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07:35 sabato 14 febbraio 2026
Sull’isola di Epstein c’era un Pokestop di Pokemon Go ma non si sa chi è stato a metterlo lì E probabilmente non lo sapremo mai, visto che lo sviluppatore del gioco Niantic nel frattempo lo ha rimosso.
Alla Berlinale, il Presidente della giuria Wim Wenders è stato criticatissimo per aver detto che «il cinema deve stare lontano dalla politica» Lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione del festival, rispondendo a una domanda su Israele e Palestina.
È scoppiato un grosso scandalo attorno al più famoso e lussuoso ristorante del mondo, il Noma di Copenaghen Un ex dipendente sta raccogliendo e pubblicando decine di accuse nei confronti dello chef René Redzepi: si va dagli abusi psicologici alla violenza fisica.
Per il suo centenario, E/O ripubblicherà tutta l’opera di Christa Wolf con le copertine degli anni Ottanta Si comincia il 9 aprile con la riedizione di Cassandra.
James Blake presenterà il suo nuovo disco con una listening session gratuita in Triennale Milano Trying Times, questo il titolo del disco, esce il 13 marzo. Con questo evento in Triennale, Blake lo presenta per la prima volta al pubblico.
Gisele Pelicot ha scritto un memoir in cui racconta tutto quello che ha passato dal giorno in cui ha scoperto le violenze del suo ex marito Il libro uscirà in contemporanea in 22 Paesi il 19 febbraio. In Italia sarà edito da Rizzoli e tradotto da Bérénice Capatti.
Le cure per il cancro sono costate così tanto che la famiglia di James Van Der Beek è rimasta senza risparmi ed è stata costretta a lanciare una raccolta fondi In nemmeno due giorni, 42 mila persone hanno fatto una donazione e sono stati raccolti più di 2 milioni di dollari.
Anna Wintour e Chloe Malle hanno fatto la loro prima intervista insieme ed è talmente strana che non si capisce se fossero serie o scherzassero L'ha pubblicata il New York Times, per discutere del futuro di Vogue. Si è finiti a parlare di microespressioni e linguaggio del corpo.

I creatori del legal fake di Supreme sono stati condannati per frode

06 Luglio 2021

Ci sono voluti 5 anni di processi legali per riconoscere che il brand Supreme Italia non era che una copia di Supreme. Quello vero è stato fondato a New York 27 anni, quello finto invece nel 2015, a Barletta, con vestiti prodotti nelle stesse fabbriche dalle quali prima uscivano le magliette di Monella Vagabonda e Miss Ribellina, le stesse dove iniziò il fenomeno delle falsificazioni di Boy London e di Pyrex. Messi a confronto, i modelli sono uguali, con stesso nome e box del logo rosso. A tutti gli effetti, non infrangono le leggi delle proprietà intellettuali: sono legal fake, nascono cioè quando un’azienda registra un marchio in un Paese prima del marchio originale, copiandone poi i prodotti. Dal momento che Supreme ha sempre puntato alla vendita limitata, con un paio di punti nel mondo e registrando solo il marchio negli Stati Uniti, per Supreme Italia è stato facile registrarlo in Paesi come San Marino, Italia, Spagna, conquistando poi il mercato asiatico, come la Cina.

Negli scorsi giorni però un giudice inglese ha dichiarato a tutti gli effetti le attività dei creatori di Supreme Italia, padre e figlio, fraudolente, specificando che si è trattato dell’operazione di contraffazione «più sfacciata, offensiva e disonesta» che avesse mai visto. Il processo si è tenuto nel Regno Unito perché l’azienda proprietaria di Supreme Italia ha sede a Londra, International Brand Firm, elemento che ha ritardato la pena perché si è trattato di un caso multi-giurisdizionale «forse il più importante degli ultimi anni», aveva scritto Bloomberg. Michele Di Pierro, il fondatore, dovrà scontare una pena di 8 anni, mentre il figlio Marcello, ventiquattrenne, solo 3. Dovranno inoltre pagare a Supreme una multa di 8,7 milioni di dollari.

L’accusa ultima è stata quella di aver sabotato l’immagine del brand originale e di averlo poi plagiato. Michele Di Pierro si è sempre dichiarato innocente dicendo che il marchio (vero) non fosse conosciuto da nessuno in Italia e che loro stessero «portando avanti un progetto completamente diverso da Supreme New York», aveva detto a Nss Magazine. Si tratta di una storia che va avanti dal 2016 quando Supreme Italia aveva debuttato alla collezione Primavera Estate di Pitti Uomo confondendo tutti, convincendo molti che si trattasse del marchio originale. Ricordiamo che anche il Supreme originale era stato accusato a sua volta di plagio dall’artista Barbara Kruger, che negli anni Ottanta aveva creato una targhetta rossa con la scritta bianca in carattere Futura, uguale a quello che sarebbe diventato il box logo di Supreme. Per ripercorrere tutta la storia di Supreme Italia, comunque c’è anche un bellissimo articolo animato di Bloomberg.

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