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Il nuovo spot di Chanel è praticamente un film: è diretto da Michel Gondry, interpretato da Margot Robbie e “remake” di un famosissimo video di Kylie Minogue Il video in questione è quello di "Come Into My World", che nel 2001 fu diretto proprio da Gondry.
Un anno fa Grimes aveva detto che si sarebbe iscritta a LinkedIn e ora l’ha fatto davvero usando il suo vero nome, Claire Boucher Nello stesso posto pubblicato su X un anno fa aveva detto che avrebbe pubblicato tutta la sua nuova musica su LinkedIn.
Zuckerberg sta addestrando una AI a fare il Ceo di Meta perché secondo lui tutti i dipendenti Meta dovrebbe avere un assistente AI che sappia fare il lavoro al posto loro In molti hanno sottolineato una differenza sostanziale tra Zuckerberg e i dipendenti di Meta, però: lui non può essere licenziato e rimpiazzato dall'AI.
Il nuovo film di Sean Baker è già uscito e si può vedere gratuitamente online Si intitola Sandiwara, è un cortometraggio ambientato a Penang, in Malesia, le protagoniste sono la premio Oscar Michelle Yeoh e la cucina malese.
Il nuovo progetto di Hayao Miyazaki sono dei diorami che riproducono alla perfezione scene di film dello Studio Ghibli Il regista sta lavorando a 31 "scatole magiche", basate su altrettante sue illustrazioni, che verranno esposte a luglio al Ghibli Park, in Giappone.
A causa dei depositi di petrolio colpiti dalle bombe, a Teheran c’è anche un gravissimo problema di inquinamento dell’aria Molti cittadini di Teheran hanno raccontato di star soffrendo da giorni di mal di testa, irritazione a occhi e pelle e difficoltà respiratorie.
Tajani al seggio che vota Sì è diventato l’involontario e perfetto meme che celebra la vittoria del No La foto del Ministro degli Esteri che esercita il diritto di voto è diventata, suo malgrado, il simbolo di tutto ciò che è andato storto nella campagna per il Sì, tra citazioni sbagliate e foto imbarazzate.

La Milano di Steinberg

Il 15 ottobre inaugura alla Triennale la mostra che celebra la città in cui il disegnatore ha vissuto e a cui ha dedicato molte delle sue opere.

di Studio
14 Ottobre 2021

C’è una citazione famosissima di Saul Steinberg (da un’intervista di Sergio Zavoli del 1967) che non solo riassume perfettamente la sua concezione del disegno, ma anche il suo spirito, quel modo intenso e al tempo stesso leggerissimo che aveva di pensare e di vivere: «Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile… Anche la pittura e la scultura sono altrettanto difficili e complicate e per me sarebbero una perdita di tempo. C’è nella pittura e nella scultura un compiacimento, un narcisismo, un modo di perdere tempo attraverso un piacere che evita la vera essenza delle cose, l’idea pura; mentre il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni».

Nel 1933, dopo aver studiato filosofia a Bucarest, il diciannovenne ebreo Saul Steinberg parte per Milano. Per pagarsi gli studi al Politecnico, facoltà di Architettura, disegna vignette umoristiche per le riviste Bertoldo (Rizzoli) e Settebello (Mondadori). Si laurea nel 1940, poco prima dell’entrata in vigore delle leggi razziali fasciste che lo costringono a lasciare l’Italia. Viene rinchiuso a San Vittore e nel campo di internamento di Tortoreto, un periodo che non ha mai voluto rivangare: quando, anni dopo, Adelphi gli propone di scrivere le sue memorie, lui rifiuta. Nel 1942 riesce a ottenere il visto per gli Stati Uniti e si stabilisce a New York, dove comincia a lavorare per il New Yorker. Continua a farlo per quasi sessant’anni, realizzando 642 illustrazioni e 85 copertine. Ma Steinberg non dimentica mai gli anni in Italia e per tutta la vita mantiene contatti con gli intellettuali e gli artisti conosciuti a Milano, in particolare lo scrittore e architetto Aldo Buzzi, tornando spesso a lavorare (e per un certo periodo anche a vivere) in Italia.

Saul Steinberg, Galleria di Milano, 1951 © The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York

Saul Steinberg, Woman Seated 1950 – 51© The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York

Saul Steinberg, Senza titolo, 1965 © The Saul Steinberg Foundation/Artists Rights Society (ARS) New York

La mostra a Triennale Milano, a cura di Francesca Pellicciari, Italo Lupi e Marco Belpoliti, realizzata insieme alla casa editrice Electa, celebra la città in cui Steinberg ha vissuto e a cui ha dedicato molte delle sue opere. Disegni a matita, a penna, ad acquerello, maschere di carta, oggetti e sculture, documenti e fotografie: circa 350 prestiti da istituzioni come il Jewish Museum e la Hedda Sterne Foundation di New York, il Museum of Fine Arts di Boston, più un importante corpus di opere della Biblioteca Nazionale Braidense recentemente ricevute dalla Saul Steinberg Foundation. L’allestimento disegnato da Italo Lupi, Ico Migliore e Mara Servetto mette in dialogo i lavori di Steinberg con la struttura architettonica del primo piano della Triennale. La mostra si concentra sugli anni di formazione di Steinberg, dal 1933 al 1941, e sul legame che lo unisce all’Italia, presenza ricorrente nei suoi disegni, come testimoniato dai quattro leporelli ideati per il Labirinto per ragazzi, realizzato dallo studio di Architettura BBPR nel 1954 all’interno del Parco Sempione a Milano in concomitanza con la decima Triennale o dalla serie di disegni realizzati negli anni Settanta.

Saul Steinberg, Now!, 1960 – 1965

Saul Steinberg, Senza titolo, 1954 inchiostro su matita su carta

Saul Steinberg, Senza titolo, 1953 inchiostro su carta. Su gentile concessione MIC – Biblioteca Nazionale Braidense, Milano

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