Hype ↓
16:31 venerdì 20 marzo 2026
Un marinaio della portaerei francese Charles de Gaulle ne ha rivelato a tutti l’esatta posizione loggando la sua corsetta mattutina su Strava Non è il primo militare a rivelare informazioni sensibili registrando i propri allenamenti, tanto che è stato coniato un nome per il fenomeno degli Strava Leaks.
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.
C’è solo un Paese al mondo che non è affatto preoccupato dalla crisi energetica causata dalla guerra in Medio Oriente: la Cina La Repubblica popolare raccoglie adesso i frutti di anni di enormi investimenti nelle energie rinnovabili e in particolare nell'elettrico.
Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.
Gli impallinati di alieni sono convinti che gli Usa stiano per dire che gli alieni esistono perché il governo ha registrato il dominio aliens.gov Tutti quelli che non sono impallinati di alieni, invece, dicono che è solo un altro tentativo di Trump di distrarre l'opinione pubblica dagli Epstein Files.
Qualcuno si è inventato un traduttore che traduce qualsiasi cosa dici nella ridicola lingua tipica di LinkedIn Si chiama Kagi Translate e vi insegnerà come trasformare qualsiasi cosa vi succede sul lavoro in un «nuovo emozionante capitolo!».
Dopo averci investito 80 miliardi di dollari e averci guadagnato zero dollari, Zuckerberg ha chiuso il metaverso di Meta Quattro anni a ripetere che in futuro avremmo tutti vissuto in Horizon Worlds. Oggi Horizon Worlds non esiste più.
Per i 25 anni della saga si terrà un rave party a tema Signore degli Anelli in cui il dj sarà Elijah Wood, cioè Frodo Baggins Insieme all’attore Zach Cowie, suo partner nel duo Wooden Wisdom, Wood guiderà un «rave in pieno stile Terra di Mezzo» il prossimo 31 maggio.

La reputazione di Taylor Swift

Perché dovremmo guardare il documentario Miss Americana anche se non siamo mai stati fan della pop star.

12 Febbraio 2020

Taylor Swift non aveva mai mangiato un burrito prima di compiere 27 anni. E benché basti questo per causare attimi di commozione, non è nemmeno l’aspetto più toccante della sua vita che emerge da Miss Americana, il documentario sulla pop star statunitense ora disponibile su Netflix dopo aver debuttato al Sundance Film Festival 2020. Grazie alla regia di Lana Wilson, nota per il suo giornalismo cinematografico espresso con documentari dedicati all’aborto e al suicidio (è il caso di After Tiller e The Departure), e a quel filtro vérité che ha scelto di applicare al racconto della vita della Swift – più specificatamente degli anni che hanno preceduto gli ultimi album, Reputation e LoverMiss Americana si tiene distante dal costruire un monumento aere perennius alla sua protagonista. Più che un’opera di propaganda pop come lo sono stati, tra gli ultimi, Homecoming di Beyoncé e World of Madame X di Madonna, la vita di “Tay Tay” diviene il pretesto per affrontare tematiche che oltrepassano il suo metro e 78 centimetri. Tanto che Miss Americana merita di essere guardato, anche se Taylor non ci è mai piaciuta.

Superato lo scoglio dell’aspetto-Pinterest della prima inquadratura, mentre si mette a suonare il piano con la tutina rosa e il suo gatto, Benjamin Button, cammina su e giù per tutte le ottave, il primo momento rivelazione arriva quasi subito. «Il mio intero codice morale da bambina era tutto un rispetta gli altri, sii gentile, sorridi sempre. Non è che cercassi di essere perfetta. Volevo solo essere una brava ragazza». Perché se a motivare la sua scrittura è stato da un lato il fervore del successo, la necessità degli elogi, dei riconoscimenti, dall’altro «sono state quelle regole patriarcali non scritte cui le ragazze devono adattarsi a modellare il suo comportamento», scrive l’Atlantic. Ed è così che Taylor si è trasformata in una caricatura, in quella bambolina sempre troppo perfetta che nel 2009 arrivava ai Vma su una carrozza trainata da cavalli.

Taylor Swift, che sembra rispondere a un qualche strano dovere morale nei confronti dell’umanità. Taylor Swift che si è fatta paladina di tutti i cuori infranti (anche se i suoi erano quelli legati a Calvin Harris e Tom Hiddleston, e i nostri a soggetti più simili a Pedro di Napoleon Dynamite); che avevamo conosciuto con un vestito bianco a cantare “Crazier” in Hanna Montana the Movie nel 2009, quando l’evoluzione di Billy Ray Cyrus in The Undertaker era ancora silente e lei aveva in realtà già raggiunto la ribalta mondiale con il disco Fearless (trascinato dal singolo “Love Story”, la canzone country più venduta della storia). Taylor Swift, che per noi, era sempre stata quella lì.

Con 1989, poi, avevamo capito che chiunque le avesse creato dei problemi in passato era diventato (e sarebbe stato) motivo di un nuovo successo discografico, come “Bad Blood” con cui lanciava un’invettiva a Katy Perry o “Shake it Off”, rivolto a tutti i suoi haterz. Alla nostra quasi atavica antipatia nei suoi confronti si era aggiunto tutto il resto. In principio fu Kanye, che dopo essere salito sul palco dei Vma 2009 criticando la scelta di premiare Taylor Swift per il Miglior video dell’anno a dispetto di “Single Ladies” di Beyo, l’aveva inserita nuda nel video e nel testo di “Famous” (vedere in Miss Americana l’intero pubblico cantare insieme a Kanye «I made that bitch famous» è disturbante, fastidioso); a lui si unirono le Kardashian che tra hashtag e post la fecero passare come una «malata di vittimismo», così che Internet esplose contro di lei, in un fenomeno ai limiti del cyber bullismo. Tanto che nel 2017 – «Ero odiata, e non capivo nemmeno il motivo» – Taylor Swift ha deciso di sparire per quasi un anno, e molti probabilmente hanno pure tirato un sospiro di sollievo.

NEW YORK – 13 SETTEMBRE: Kanye West irrompe sul palco dei Vma 2009 durante la consegna del premio per il Video dell’anno a Taylor Swift (Photo by Christopher Polk/Getty Images)

Ed ecco la forza di Miss Americana, che supera il personaggio e che non ci redarguisce, rimproverandoci un “vi siete sbagliati con lei”, ma piuttosto “guardate meglio, sono cose che potrebbero già esservi capitate senza che ve ne accorgeste”. «Ho capito che la reputazione era qualcosa che non avrei mai potuto controllare. La mia musica invece sì», confida nel documentario, esempio di come «per quanto ti possa sforzare di essere buono, la percezione che gli altri hanno di te è qualcosa che trascende il modo in cui ti comporti», ha scritto Vulture. Che il problema non è piacere a tutti, ma piacere a quelli giusti. E invece “Tay Tay”, come scriveva Vice, «è adorata dai neonazisti, considerata esempio di divinità ariana. Con lei Athena rinasce», la biondina del Texas che ti aspetti inglobi tutto quel sostrato dell’area americana denominata Bible belt. Anche se in Taylor, di simili aspetti, non c’è la minima traccia.

Accusata di fare “queerbaiting” con il video di “You Need To Calm Down”, in cui si schiera apertamente a favore dei diritti della comunità Lgbtq+, e di aver sfruttato l’elezione per il Senato in Tennessee del 2018 (in cui per la prima volta ha rotto il silenzio sulle sue opinioni politiche sostenendo il democratico Phil Bredesen) per rendersi più gradita al pubblico, ancora una volta, in lei, non c’è nulla di tutto questo. Perché Taylor Swift è un preconcetto. Taylor Swift è un accordo al piano in minore, che sembra sempre sull’orlo di una crisi di nervi salvo poi non crollare mai. E con Miss Americana ci immedesimiamo, comprendendo i limiti di un mondo che non cambierà mai idea su di noi.

Nel 2018 è seduta sul divano di casa, in pigiama, aspettando la telefonata che le rivelerà le nomination ai Grammy. «Taylor mi dispiace, ma Reputation non è stato candidato in nessuna categoria». «Va bene, non fa niente. Vorrà dire che dovrò lavorare di più, e fare un album migliore». Beyoncé avrebbe mobilitato mezzo continente africano, il Brasile, Saturno, divinità polinesiane. Grammy a parte (considerando che da “Don’t Blame Me” fino a “Call it What you Want” Reputation è probabilmente proprio il suo album migliore), quella di Taylor è la storia di come l’etica del lavoro, specie se femminile, possa essere vanificata da ciò che non è possibile controllare: giudicata secondo standard che solo le donne sono tenute a rispettare. «Dicevo a tutti che mi allenavo, che stavo bene, mangiavo. E invece non mangiavo affatto», racconta a un certo punto. «Sia che ci siano i riflettori su di te, sia che non ci siano, sei sempre troppo magra o troppo grassa. Se troppo simpatica, troppo allegra, o troppo remissiva». E se sei magra e bionda e simpatica e alta e canti, non va bene. Perché sei semplicemente “troppo”. Poi arriva un Diplo qualsiasi, a dirti che qualcuno dovrebbe «lanciare una raccolta fondi» per regalarti un sedere.

Miss Americana ha i suoi problemi, è certo. C’è l’agiografia, il patetismo già presente nei documentari su Katy Perry o Gaga, di mostrarceli da soli e umani nei momenti in cui non calcano le scene («Avevo raggiunto la vetta, e mi sono resa conto che non sapevo a chi avrei potuto telefonare per dirglielo»).  Ma è tra questi difetti e tra tutte le sue sfumature che nella storia di Taylor Swift si cela un po’ la nostra. Anche se lei ci piace poco. Soprattutto se ogni giorno ci mettiamo a combattere col mondo; che ormai, come canta nel brano che dà il titolo al documentario, «il vestito da cerimonia era bello, ma me lo sono tolta».

Articoli Suggeriti
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli

La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.

In Arco di Ugo Bienvenu c’è tutto il bello dell’animazione occidentale e orientale

Candidato all'Oscar, ispirato dai fumetti di Moebius e da quelli di Akira Toriyama, Arco è un omaggio all'arte stessa dell'animazione. Ne abbiamo parlato con il regista, Ugo Bienvenu.

Leggi anche ↓
Il nuovo film di Alice Rohrwacher, Three Incestuous Sisters, sarà tutto ambientato tra Roma e Stromboli

La regista inizierà le riprese ad aprile e passerà la primavera tra la Capitale e le Eolie assieme a Dakota Johnson, Saoirse Ronan, Jessie Buckley e Josh O'Connor.

In Arco di Ugo Bienvenu c’è tutto il bello dell’animazione occidentale e orientale

Candidato all'Oscar, ispirato dai fumetti di Moebius e da quelli di Akira Toriyama, Arco è un omaggio all'arte stessa dell'animazione. Ne abbiamo parlato con il regista, Ugo Bienvenu.

Steven Soderbergh sta per lanciare una app che racconta e spiega ogni singolo giorno di riprese de Lo squalo

L'app comprenderà una saggio di 25 mila parole scritto da Soderbergh e tutti i dettagli possibili e immaginabili sulle riprese del capolavoro di Speilberg.

Zendaya sarà la protagonista di tutti i film più attesi del 2026

Sette film in un anno, uno più atteso dell'altro: si inizia con The Drama l'1 aprile e si finisce a dicembre con Dune 3.

Per Bruce Sterling, quello che succede alla musica succederà all’intelligenza artificiale

Dal 14 al 15 marzo si tenuto al Macro di Roma il convegno The Dream Syndicate. Tra gli ospiti c'era anche la leggenda della letteratura cyberpunk Bruce Sterling, che ha parlato di musica, AI, arte degli umani e arte delle macchine. Riportiamo qui il suo intervento integrale.

Per la prima volta verrà trasmesso in tv il documentario sul concerto dei Pink Floyd a Pompei

Stasera, dalle 23:35 su Rai5 verrà mandato in onda per la prima volta Pink Floyd: Live at Pompei MCMLXXII.