ai manifestanti di accedere a internet con Starlink Secondo gli esperti di cybersecurity, un simile livello di oscuramento delle comunicazioni, e di internet in particolare, ha pochissimi precedenti nella storia.

Possiamo fare a meno degli album?

Dancehall di The Blaze è una delusione rispetto ai singoli che ci avevano invece esaltato. E non è l'unico caso.

28 Settembre 2018

Un po’ come Liberato, i misteriosi The Blaze si sono fatti conoscere grazie a un paio di video, apparsi con un lungo intervallo di tempo tra l’uno e l’altro (un po’ come se tra “9 maggio” e “Tu t’e scurdat’ ‘e me” fosse passato un anno). “Virile” compare su Youtube a gennaio del 2016, “Territory” viene pubblicato a febbraio del 2017. Come sottolinea Aimee Cilff in un ritratto-intervista pubblicato su The Fader (a differenza di Liberato, a un certo punto i The Blaze hanno rivelato la loro identità: sono due cugini francesi, Guillaume e Jonathan Alric) entrambi i video, diretti da loro stessi, raccontano momenti di intimità tra uomini. Sono permeati, aggiungo io, di quello che potremmo chiamare “romanticismo contemporaneo”: abbondano di immagini di persone sole davanti a vasti paesaggi urbani (scintillanti nella notte o dorati dalla luce dell’alba/del tramonto). E poi scene di gruppo sapientemente architettate, e una sofisticata combinazione tra musica e immagini, che raggiunge l’apice nella scena di “Territory” in cui i pugni scagliati del ragazzo coincidono perfettamente con la linea del synth.

“Virile” potrebbe essere una storia di “bromance” o il racconto della nascita di un amore gay (all’inizio compare una frase di Nat King Cole: «You call it madness but I call it love»). In un appartamento della banlieu parigina, due ragazzi si fanno una canna, ballano, ridono, lottano. Capire che tipo di rapporto lega i  protagonisti non è poi così importante: quello che conta è la tensione sprigionata dalla loro connessione. Il video di “Territory”, ulteriormente cinematografico, potrebbe benissimo essere un trailer: è la storia del ritorno ad Algeri di un ragazzo che, si intuisce, ormai vive in Francia da diversi anni. Per girarlo ci sono voluti 6 mesi e basta guardarlo per capire perché: è impeccabile in ogni suo dettaglio, praticamente un mini-film.

Una scena di “Territory”, The Blaze

A questi due singoli è seguito un ep, poi un altro singolo, “Heaven“, con un video bellissimo ma meno potente (forse perché avevamo già visto gli altri due, ma anche perché quell’estetica da “periferia patinata”, luci crepuscolari, neon e scene di gruppo – amici che fumano, ballano, cazzeggiano – introdotta dai The Blaze si è poi diffusa anche in Italia, soprattutto tra i video diretti da Francesco Lettieri per Liberato, compresi “Gaiola portafortuna”, “Me staje appennenn’ amò” e gli ultimi due) e “Queens“, il più recente (4 settembre), una specie di “Virile” al femminile, decisamente più drammatico e violento.

Il 7 settembre è arrivato Dancehall, il loro primo, attesissimo disco. C’è un problema: è un album molto più debole di quanto ci saremmo aspettati. Riassumendo il concetto espresso da Pitchfork nella recensione (negativa) del loro primo ep, i cugini mostrano tutta la loro potenza nei cortometraggi, in cui la musica, unita alle immagini, conduce i protagonisti – così come lo spettatore/ascoltatore – verso una catarsi profonda. Ma senza l’aiuto dei video, la loro musica perde una parte importante delle sue sfumature. Ecco, questo discorso vale ancora di più per il loro nuovo album, valutato con lo scarso punteggio di 5,7. Qui potete leggere la recensione di Pitchfork, ed è vero, le tracce dell’album sono piatte e ripetitive.

Viene voglia di chiedersi se anche un disco di Liberato, se mai dovesse vedere la luce, risulterebbe deludente. Ma il punto è proprio quello: forse il nostro sarà così intelligente da evitare la trappola dell’album, continuando a sfornare video che valgono in sé stessi e non necessitano di essere raggruppati o accompagnati da brani “minori”. Se pensiamo al modo fluido e potenzialmente illimitato in cui ci siamo abituati ad ascoltare la musica oggi (non abbiamo più bisogno di scegliere “fisicamente” un disco, una cassetta, un cd) il concetto dell’album risulta superfluo. Certo, quando le tracce, tutte insieme, sono in grado di creare un’atmosfera e una narrazione efficace, siamo ancora contenti. Ma il successo dei visual album (da Kanye West a Beyoncé, fino al meno convincente Dirty Computer di Janelle Monae) e dei video-singoli di musicisti come The Blaze e Liberato, in cui non vi è quasi soluzione di continuità tra musica e immagini, dimostrano che sarebbe interessante, per certi artisti, iniziare a trovare dei modi per liberarsi dalle costrizioni del disco e affidarsi soltanto ai nuovi formati.

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