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20:43 venerdì 17 aprile 2026
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Torneremo a usare i contanti, per colpa delle guerre in Medio Oriente Ma non è luddismo monetario: in un panorama segnato da minacce di blackout, attacchi informatici e tensioni internazionali, la scorta di contante domestico viene oggi promossa come il solo bunker finanziario.
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth si rifiuta di ammettere di aver citato Pulp Fiction in una preghiera per i soldati americani in Iran, nonostante la sua preghiera fosse identica al monologo “Ezechiele 25:17” di Pulp Fiction E nonostante il fatto che tutti si siano accorti subito che stava citando il monologo "Ezechiele 25:17" di Pulp Fiction. Anche perché l'unica altra spiegazione possibile è che Hegseth non conosca i versetti della Bibbia che cita.
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Il libro fotografico con le ragazze che imbracciano armi che compare in The Drama esiste davvero (più o meno) Si intitola Chicks with Guns, lo ha fatto la fotografa Lindsay McCrum ed è uscito nel 2011. Ed è molto, molto simile a quello che si vede nel film.
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I quadri visti in un museo stimolano il cervello molto più delle riproduzioni stampate

03 Ottobre 2024

A molti potrà sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma non era mai stato davvero misurato quanto vedere un’opera d’arte dal vivo fosse in grado di stimolare maggiormente il nostro cervello, rispetto all’osservazione di una riproduzione perfetta e a grandezza naturale. Ora, come ha riportato The Art Newspaper, uno studio neurologico nei Paesi Bassi ha rivelato che osservare delle vere opere d’arte stimola il cervello 10 volte di più rispetto all’osservazione delle riproduzioni. Commissionato dal Museo Mauritshuis all’Aia, dov’è esposta la famosissima “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, lo studio ha utilizzato la tecnologia eye tracking, l’elettroencefalogramma (EEG) e le scansioni MRI per registrare l’attività cerebrale dei volontari che si sono messi a osservare opere d’arte autentiche e poster.

Gli scienziati hanno scoperto che i 20 volontari avevano una risposta 10 volte più forte quando osservavano il primo gruppo. «Un fattore 10 è una differenza enorme», ha sottolineato Martine Gosselink, direttrice del Mauritshuis. Come hanno specificato i ricercatori, la forte risposta positiva avviene nel precuneo, la parte del cervello dove “risiede” la coscienza, l’autoriflessione e i ricordi personali. I motivi possiamo immaginarli: non soltanto l’emozione di osservare un’opera d’arte originale, e cioè lo stesso oggetto dipinto proprio da quel pittore centinaia e centinaia di anni fa, ma anche la possibilità, per i più curiosi, di percorrere ed esplorare con lo sguardo la consistenza materica della pittura, un dettaglio che nella riproduzione si perde del tutto.

Dallo stesso studio è emersa anche un’informazione molto interessante che riguarda proprio il capolavoro di Vermeer, detto anche “la Monna Lisa del Nord”. A quanto pare la composizione del dipinto e i punti di luce sono in grado di “intrappolare” l’occhio in quello che è stato definito un “sustained attention loop”. Gli spettatori guardano prima l’occhio, poi la bocca, poi l’orecchino, e rimangono come ipnotizzati da questo “triangolo perlato”, continuando a ripercorrerlo con lo sguardo moltissime volte.

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